Versione Beta

Cerca

Vatican News
Un campo di sfollati nello Yemen Un campo di sfollati nello Yemen  (ANSA)

Yemen: una nazione distrutta dalla guerra

La situazione dello Yemen è sempre più drammatica. A denunciare il perdurare e l’acuirsi della crisi sono le organizzazioni umanitarie che operano sul campo. Il commento di coloro che hanno conosciuto in prima persona l’emergenza

Luisa Urbani – Città del Vaticano

Secondo gli operatori quella dello Yemen è la più grave crisi umanitaria nel mondo. L’80% della popolazione si trova sotto la linea della povertà. 8,6 milioni di bambini non hanno sufficiente accesso ad acqua e a servizi igienico-sanitari. Guerra civile, malnutrizione, colera e carenza di strutture. È questa la realtà che affligge lo Stato da anni.

Una crisi causata dall’uomo: la guerra civile

“È un dramma imputabile solo all’uomo. La guerra civile è il problema principale dal quale scaturiscono poi tutti gli altri: malnutrizione, colera e emergenza idrica” denuncia Michele Servadei, Regional Emergency Advisor di Unicef, tornato pochi mesi fa dallo Yemen. Il conflitto, uno dei più gravi di questi tempi, ha causato migliaia di morti. In soli due anni hanno perso la vita 5mila bambini.

Tutti possiedono un'arma

“È impressionante vedere come la popolazione cammini per strada armata. Per loro è una cosa normale. Italia la ricchezza si misura con oro e gioielli, nello Yemen con i kalashnikov. Più possiedi armi costose più sei potente” racconta Giorgio Bergami, chirurgo di Medici Senza Frontiere, anche lui tornato poco fa dallo Stato mediorientale.

L’emergenza idrica

Lo Yemen continua ad essere uno dei Paesi al mondo con maggiore carenza d’acqua. “Il 38% della popolazione non ha risorse perché il sistema idrico è stato debilitato da anni di guerre che si sono succedute dal 2000. Molteplici gli attacchi contro infrastrutture idriche che hanno tagliato ad un numero ancora maggiore di persone dall’accesso all’acqua potabile” spiega Servadei. All’inizio di questa settimana, il sistema idrico di Al-Hamazat, nel distretto di Sehar è stato completamente distrutto in un attacco che ha lasciato senza acqua 7.500 persone. “Questo porta le famiglie ad attingere a fonti che non sono sicure perché non controllate. Un altro problema – prosegue – è legato anche al fatto che coloro che lavorano nelle infrastrutture idriche non vengono pagati e quindi non sempre riescono a garantire il servizio”.

L’epidemia di colera: un dramma senza precedenti

L’accesso all’acqua pulita è fondamentale, soprattutto per prevenire le malattie. Senza acqua infatti si è diffuso il colera. Caldo torrido, poche cure, rimedi inefficaci e poca conoscenza del problema hanno fatto sì che oltre 2mila persone hanno perso la vita. “Fino al 10 marzo 2018 abbiamo registrato più di un milione di casi. Il dramma più grande è che i bambini sotto i 5 anni sono i più esposti alla malattia” racconta Michele Servadei. A ingigantire il problema, anche la mancanza d’igiene, come evidenzia Filippo Ungaro, direttore della comunicazione di Save the Children: “A causa del conflitto molti scappano dalle abitazioni e si rifugiano in campi improvvisati. Qui il livello di pulizia è pessimo soprattutto perché manca il sistema fognario”.

Milioni di bambini malnutriti

Povertà e guerra sono anche causa dell’ insufficiente nutrizione. 400mila bambini si trovano in uno stato di grave malnutrizione. Un problema che è difficile da risolvere perché la guerra sta bloccando gli accessi a molte zone, rendendo impossibile l’arrivo degli aiuti umanitari. Inoltre molte persone non hanno denaro per spostarsi e raggiungere le cliniche per curarsi. Una condizione che sta colpendo anche le famiglie più benestanti. “Un giorno, in una centro per persone malnutrite della capitale, ho visto arrivare una famiglia che, dagli abiti, non sembrava particolarmente povera. Il papà aveva in braccio sua figlia in uno stato di malnutrizione cronica. È stato devastante capire che non c’era più nulla da fare perché erano arrivati troppo tardi” racconta Michele Servadei di Unicef.

Fatalismo e ignoranza: renderli consapevoli è la prima cura

“La popolazione crede molto nel fato: la malattia è il castigo divino al quale ci si deve adattare. Inoltre non concepiscono il diritto di essere curati, lo sentono come un dono che riceve solo chi è più fortunato” spiega Bergami di Medici Senza Frontiere. Troppo spesso poi le persone sottovalutano la malattia e tentano di curarla con rimedi naturali. Per questo, tra gli interventi degli operatori c’è anche una grande attività di sensibilizzazione.

La carenza di strutture ospedaliere

Un altro aspetto critico è quello che riguarda le strutte ospedaliere, spesso obiettivi della guerra. La denuncia arriva da Bergami. Mancanza di strutture, medicinali e personale medico: un emergenza a 360 gradi quella denunciata dal chirurgo. “Nell’ospedale di Abs, nella zona settentrionale dello Yemen, l’emergenza è altissima perché c’è carenza di tutto. Una mancanza che nel corso degli anni si è percepita ancora di più dato che il numero di malati e feriti è sempre più alto. Nel 2016, gli interventi giornalieri erano circa 4. Nel 2018 siamo arrivati a 15”. Il medico denuncia anche la corruzione legata alla sanità spiegando che i costi delle cure variano anche a seconda delle tangenti che vengono richieste.

Un futuro negato: armi al posto dei libri

“Ogni giorno 5 bambini vengono uccisi o feriti” è l’allarme che lancia il direttore Ungaro raccontando come anche i più piccoli sono costretti a vivere sotto costante attacco. Ad affliggere la loro vita anche il problema dell’istruzione: 2milioni non vanno a scuola e 4 milioni e mezzo sono a rischio. “Il conflitto impedisce ai più giovani di studiare per svariati motivi. Negli anni 2.400 bambini sono statui reclutati dalle forze armate per combattere. Inoltre la guerra ha distrutto e danneggiato 2500 istituti. Rilevante anche il problema degli insegnanti che non ricevendo lo stipendio da oltre un anno non possono raggiungere le scuole per svolgere il loro lavoro” denuncia Michele Servadei.

La guerra non gli permette più di dormire

Negli ultimi tre anni ci sono stati 15mila bombardamenti aerei che hanno colpito moltissimi civili causando loro danni fisici e psicologici. “Ho conosciuto un ragazzo di 16 anni che è stato vittima di un attacco aereo a causa del quale ha perso una gamba e molti membri della sua famiglia. Ma i segni dell’attacco si riscontrano anche nella sua psiche. Da quel giorno non riesce più a dormire perché sente costantemente il ronzio degli aerei in cielo” racconta Filippo Ungaro di Save The Children

L’appello alla politica per risolvere il conflitto

“Non c’è una soluzione umanitaria. L’unica è quella politica. Solo questo tipo d’intervento potrà risolvere la drammatica situazione dello Yemen ponendo fine ad un conflitto che sta facendo morire un’intera nazione” conclude Michele Servadei.

19 aprile 2018, 14:14