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Manifestazioni a Nablus dopo gli scontri a Gaza Manifestazioni a Nablus dopo gli scontri a Gaza  (AFP or licensors)

A Gaza giornata di lutto dopo nuovi scontri. Si teme una guerra

Oltre 1400 i feriti nelle manifestazioni contro Israele, dopo l'uccisione di 16 palestinesi da parte dell'esercito. Suor Nadila: “i cristiani hanno paura”

Michele Raviart - Città del Vaticana

Giornata di lutto nei Territori Palestinesi per i funerali delle 16 persone uccise ieri negli scontri con l’esercito israeliano al confine della Striscia di Gaza. Oltre mille e quattrocento i feriti nella manifestazione di protesta organizzata da Hamas, che continuerà fino a al 15 maggio, settantesimo anniversario della nascita di Israele.

Israele pronto a reagire

“Se la violenza continuerà lungo il confine di Gaza, Israele espanderà la sua reazione per colpire i militanti anche al di là della frontiera”, ha affermato il portavoce dell’esercito israeliano, mentre il Segretario generale dell’Onu Guterres ha chiesto un’indagine “indipendente e trasparente” sui fatti di ieri.

I timori per i cristiani

Nei giorni di Pasqua questa crisi colpisce particolarmente anche la piccola comunità cristiana di Gaza. Fino a ieri Israele non aveva rilasciato i visti per recarsi a Gerusalemme per le celebrazioni. Una situazione che sembra essersi sbloccata con la concessione di 300 permessi per gli over 55. Il timore ora è che dagli scontri di ieri nasca un nuovo conflitto, spiega suor Nadila della Congregazione del Rosario, che insegna in una scuola di Gaza City:

R. - Ieri è stato molto difficile per noi. Noi non siamo usciti. Sono morte almeno 16 persone e 1450 sono rimaste ferite. La gente è in attesa: ha paura di un’altra guerra a Gaza. Anche i cristiani hanno paura. La situazione non è calma; durante tutta la scorsa notte ci sono stati bombardamenti. Tutti sono arrabbiati e vogliono i loro diritti, perché Gaza è diventata una grande prigione; nessuno può entrare o uscire. Ci sono tanti malati, tante persone hanno parenti fuori che vogliono ritornare a Gaza, tanti  invece vogliono uscire … La situazione è complicata.

D. - C’è stata tanta partecipazione alle manifestazioni di ieri?

R. – Sì. Ieri, tanta gente è uscita, ma son so se i cristiani siano usciti anche se ieri ci sono state le preghiere per le feste pasquali. In genere la maggioranza non esce perché siamo una piccola comunità. Tuttavia, in tanti partecipano alle manifestazioni del Paese. Escono per ribadire il loro diritto a vivere e avere almeno la possibilità di uscire per fare tutto ciò di cui si ha bisogno. Questo è il primo diritto a non essere riconosciuto! Noi preghiamo per la pace a Gaza, per la gente, perché non c’è lavoro. Ci sono tanti giovani ma non c’è lavoro. Gaza è isolata dall’Autorità nazionale palestinese: la sua autorità è Hamas. Noi siamo in mezzo e non sappiamo cosa accadrà. Da un anno hanno lavorato per la riconciliazione, ma non è andata bene. I cristiani, in particolare, hanno tanta paura. Tanti di loro pensano di lasciare il Paese.

D. - In questa situazione, come vi state preparando per la Pasqua?

R. - La Chiesa manda bus e mezzi di trasporto che passano per le case per portare i cristiani in chiesa, così tutti hanno la possibilità di partecipare alla preghiera.

D. - C’è il timore che la situazione diventi più grave?

R. - Sì. C’è tanta, tanta paura di una guerra. Da ieri tutti parlano di questo. Noi speriamo di no: basta guerre su Gaza! La popolazione ha sofferto tre guerre. Immagini un bambino che a 9 anni ha vissuto già tre guerre … Come cresce questo bambino? Nelle nostre scuole percepiamo l’aggressività dei bambini nei loro giochi, in tutti i loro atteggiamenti. Non so perché tutto il mondo tace su tutte queste cose che accadono a Gaza. Spero non ci sarà un’altra guerra. Speriamo in giorni migliori.

Ascolta e scarica l'intervista integrale a Suor Nadila
31 marzo 2018, 14:35