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Le ultime marce in Nicaragua Le ultime marce in Nicaragua  (AFP or licensors)

Vescovi del Nicaragua escludono la ripresa del dialogo nazionale

Dopo le nuove violenze dei gruppi armati favorevoli al governo contro la popolazione civile, i vescovi del Nicaragua hanno ribadito l'impossibilità di ritornare al tavolo del dialogo nazionale

La Conferenza episcopale del Nicaragua ha dichiarato oggi l'impossibilità di ritornare al tavolo del "dialogo nazionale" lanciato dal presidente Daniel Ortega "fin quando si continuerà a negare al popolo nicaraguense il diritto a manifestare pacificamente, e il popolo continuerà ad essere represso ed assassinato" nelle proteste di piazza. Lo hanno reso noto i vescovi del Paese centroamericano, in un comunicato diffuso oggi a Managua.

Profondo dolore dei vescovi

Nel comunicato, i presuli del Nicaragua - offertisi mediatori e testimoni del dialogo - dichiarano di aver vissuto "con profondo dolore i fatti violenti di cui sono stati protagonisti ieri gruppi armati favorevoli al governo contro la popolazione civile. "Condanniamo energicamente queste azioni violente, che vanno contro l'esercizio della libera manifestazione pacifica, e respingiamo nel modo più assoluto questa aggressione organizzata e sistematica contro il popolo, che ha lasciato decine di feriti e oltre una decina di morti", aggiunge il testo.

Diritti negati

La Conferenza episcopale sottolinea che "non possiamo permettere questa violenza inumana" e dunque, oltre a condannare "tutti questi atti di repressione da parte di gruppi che appoggiano il governo", chiarisce che "non è possibile ripristinare il tavolo del 'dialogo nazionale' mentre si continua a negare al popolo del Nicaragua il suo legittimo diritto a manifestare liberamente, e si continua a reprimerlo ed ad assassinarlo".

Le manifestazioni

La marcia di ieri - considerata la più grande manifestazione di piazza in Nicaragua degli ultimi 30 anni - era stata convocata in coincidenza con la Festa della Mamma da un gruppo di madri dei cittadini morti durante la repressione delle proteste che si susseguono dal 18 aprile nel Paese e che fino a ieri erano almeno 82, secondo le cifre dello stesso governo. L'enorme corteo, che si dipanava per oltre 5 km, ha sfilato pacificamente per il centro di Managua reclamando giustizia per le vittime.

L’attacco alla folla

Intorno alle 17 locali, mentre i manifestanti cominciavano a tornare a casa, gruppi armati di irregolari pro governativi hanno attaccato la protesta, sparando indiscriminatamente sulla folla. Almeno 11 i morti e 75 i feriti in tutto il Paese.

Ambizioni e responsabilità

"Tristezza per come è finita la giornata in Nicaragua!", ha scritto su Twitter monsignor Silvio Jose' Baez, vescovo ausiliare di Managua, denunciando che "la nostra patria à stata sequestrata dall'irrazionalità e l'ambizione schizofrenica di potere" e osservando: "quanto dolore, quanta irresponsabilità!".

31 maggio 2018, 17:52