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Anna Berti, Medici con l'Africa Cuamm Anna Berti, Medici con l'Africa Cuamm  (©NicolaBerti)

Africa Day, Medici Cuamm: “Il futuro del mondo è l'Africa"

Ricorre oggi la Giornata dell’Africa, istituita per celebrare il cammino del continente verso l’indipendenza e l’impegno del suo popolo per un futuro migliore. La testimonianza di Anna Berti, medico Cuamm che da anni svolge missioni in Etiopia

Luisa Urbani – Città del Vaticano

La Giornata dell'Africa viene celebrata ogni anno il 25 maggio, anniversario della costituzione dell'Organizzazione dell'Unità Africana (dal 2002 Unione Africana) fondata il 25 maggio del 1963, giorno in cui i leader di 30 dei 32 Stati del continente firmarono lo statuto ad Addis Abeba, capitale dell’ Etiopia. In occasione della celebrazione, Medici con l’Africa Cuamm richiama l’attenzione sui bisogni del continente africano, sottolineando come solo attraverso il protagonismo della sua gente sia possibile portare avanti progetti di sviluppo efficaci.

L’importanza della Giornata

“Celebrare questa ricorrenza è molto importante perché il futuro del mondo è l’Africa. – spiega la dottoressa Anna Berti – Le persone non si rendono conto che la maggior parte dei giovani vive in Africa, Cina e India. Il futuro – prosegue la pediatra – è di questi popoli. In Etiopia, ad esempio, il 45% della popolazione ha meno di 15 anni. È importante che questi giovani abbiano la possibilità di istruirsi, crescere e avere una vita sana perché – conclude – non saremo noi europei a fare il futuro del mondo, ma loro”.

L’ esperienza africana di Anna Berti

Anna Berti è una pediatra neonatologa che, da oltre 10 anni, opera in diverse nazioni del continente africano: Uganda, Tanzania, Etiopia. “La mia prima missione l’ho svolta in Uganda. È stata una breve esperienza – racconta – ma è stato il primo contatto con la realtà dell’Africa subsahariana e anche la decisione di impegnarsi per future missioni”. Da quel giorno, infatti, Anna non ha mai smesso di compiere missioni. Attualmente si trova in Etiopia. È lì da 15 mesi.

L’Etiopia: nazione divisa tra benessere e povertà

“L’Etiopia – spiega la dottoressa Berti – è una nazione che, negli ultimi dieci anni, ha avuto una grandissima crescita economica. Questa è sicuramente una nota positiva perché ha portato a un miglioramento di alcuni indicatori di salute importanti come la mortalità dei bambini che, negli ultimi dieci anni, si è dimezzata. Però, non si deve dimenticare l’altro lato della medaglia: l’aumento della disparità sociale. Mentre una parte di nazione cresce economicamente, c’è un’altra parte che ancora è molto povera. Si tratta delle zone più remote e rurali dove – racconta – la malnutrizione infantile è ancora molto diffusa e le donne sono costrette a partorire senza essere assistite. Ci sono poi problemi legati all’asfissia neonatale e al parto prematuro. Nella maggior parte delle famiglie delle zone rurali manca il necessario per offrire a tutti un’alimentazione varia e sufficiente. Quindi lo sviluppo che ha vissuto il continente non è stato omogeneo, ma ha favorito solo le aree urbane e alcune classi sociali. . A contribuire alla disparità anche il fatto che Addis Abeba è la sede dell’Unione Africana. Questo significa che ha una risonanza internazionale e che attira investimenti stranieri che però rimangono tutti lì”.

L’aratro: uno strumento simbolo

“L’aratro, secondo me, rappresenta il simbolo di questa disparità di sviluppo. Nelle aree rurali della nazione – spiega la pediatra – si lavora la terra ancora con il bue e il vomere di legno, lo stesso strumento che nel museo di etnografia di Addis Abeba è esposto come simbolo degli antichi sistemi di agricoltura”.

La realtà dei bambini etiopi: felici nonostante tutto

“Nelle aree rurali – prosegue Anna Berti – i bimbi sono tantissimi, dai 5 agli 8 per ogni famiglia. I nuclei familiari etiopi ricordano molto quelli dell’Italia degli anni ’70. Tutti hanno accesso alla scuola primaria perché è gratuita però, si tratta di un diritto garantito sulla carta, ma che in teoria è di bassissima qualità. Le strutture governative – racconta la dottoressa – non vengono mantenute e gli insegnanti sono pochi, uno ogni 50-60 bambini. Però, quello che stupisce è vedere come, nonostante tutto, siano bambini veramente felici. Questa è una cosa che fa molto riflettere e dimostra come la felicità prescinde dai beni materiali”.
 

Ascolta l'intervista ad Anna Berti
25 maggio 2018, 13:01