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Quartieri bombardati di Damasco Quartieri bombardati di Damasco  (AFP or licensors)

Arcivescovo siro-cattolico: colpite chiese a Damasco

Mons. Gregorios Elias Tabe riferisce dei bombardamenti sui quartieri di Damasco. Intanto nel Ghuta Orientale proseguono i combattimenti tra esercito governativo e ribelli, almeno 700 civili uccisi nelle ultime due settimane

Marco Guerra – Città del Vaticano

Ancora stragi e accuse incrociate in Siria per i bombardamenti sul Ghuta Orientale, popoloso sobborgo ad est di Damasco controllato dai ribelli islamisti, dove vivono quasi 400.000 persone. Secondo fonti dell’opposizione, in questa zona circa 700 civili, tra cui più di 200 bambini, hanno perso la vita negli ultimi 12 giorni. Le forze governative avanzano, intanto, nell’area e ieri l'Alto commissario per i diritti umani dell'Onu, Zeid Ra'ad al Hussein, ha parlato di possibili crimini di guerra e contro l'umanità.  E colpi di mortaio e razzi continuano a cadere anche sul centro della capitale, la Russia riferisce che gli attacchi dei terroristi sui quartieri di Damasco hanno provocato almeno 32 vittime negli ultimi giorni.  “Arrivano bombe su tutti quartieri della città, anche la cattedrale siro-cattolica è stata danneggiata”, riferisce l’arcivescovo siro-cattolico mons. Gregorios Elias Tabe nella nostra intervista:

R. - Arrivano bombe vicino al nostro quartiere, dove sono le nostre chiese, il nostro è un quartiere cristiano, ma anche su altri dove non ci sono cristiani, ci sono quartieri musulmani e anche lì ci sono morti… E’ uguale per tuti, non c’è differenza tra cittadini musulmani o cristiani o altri…

Quindi dal Ghouta Orientale arrivano bombe...

R. – Sulla chiesa sono cadute tre bombe. La mia è una chiesa siro-cattolica e sul tetto sono cadute tre bombe… Sui miei vicini, greco cattolici del Patriarcato, ne sono cadute due… Diciamo grazie a Dio sono cadute in posti dove hanno fatto pochi danni. Oggi servono almeno tremila dollari per riparare questi danni...

Sappiamo che non si va più a scuola…

R. - Già da un mese le famiglie non mandano i loro figli e anche noi usciamo il meno possibile di casa.

Quindi la Siria al centro di una crisi che vede l’intervento di altri Paesi. Voi chiedete “basta bombe”…

R. – Vogliono cambiare il regime… è un colonialismo puro… economico perché in Siria c’è il petrolio, il gas, in mare e in terra. Ci consola la comprensione del Santo Padre, la sua direzione è pacifica e ringraziamo Dio. Abbiamo il Santo Padre.

Ascolta l'intervista a mons. Gregorios Elias Tabe


 

03 marzo 2018, 14:26