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La protesta in Iran La protesta in Iran 

In Iran fine della protesta

Annunciata la fine della sedizione, ma continua la preoccupazione internazionale per il rischio di guerra civile. Nonostante l’annuncio della fine della rivolta, annunciata ieri dai pasdaran, i guardiani della rivoluzione islamica, massima attenzione per il possibile riaccendersi della protesta antigovernativa

Giancarlo La Vella - Città del Vaticano

 

Ancora forte il rischio di guerra civile

Il rischio di una guerra civile in Iran, che destabilizzerebbe un’area già alle prese con conflitti e frizioni di ogni tipo, preoccupa il mondo. Non a caso, dopo l’annuncio da parte dei pasdaran sulla conclusione della protesta, annuncio che comunque non fa pensare ad una reale distensione, ha detto la sua il Segretario generale dell’Onu, Guterres, esortando le parti a mettere fine a qualsiasi violenza, dopo le oltre 20 vittime causate da giorni di manifestazioni di piazza. Sarebbe confermato l’avvio di un’inchiesta nei confronti dell’ex Presidente. Ahmadinejad, oppositore del governo in carica.

Macron: importante dialogare con Teheran

Allarga l’analisi anche il Presidente francese Macron. Secondo il capo dell’Eliseo, che ha annunciato l’intenzione di recarsi a Teheran, è importante che con l’Iran ci sia un dialogo permanente. Coloro che denunciano l'accordo sul nucleare, ha detto, come Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, rischiano di provocare una guerra nella Repubblica Islamica. Dicono la loro anche gli hezbollah libanesi, storici alleati sciiti dell’Iran. Il leader Nasrallah in un’intervista, facendo eco alle accuse già lanciate dall’ayatollah Khamenei, guida spirituale iraniana, punta il dito su Washington, Israele e Riyad che sarebbero dietro il tentativo di destabilizzare l’Iran.

04 gennaio 2018, 07:51