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Tombe di soldati etiopi, nella località contesa di Badme, morti nella guerra contro l'Eritrea Tombe di soldati etiopi, nella località contesa di Badme, morti nella guerra contro l'Eritrea  (AFP or licensors)

Etiopia - Eritrea: svolta per la pace

Dopo 20 anni di stato di belligeranza, l’Etiopia si dice pronta a rispettare l’accordo di pace del 2000. L’Eritrea annuncia l’invio di una delegazione per aprire i colloqui

Marco Guerra - Città del Vaticano

Il presidente dell'Eritrea, Isaias Afwerki, ha annunciato che invierà una delegazione in Etiopia per colloqui di pace. Si tratta di una svolta storica che può chiudere definitivamente la guerra tra i due Paesi, che ha avuto il suo apice tra il 1998 e il 2000,  con circa 80 mila vittime e un milione di sfollati, ma che negli anni passati ha avuto nuove recrudescenze e tutt’ora destabilizza tutta la regione.

Asmara ha risposto alle aperture di Addis Abeba

Il primo passo verso la distensione è stato compiuto lo scorso 5 giugno dal nuovo premier etiope Abiy Ahmed e dal suo governo, che hanno annunciato la propria disponibilità a rispettare pienamente e ad attuare l’Accordo di Algeri firmato nel 2000 e a rispettare le demarcazioni dei confini indicate dalla Commissione Onu sui territori contesi.

La mano tesa è stata colta solo ieri dal capo di Stato eritreo Afwerki che, palando ad Asmara in occasione delle celebrazioni per la Giornata dei Martiri, ha annunciato l’invio della delegazione per "valutare gli ultimi eventi direttamente in profondità e redigere un piano per le azioni future".

Unione Africana si offre per la mediazione

Oggi l'Unione africana (Ua) ha mostrato la propria disponibilità ad assistere i due Paesi "in ogni modo possibile" nel processo di normalizzazione delle relazioni bilaterali. Intanto il primo ministro etiopico, Abiy Ahmed, è stato lieto della risposta dell'Eritrea ed ha reso noto che riceverà la delegazione.

Marco Cochi: Eritrea può porre fine all’isolamento

Sulle ripercussioni positive del processo di pacificazione abbiamo sentito Marco Cochi, esperto di Africa, collaboratore di Nigrizia e docente del Master in flussi migratori presso la Link Campus University (Ascolta l'intervista al prof. Cochi):

“L’Eritrea ha basato il rafforzamento del suo regime sulla contrapposizione con l’Etiopia. Questo è il motivo principale per il quale per 15 giorni è stata ignorata l’apertura etiope. Però, ovviamente, Aferwerki e il governo hanno fatto dei calcoli e sono molti di più i vantaggi a livello sociale, politico, economico che l’Eritrea può prendere da questa apertura, quasi inaspettata dell’Etiopia. Innanzitutto, può porre una volta per tutte fine alla principale minaccia della sicurezza che sta ai suoi confini. E, poi, può porre fine allo stato di leva permanente; infatti i giovani eritrei dai 17 anni in poi sono costretti al servizio militare, con scadenza a tempo indeterminato, se i giovani non sono più obbligati alla leva, possono poi entrare nella forza lavoro”.

Dalla pace ripercussioni sull’economia

Secondo Marco Cochi eventuali ripercussioni potrebbero farsi sentire anche sulla questione dei flussi migratori dall’Eritrea:

“Se quattromila persone al mese negli ultimi dieci anni hanno lasciato il Paese è perché non ci sono prospettive. Se la situazione migliora a livello sociale ed economico ci sarà meno flusso di migranti, perché meno persone saranno costrette a scappare, a lasciare l’Eritrea per venire in Europa a cercare un futuro migliore. Con un accordo di pace può esserci un riscontro tangibile, immediato ed effettivo su quella che è la situazione economica, sociale e anche politica del Paese”.

21 giugno 2018, 14:18