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Campo profughi siriani in Giordania Campo profughi siriani in Giordania  (ANSA)

Caritas giordana: i cristiani siriani hanno perso la speranza

“La situazione in Medio Oriente resta e resterà complessa forse per sempre”. Così Whael Suliman, direttore di Caritas Giordania, in Italia per un convegno della Caritas di Benevento sull’accoglienza dei migranti e il rilancio economico dei territori locali

Luca Collodi - Città del Vaticano

“In Siria per noi è solo l’ultima guerra. Ma non sarà mai l’ultima. E’ una zona piena di fuoco. Era un Paese grande. Ora per metà è distrutto. La Giordania da 7 anni ospita 1 milione e 400mila siriani. Molti di loro hanno perso speranza e motivo della vita”.

Israele e Palestina

“Anche tra Israele e Palestina, prosegue Suliman, la situazione non si risolverà mai. Aspettiamo il Signore, e solo lui che tornerà di nuovo, potrà risolvere il problema. Solo lui potrà avere la soluzione”.

Pace in Medio Oriente

Nel mondo, “la maggioranza delle persone che non vuole la guerra è bloccata. La minoranza che vuole la guerra, invece, lavora ogni giorno. Noi siamo fermi, critichiamo la guerra ma non facciamo nulla per la pace”. “Il Vaticano - sottolinea il direttore di Caritas Giordania - deve chiamare politici cattolici da tutto il mondo per un ritiro spirituale di una settimana e chiedere alla Spirito Santo cosa fare per la pace in Medio Oriente. E l’ unica persona oggi al mondo che può fare questo passo è Papa Francesco”.

Frenare l’esodo dei cristiani dal Medio oriente

“Tutta la storia del cristianesimo è iniziata in Medio Oriente ma noi diamo più importanza ai luoghi santi e meno ai cristiani che alla fine hanno lasciato la loro terra e sono partiti. C’è ancora la speranza di aiutarli, ma come? Tutti devono venire in Medio Oriente, a lavorare per la pace ma soprattutto ad aiutare le persone che vivono quì”. “Se tutti aprono le porte dei loro Paesi, tra dieci anni non ci saranno più cristiani. In Europa vedo che tutti vogliono aprire le porte. Lo capisco, è bello, ma dico no. Dico, invece, venite ad amarci dove siamo. Se la Francia apre le porte ai cristiani, chi rimane qui? Per fare un gesto di amore si rischia di distruggere una terra. Possiamo amare gli altri come loro vorrebbero essere amati, qui, non come noi pensiamo di amarli”.

Ascolta l’intervista a Whael Suliman

 

30 maggio 2018, 15:38