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Laboratorio genetico Laboratorio genetico  (Hagerty Ryan, USFWS)

Clonate due scimmie. Card. Sgreccia: minaccia per il futuro dell’uomo

Sgomento per la notizia pubblicata sulla rivista Cell secondo cui sono state clonate due scimmie con la stessa tecnica della pecora Dolly. Il commento di Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’Ospedale Bambino Gesù

Barbara Castelli – Città del Vaticano

Si aprono nuovi e inquietanti scenari nella manipolazione genetica. Secondo quanto riferisce la rivista scientifica Cell, ricercatori cinesi avrebbero clonato due macachi (Hua Hua e Zhong Zhong), basandosi sulla tecnica della clonazione terapeutica di cellule staminali. L’esperimento, compiuto a Shanghai, presso l’Institute of Neuroscience della Chinese Academy of Sciences segue di 22 anni la clonazione in Scozia del primo animale: la pecora Dolly. Finora la tecnica era stata usata per duplicare oltre 20 tipi differenti di animali, ma i primati si erano rivelati particolarmente difficili.

La condanna del cardinale Sgreccia

All’agenzia stampa AdnKronos, il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia accademia per la vita, ha fermamente condannato l’esperimento, definendolo “una minaccia per il futuro dell'uomo”. “Non c’è dubbio – ha precisato – che il passaggio dalla prima pecora Dolly ad altri animali e ora persino alla scimmia, ovvero a un primate così vicino all'uomo, rappresenta un autentico attentato al futuro dell’intera umanità”. 

Anche la comunità scientifica mette in guardia sui problemi etici che l’esperimento porta con sé. Alessandro Guarasci ha raccolto il commento di Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma:

Ascolta e scarica l'intervista con Bruno Dallapiccola

R. - Ovviamente la cosa è per molti aspetti inquietante perché noi sappiamo che i primati sono gli animali più simili alle caratteristiche genetiche dell’uomo, quindi questo significa che c’è uno strumento in mano per fare la clonazione dell’uomo. Detto questo ci sono alcune osservazioni però che vanno fatte. La prima osservazione è che sicuramente il successo di questa tecnica è bassissimo. Per la pecora “Dolly” si trattava del successo di una pecora su 180 esperimenti; qui mi pare che siamo su un successo di due animali clonati su circa una 80 di esperimenti fatti. Quindi il primo problema è di dire: quanti esperimenti non funzionano e perché non funzionano? Perché il problema è di riprogrammazione cellulare. E dietro tutto questo problema della riprogrammazione cellulare - che è difficile da fare, quindi regolare il genoma nella maniera corretta – c’è il problema che non ci dimentichiamo che “Dolly” era una pecora sostanzialmente malata e molti animali grandi, di diversa taglia, usciti dalla clonazione, sono animali malati. Quindi la mia idea è che pensare che questa sia l’anticamera per clonare l’uomo sarebbe una situazione del tutto scellerata perché mi sembra strano che qualcuno pensi di clonare l’uomo. Non capirei con quale finalità e soprattutto con quali gravi rischi, oltre a tutte le implicazioni etiche che esistono per un atto di questo tipo.

D. - Ma dopo la pecora Dolly questo è il primo esperimento, il nuovo esperimento di clonazione?

R. - No, dopo la pecora Dolly sono stati fatti una serie di esperimenti su animali di grossa taglia – cavalli, maiali… - era stata fatta una cosiddetta clonazione anche di scimmie alcuni anni fa ma non era la tecnica della pecora Dolly. Precisamente era il principio della scissione dell’embrione: cioè, è lo stesso principio per cui nascono gli embrioni identici. Era stato preso un embrione, era stato diviso e da questo embrione erano stati fatti per clonazione, con una tecnica del tutto diversa, che non ha niente a che fare con questa di riprogrammazione cellulare. Gli esprimenti sono andati avanti e nel 2006, tra la fine di maggio e giugno, addirittura i sudcoreani avevano dichiarato che avevano clonato l’uomo. Il problema è stato poi che è venuto fuori molto chiaramente che questa era una fake-news, era una falso scientifico ben costruito sulle riviste scientifiche importantissime ma non era di fatto avvenuto. Questa volta l’autorevolezza della rivista “Cell”, che è una delle più importanti nel mondo scientifico, ci autorizza a dire che sicuramente qui siamo in presenza di un esperimento che è avvenuto perché immagino che i revisori dell’articolo l’abbiano vagliato nella maniera più corretta. Quindi, in effetti, questo è un esperimento avvenuto. Ci inquieta pensare che siamo a una popolazione di animali che è ormai prossima all’uomo. 

24 gennaio 2018, 19:47