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Omicidio Moro: l’Italia ricorda le vittime del terrorismo

Giorno della Memoria in Italia dedicato alle vittime del terrorismo. La data del 9 maggio ricorda l’omicidio di Aldo Moro e Peppino Impastato, uccisi nel 1978, esattamente 40 anni fa. Il dolore di Paolo VI e la condanna del terrorismo di Papa Francesco

Cecilia Seppia - Città del Vaticano

Dopo 55 giorni di prigionia, Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, viene assassinato dalle Brigate Rosse. E’ il 9 maggio del 1978 e il suo corpo, viene fatto trovare nel bagagliaio di una Renault 4, in Via Caetani a Roma. Un evento tragico che tinge di rosso la storia del Paese, l’animo e il cuore dei cittadini, che da allora sono costretti a fare i conti con la paura certa del terrorismo. Ma la gente impara anche che ricordare Moro, Peppino Impastato e tutte le altre vittime di tale efferata violenza, è l’unico modo per contrastare l’orrore, l’unica reazione possibile all’azione scandita dallo sparo letale dei proiettili. Così, proprio il 9 maggio del 2007, viene istituito il Giorno della Memoria e l’Italia si ferma ogni volta per omaggiare, per celebrare “i caduti”, le vittime del terrorismo interno e internazionale di matrice stragista.

Le parole di Paolo VI

Il 13 maggio 1978 nella basilica di San Giovanni in Laterano, l’allora cardinale vicario di Roma Ugo Poletti, officia i funerali alla presenza di Papa Paolo VI, che al termine della celebrazione stanco e sofferente in un’intensa preghiera, scritta di suo pugno, si rivolge direttamente a Dio per un uomo a lui unito da vincoli di profonda amicizia:

Ed ora le nostre labbra, chiuse come da un enorme ostacolo, simile alla grossa pietra rotolata all’ingresso del sepolcro di Cristo, vogliono aprirsi per esprimere il “De profundis”, il grido, il pianto dell’ineffabile dolore con cui la tragedia presente soffoca la nostra voce. Signore, ascoltaci! E chi può ascoltare il nostro lamento, se non ancora Tu, o Dio della vita e della morte? Tu non hai esaudito la nostra supplica per la incolumità di Aldo Moro, di questo uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico; ma Tu, o Signore, non hai abbandonato il suo spirito immortale, segnato dalla fede nel Cristo, che è la risurrezione e la vita. Per lui, per lui. Signore, ascoltaci!

Cambia il terrorismo

La natura del terrorismo cambia negli anni, si trasforma il “modus operandi” dei terroristi, la matrice politica cede il passo a quella religiosa, ma restano le stragi, resta la piaga da combattere al livello istituzionale, legislativo e sovranazionale con un’azione concertata che coinvolge anche i leader religiosi. Dice Papa Francesco:

Il terrorismo fondamentalista è frutto di una grave miseria spirituale, alla quale è sovente connessa anche una notevole povertà sociale. Esso potrà essere pienamente sconfitto solo con il comune contributo dei leader religiosi e di quelli politici. Ai primi spetta il compito di trasmettere quei valori religiosi che non ammettono contrapposizione fra il timore di Dio e l’amore per il prossimo. Ai secondi spetta garantire nello spazio pubblico il diritto alla libertà religiosa, riconoscendo il contributo positivo e costruttivo che essa esercita nell’edificazione della società civile, dove non possono essere percepite come contraddittorie l’appartenenza sociale, sancita dal principio di cittadinanza, e la dimensione spirituale della vita. A chi governa compete, inoltre, la responsabilità di evitare che si formino quelle condizioni che divengono terreno fertile per il dilagare dei fondamentalismi.

09 maggio 2018, 09:15