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Vatican News
Immagine di Karachi in Pakistan Immagine di Karachi in Pakistan  (AFP or licensors)

Pakistan: allarme per violenze a sfondo politico più che religioso

Nuove misure di sicurezza in occasione delle festività di Pasqua. Sono state annunciate in particolare a Lahore, teatro di recenti attentati con decine di morti. Secondo il dott. Paul Bhatti il pericolo è sempre alto, ma ci sono anche motivi per sperare in un Paese più aperto e tollerante

Adriana Masotti - Città del Vaticano

C’è allarme tra i cristiani in Pakistan in prossimità della Pasqua: si temono infatti nuovi attentati, dopo i recenti che hanno colpito soprattutto la periferia e la città di Lahore. Sono state annunciate perciò nuove misure per prevenire atti di violenza e assicurare il più possibile sicurezza ai fedeli. E accanto alle forze di polizia vigileranno i volontari della Chiesa pakistana. 

Annunciate misure straordinarie per la sicurezza

Secondo quanto riferisce AsiaNews, William Arif Khan, che dirige 25 volontari della sicurezza nella cattedrale del Sacro Cuore di Lahore, ha fatto sapere che in occasione delle celebrazioni pasquali “nessun visitatore sarà autorizzato all’ingresso senza una carta d'identità nazionale; sarà perseguito ogni parrocchiano che porterà alla messa una persona non cristiana; l'uso di smartphone o social media sarà proibito all'interno dei locali della chiesa”.

I vescovi locali chiedono da tempo la costituzione di un Consiglio nazionale dei diritti delle minoranze e la formazione di una speciale task force di polizia per proteggere i  luoghi di culto. 

La strumentalizzazione delle minoranze religiose

Che ci sia sempre il pericolo di violenze nei confronti delle minoranze religiose in Pakistan, lo conferma ai nostri microfoni anche il dott. Paul Bhatti che ora vive in Italia. E' il fratello di Shahbaz Bhatti, il ministro cristiano che si era impegnato fortemente perchè nel suo Paese fosse riconosciuta la libertà religiosa e per questo venne ucciso il  2  marzo 2011.  Il dott. Bhatti spiega che in Pakistan non si può parlare oggi di una vera e propria persecuzione contro i cristiani, ma che c'è una lotta in corso tra partiti estremisti contrari alla prospettiva di un Paese tollerante, particolarmente attivi in vista delle prossime elezioni politiche, e partiti e leader politici moderati che si oppongono alle loro idee.

Una realtà ancora difficile, ma ci sono passi avanti

Paul Bhatti vede con speranza la nascita di una nuova classe politica e anche l'esistenza di leader, tra cui l'imam della moschea di Lahore, una delle più grandi in Pakistan, che intendono promuovere il rispetto tra le diverse religioni.

Il pericolo di violenze c'è sempre - sottolinea ancora il dott. Bhatti -  ma si vedono anche alcuni segni positivi.  Tra questi la sospensione della pena di morte di Asia Bibi e il recente arresto di un uomo che parlava contro i cristiani e che è stato condannato come comune delinquente.  "Veniamo da anni in cui ai bambini è stato fatto il lavaggio del cervello per inculcare loro l'ideologia della violenza -conclude il dott. Bhatti - e quindi ci vorrà del tempo per cambiare la mentalità, ma c'è una parte del Paese che già crede nella convivenza pacifica tra le fedi."

Ascolta l'intervista integrale al dott. Bhatti
21 marzo 2018, 14:21