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Gaza, donna palestinese con i figli Gaza, donna palestinese con i figli  (AFP or licensors)

Gaza, troppi neonati muoiono. Unrwa: urgono strutture e cure

Uno studio dell’Agenzia Onu per l’aiuto ai palestinesi (Unrwa) mostra un livello di mortalità infantile sempre uguale da 10 anni, mentre nel mondo è in calo. Il direttore Akihiro Seta: gli ospedali senza strutture e medicine sono la prima causa di questa situazione

Alessandro De Carolis - Città del Vaticano

Il “barometro della salute di un intero popolo”. Questa è Gaza secondo Akihiro Seta, direttore del Dipartimento salute dell’Unrwa, l’Agenzia Onu che si occupa di dare sostegno alle popolazioni palestinesi. Uno studio recente ha messo in luce un dato preoccupante: mentre la mortalità infantile diminuisce in molte parti del mondo, a Gaza in 10 anni non si sono registrati cali.

Segnale allarmante

Si tratta, osserva Seta, di una “una tendenza allarmante” non solo per ciò che riguarda la salute dei neonati, ma anche per quella “di tutta la popolazione dei rifugiati palestinesi”. E pure, sottolinea, di un “segnale di avvertimento” sulla “situazione sociale ed economica complessiva di Gaza”, peggiorata in modo drammatico proprio nello stesso arco di tempo preso in esame dallo studio Unrwa.

23 bimbi morti su 1000

In particolare, il tasso di mortalità infantile tra i rifugiati palestinesi che si attesta al 22,7% su 1000 nati vivi è molto simile, anzi è peggiorato, in rapporto al 20,2% su 1000 nati vivi rilevato nel 2006. Seta riconosce che Gaza “non è stata in grado di soddisfare l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio 4”, quello che indica la riduzione della mortalità infantile sotto i cinque anni di due terzi. “Gli sforzi – soggiunge il capo Dipartimento Salute dell’Unrwa – dovrebbero essere fatti per raggiungere il nuovo obiettivo per lo sviluppo sostenibile”, ovvero di una mortalità neonatale di sotto del 12% su 1000 nati vivi nel 2030”.

Ospedali senza niente

Lo scenario della sanità a Gaza è quello in cui gli ospedali continuano a mancare di infrastrutture adeguate, di farmaci, di materiale di prevenzione delle infezioni e di quello di consumo. “È ragionevole supporre che l'alimentazione instabile”, il “deterioramento delle apparecchiature mediche” e le “periodiche carenze di farmaci essenziali e di materiale medico” abbiano avuto, afferma l’Unrwa in un comunicato, “un impatto sulla qualità delle cure mediche” e dunque un “impatto sulla mortalità infantile.

13 giugno 2018, 16:08