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Popolazione civile in fuga dal Nord Kivu Popolazione civile in fuga dal Nord Kivu  (AFP or licensors)

Congo, almeno 11 morti in Nord Kivu nella Settimana Santa

Nella Repubblica Democratica del Congo almeno 11 persone sono morte in un attentato terroristico. Nel Nord Kivu gruppi filo governativi e ribelli si combattono da anni e questi massacri sono diventati una “normalità”, come ci spiega don Giovanni Piumatti, missionario in Congo dal 1971

Salvatore Tropea – Città del Vaticano

È stato mons. Melchisédech Sikuli Paluku, vescovo di Butembo-Beni, a denunciare quanto accaduto nel suo messaggio pasquale. “In questa Settimana Santa – ha detto – siamo sorpresi dai massacri. Gli assalitori hanno ucciso a colpi di arma da fuoco e di machete almeno 11 persone, tra cui una donna di 80 anni e un bambino di 9. I malviventi – ha precisato mons. Paluku – hanno rapito alcune persone e saccheggiato le abitazioni” e infatti almeno 5 ragazzi del luogo mancano ancora all’appello.

Una tragica quotidianità

La guerriglia in Congo, e in particolare nel Nord Kivu, “è ormai diventata una normalità”, come afferma a Vatican News don Giovanni Piumatti, attualmente in Congo e da oltre 47 anni missionario in Africa. “Questo ennesimo attacco – spiega il presbitero originario della Diocesi di Pinerolo – non rappresenta nulla di nuovo o eccezionale per noi perché si tratta di un orrore che va avanti da anni”. Inoltre sono stati diversi i villaggi e le parrocchie colpiti dagli assalitori, in particolare gli abitanti della parrocchia Nostra Signora di Fatima a Kabasha, che sono stati costretti alla fuga per gli scontri tra l’esercito regolare congolese (Fardc) e i miliziani Mai Mai.

I guerriglieri e il silenzio della comunità internazionale

Sono infatti tanti gli attori militari in quella zona del Congo. Nonostante la presenza dell’esercito e della Monusco (la missione Onu), le violenze e gli attacchi terroristici si susseguono soprattutto per gli scontri con i Mai Mai e con i miliziani dell’Adf. I primi sono le forze armate storicamente guidate da signori della guerra, anziani delle tribù e capi villaggi, mentre i secondi sono guerriglieri di origine ugandese che da anni si sono stabiliti in Nord Kivu e ai quali le autorità locali attribuiscono la maggior parte delle aggressioni. Secondo don Piumatti “questi gruppi militari, ma anche parte della comunità internazionale, hanno tutto l’interesse a far regnare il caos in Congo, perché questo clima esplosivo avvantaggia chi vuole portare via i preziosi materiali di cui il Paese è ricco, come legname, cobalto, coltan e oro”.

 

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Il dramma del Nord Kivu lacerato da scontri
06 aprile 2018, 10:19