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Bambini chiedono la pace in Centrafrica Bambini chiedono la pace in Centrafrica 

Centrafrica: massacrati donne e bambini. Ucciso anche un sacerdote

Il vicario generale di Bambari, padre Firmin Gbagoua, racconta i nuovi eccidi in Centrafrica. La popolazione civile non è protetta da nessuno mentre bande armate si combattono in una regione ricca di oro e diamanti

Hélène Destombes - Città del Vaticano

Riesplode la violenza in Centrafrica. Decine di civili sono stati uccisi negli ultimi giorni in alcuni villaggi dell’area di Bambari, nel Sud del Paese, nel corso di combattimenti tra due fazioni armate, i ribelli degli ex Seleka, appartenenti al movimento per l’Unità per la pace in Centrafrica (Upc), e le milizie anti-balaka. Tra le vittime figurano molte donne e bambini. E’ stato ucciso anche un prete, don Joseph-Désiré Angbabata, parroco della chiesa di  San Carlo Lwanga a Séko. Questa nuova ondata di violenza ha causato la fuga di migliaia di persone. L’area di Bambari è ricca di miniere di oro e diamanti e la connotazione religiosa (musulmana e cristiana) dei gruppi protagonisti degli scontri è solo un pretesto sfruttato per obiettivi politici ed economici, come denunciano i leader religiosi del Centrafrica, tra cui il cardinale Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui. Sulla situazione abbiamo raggiunto telefonicamente il vicario generale di Bambari, padre Firmin Gbagoua:

R. – Alcuni elementi dell’Upc hanno attaccato i villaggi di questa zona; in uno di questi villaggi c’era don Joseph Desiré, il parroco della parrocchia di Seko, ucciso anche lui: gli hanno sparato a distanza ravvicinata, nei pressi della parrocchia dove in quel momento si trovavano molte persone in fuga dai combattimenti. Ma molti civili sono stati uccisi: si parla di una cinquantina di morti e di un’ottantina di feriti. Alcuni di questi feriti sono stati trasportati all’ospedale di Bambari, cristiani e musulmani.

 Siete riusciti a venire in aiuto dei civili?

R. – Purtroppo, l’accesso ai luoghi dei combattimenti è molto difficile: i combattenti di Seleka non vogliono che gli aiuti umanitari possano giungere per aiutare i superstiti.

Ha la sensazione che la popolazione sia abbandonata a se stessa, che non ci sia una sufficiente protezione dei civili?

R. – Sì ed è veramente grave: non c’è alcuna protezione, alcuna protezione! Le persone, donne e bambini, stanno cercando di fuggire in ogni modo; non c’è alcuna forza di interposizione, nessuna forza internazionale che riesca a fermare le uccisioni. Non è stata messa in atto alcuna azione per garantire la sicurezza e la tutela di questi poveri civili.

In questo contesto particolarmente doloroso, vuole lanciare un appello?

R – Noi vogliamo richiamare queste persone alla ragione; non capisco per quale ragione queste violenze colpiscano i poveri civili, che continuano a essere massacrati: non lo capisco proprio! Mi rivolgo ai responsabili di questi gruppi armati affinché la smettano con queste uccisioni, perché tornino alla ragione. Questo è uno dei conflitti dimenticati: queste parti del Paese sono diventate oggi “zone rosse” e l’accesso è molto difficile. Mi rivolgo al governo e alle forze internazionali che devono aiutarci a uscire da questa situazione, ma che in realtà non fanno un granché per proteggere queste persone, questi poveri civili che continuano a essere uccisi dalle bande armate.

24 marzo 2018, 12:28