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Una puntata al casinò Una puntata al casinò  (AFP or licensors)

Azzardo. Mons. D’Urso: i media rispettino divieto di pubblicità

La Consulta Nazionale Antiusura si è espressa in merito al divieto di pubblicità, per il quale alcuni media e settori dell’editoria si sono opposti

Salvatore Tropea – Città del Vaticano

"Leggiamo ora, e veniamo a sapere anche informalmente, che alcuni settori dell’editoria, dei media televisivi e delle società sportive si stanno opponendo alla preannunciata misura di divieto di pubblicità alla vendita di gioco d’azzardo. La Consulta auspica che tale opposizione sia messa da parte, perché non è accettabile che sia veicolata una pubblicità ingannevole sul gioco d’azzardo che rappresenta solo un danno per tante persone disperate”. Sono le parole di mons. Alberto D’Urso, presidente della Consulta Nazionale Antiusura, che ha attaccato duramente la volontà di alcuni media di non voler rinunciare alla pubblicità per quanto riguarda l’azzardo e le scommesse (Ascolta l’intervista a mons. Alberto D'Urso sulla pubblicità dell'azzardo).

Mons. D’Urso: immorale guadagnare sui bisogni della gente

“È evidente – spiega mons. D’Urso – che tutti coloro che guadagnano dalla diffusione del gioco d’azzardo si oppongono a questo decreto e che ci sono quindi degli interessi immorali. Perché – continua D’Urso – chi propone e incentiva l’azzardo pur di guadagnare mette al primo posto il proprio profitto e non i bisogni delle persone”. Secondo il presidente della Consulta Nazionale Antiusura “tantissime persone ricorrono alle scommesse, alle lotterie, alle slot machine e ai casinò online perché si trovano in condizioni disperate e tentano la fortuna pur di risollevare la propria condizione economica”.

La pubblicità ingannevole

Quello che viene messo in evidenza dalla presa di posizione della Consulta è che “il vero problema non è la semplice informazione sulle scommesse, ma la pubblicità ingannevole, che fa apparire il gioco come un modo per vincere sempre e facilmente e prospetta soluzioni a problemi economici che però poi non si realizzano mai”. Un inganno che ha spesso ripercussioni pesanti sulle vite dei giocatori affetti da ludopatia. “Questo porta – spiega mons. D’Urso – ad avere molte vittime di suicidi o famiglie rovinate e distrutte dalla dipendenza all’azzardo”.

Un danno al bene della persona

Le istituzioni, ma anche le stesse aziende e in generale l’opinione pubblica dovrebbero porsi la domanda su “cosa produce davvero il gioco d’azzardo, o meglio l’azzardo e basta perché non è un gioco”, come sottolinea mons. Alberto D’Urso. L’azzardo, infatti, è legato alla compulsione delle persone, ai bisogni disperati di tante famiglie e in parte al vizio personale. “Per questo motivo – spiega il presidente della Consulta – l’azzardo è un danno alla persona, al suo bene e al bene della collettività”. Non va dimenticato, infatti, che non di rado dai problemi economici scaturiti dall’azzardo si arriva anche all’usura e al riciclaggio.

29 giugno 2018, 12:11