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I film sono meglio al cinema o sui devices elettronici? I film sono meglio al cinema o sui devices elettronici?  (AFP or licensors)

Rapporto Cinema 2018: il futuro delle sale ha i capelli bianchi

Nel nuovo Report della Fondazione Ente dello Spettacolo, in grande crescita il consumo di cinema degli over 60 (+11,5% dal 2001 al 2016), mentre i millennials amano i film ma non nelle sale. Monsignor Milani: “Non sono educati al grande schermo, che costa molto ed è più rigido dei loro devices elettronici"

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Il futuro del cinema sono gli anziani, i giovani amano i film ma vanno poco nelle sale. E’ quello che emerge dal Rapporto Cinema 2018 della Fondazione Ente dello Spettacolo, presentato nella Sala Marconi di Palazzo Pio dal presidente monsignor Davide Milani e dal segretario generale della Cei monsignor Nunzio Galantino. Il Rapporto è “uno strumento di servizio” per tutti gli operatori del settore, ricorda monsignor Milani, che in questa nona edizione confronta i trend di consumo di due generazioni, millennials e over 60, e come sempre propone un’attenta analisi delle dinamiche dell’industria e del mercato dell’audiovisivo, analizzando le trasformazioni in atto dal punto di vista normativo e sugli scenari di sviluppo.

Galantino: il cinema per un supplemento d’anima alla società

Anche il cinema, spiega monsignor Galantino, può “ridare un supplemento d’anima alla nostra società e al contesto socio-culturale”. La settima arte, prosegue, “è un’ambito di osservazione privilegiata a partire dal quale cogliere elementi salienti della nostra tradizione”. E il “Rapporto 2018. Spettatori, Scenari e Strumenti”rappresenta “il frutto di un’attenzione rivolta al volto meno evidente del cinema, cioè al suo assetto politico e a quello economico, che non è secondario”.

I millennials al cinema nelle ‘cattedrali del consumo’

Ad indagare sul consumo di cinema dei millennials è stata l’equipe coordinata da Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica sociale, all’Università Cattolica del Sacro Cuore e coordinatore scientifico del Rapporto Giovani dell’ Istituto Giuseppe Toniolo. Per i giovani tra i 20 i 34 anni l’’andare al cinema’ è un esperienza soprattutto ludica, nei multiplex ‘cattedrali del consumo’ dove è associata anche al mangiar fuori e alla ricerca di socialità.

Milani: alleanza col pubblico per una nuova proposta culturale

“I giovani amano il cinema, il 90 per cento vede almeno un film in settimana – commenta monsignor Milani al microfono di Vatican News  - Il problema è portarli in sala, fanno fatica ad entrare perché non sono educati alla sala, perché costa molto e perché i palinsesti delle sale sono più rigidi di quelli dei loro devices elettronici”. “Serve stringere un alleanza con il pubblico – chiarisce ancora il presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo - Bisogna smettere di pensare alla sala che deve aprire la saracinesca e deve vendere un prodotto, bisogna pensare ad una proposta culturale, precisa, intercettando i nuovi bisogni della gente, i nuovi tempi di fruizione ed essere parte di una proposta culturale molto più ampia. Così si riesce ad intercettare il nuovo pubblico”.

Gli over 60 si sentono giovani e vanno al cinema

Nel Rapporto 2018, realizzato con il sostegno della Direzione Generale Cinema Mibact e la collaborazione di Istituto Luce-Cinecittà, Università Cattolica di Milano e Istituto Toniolo, a curare la ricerca sugli over 60 è stata Mariagrazia Fanchi, docente di Media Studies and Cultural History, all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Un dato su tutti: dal 2001 al 2016 sono cresciuti dell’11,5 per cento gli italiani tra i 65 e i 75 anni che vanno al cinema. “Gli over 60 sono grandi consumatori di cinema – dice Fanchi a Vatican News -  hanno una cultura piuttosto sedimentata e hanno ripreso, anche in tempi recenti, ad andare in sala, spinti prevalentemente dal desiderio di condivisione, ma anche da un’autentica passione per il cinema. E’ un dato del mercato statunitense ma anche di quelli europei”.

Anziani in sala soprattutto con i coetanei

Si tratta, chiarisce la professoressa Fanchi di “un trend legato ad un cambiamento di costume, perché gli anziani sono soggetti di un processo di giovanilizzazione che è stato molto studiato, sono molto più attivi, molto più confidenti i sé stessi e sulla capacità di riprogettare il proprio presente e ad un cambiamento demografico, per  l’allungamento dell’aspettativa di vita e quindi la crescita del numero di anziani”.

E’ un fenomeno, conclude Fanchi, che “si lega a buone pratiche, che sono virtuose per le sale, perché questi spettatori sono abitudinari, molto fidelizzati e disponibili, e affezionati al cinema italiano. Vanno soprattutto in gruppo, con i coetanei, anche se c’è ancora il nonno che porta i nipoti, o singoli soprattutto maschi che non vogliono negoziare con le mogli sulla scelta dei film da vedere. Li abbiamo chiamati ‘eremiti’ ”.

Un aumento di presenze che può dare grandi soddisfazioni

“Il futuro del cinema sono gli anziani – commenta ancora monsignor Milani -  la fascia che più sta crescendo come fruizione del cinema, che sta frequentando le sale in modo sempre più massiccio. Ed è un target interessante perché finora poco la terza età, gli over 65, andavano al cinema, quindi questo aumento di presenza in sala non incide ancora significativamente sul numero complessivo degli spettatori, ma può dare grandi soddisfazioni”.

Rutelli (Anica): migliorare la qualità del prodotto

Alla presentazione interviene anche Francesco Rutelli, presidente di Anica, e sostiene che “l’Italia potrà mantenere un ruolo fondamentale nelle industrie e nella creatività migliorando la qualità del prodotto e facendo capire al decisore e all’opinione pubblica che il cinema rappresenta un comparto cruciale dal punto di vista economico e del lavoro”. Bruno Zambardino, responsabile affari europei dell’Istituto Luce-Cinecittà, aggiunge che occorre “chiamare a raccolta i centri di ricerca specialistici e le associazioni di categoria perché c’è un forte bisogno di comporre un sistema di dati utili a determinare politiche pubbliche di sostegno a questo settore”.

Il report sui bandi per ottenere finanziamenti

Della seconda parte del rapporto, nato nel 2008 su intuizione dell’allora presidente dell’associazione Ente dello spettacolo monsignor Dario Edoardo Viganò, Angela D’Arrigo, referente dell'ufficio bandi della Fondazione, ha stilato una panoramica  dei bandi nazionali e internazionali dedicati al cinema, fondamentale per quanti si occupano di reperimento fondi per la realizzazione di un film. Nella terza, curata da Bruno Zambardino, molte voci disegnano lo scenario nel quale il cinema italiano ed europeo si muoverà nei prossimi anni.

La Rivista del Cinematografo compie 90 anni

In chiusura monsignor Davide Milani ricorda che quest’ anno ricorrono i 90 anni della Rivista del Cinematografo, edita dalla Fondazione. “Una rivista longeva che ha attraversato la storia del nostro Paese”, il cui anniversario sarà celebrato dal 4 al 7 ottobre a Castiglione del Lago. E’ in corso la preparazione, infine, una mostra su “giovani e cinema”, in vista del Sinodo dei vescovi di ottobre e giovedì sarà lanciato un contest in cui i giovani film maker saranno chiamati “a raccontare il bene grazie al digitale”.

Dal Rapporto Cinema al portale Cineconomy

Il Report della Fondazione Ente dello Spettacolo, presentato storicamente in sedi accademiche come l’Università Luiss, è sempre stato occasione di dibattito tra i soggetti del mondo del cinema. E da questa esperienza è nato anche il portale Cineconomy, un sito di notizie economiche sul mondo dell’audiovisivo, dal cinema ai videogiochi.

Ascolta e scarica le interviste a monsignor Milani e a Mariagrazia Fanchi
28 maggio 2018, 19:33