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Bambini assistiti dall'Unicef in Malawi Bambini assistiti dall'Unicef in Malawi  (AFP or licensors)

Unicef: analfabeti 3 giovani su 10 in Paesi colpiti da conflitti

L’Unicef lancia l’allarme analfabetismo in 27 Paesi colpiti da disastri, guerre ed emergenze. 59 milioni di ragazzi, 3 su 10, non sanno né leggere né scrivere. L’Africa ancora nel mirino. L’appello è a stanziare fondi e fare investimenti mirati.

Cecilia Seppia-Città del Vaticano

“L’istruzione può salvare o distruggere il futuro di un bambino” e purtroppo in molte aree del mondo, soprattutto quelle colpite da disastri, calamità e conflitti, l’istruzione negata annienta completamente le speranze dei giovani. La denuncia arriva dall’Unicef, secondo cui, stando ai dati dell’anno appena trascorso, circa 3 ragazzi su 10 fra i 15 e i 24 anni – in tutto 59 milioni in 27 Paesi – sono analfabeti, cioè non sanno né scrivere né leggere, e conoscono a malapena la lingua parlata.

L’Africa senza istruzione

A portare il peso più grande di questo dramma è ancora l’Africa.  In Niger, nel Ciad, in Sud Sudan, nella Repubblica Centrafricana – tutti paesi con una lunga storia di instabilità e alti livelli di povertà – si registrano i tassi di analfabetismo più alti fra i giovani, fino quasi all’80 per cento. “Questi numeri ci ricordano il drammatico impatto che le crisi hanno sull’istruzione dei bambini, sul loro futuro e sulla stabilità e la crescita delle loro economie e società”, ha dichiarato il direttore generale dell’Unicef, Henrietta H. Fore. “Un bambino senza istruzione - ha aggiunto - che diventa un giovane non alfabetizzato, in un paese distrutto a causa di conflitti o disastri, potrebbe rimanere escluso da molte possibilità”. L’analisi evidenzia inoltre che le ragazze e le giovani donne sono quelle con uno svantaggio maggiore nella lettura e nella scrittura, perché costrette ad occuparsi di lavori domestici: il 33 per cento di loro in Paesi in situazioni di emergenza non riesce ad apprendere neppure le basi, rispetto al 24 per cento dei ragazzi.

Bisogna investire

Ma nonostante l’importante ruolo che l’istruzione ha nel contribuire a ridurre le disuguaglianze è uno dei settori meno finanziati, con investimenti pari solo al 3,6 per cento dei finanziamenti umanitari. Da qui l’appello dell’Unicef che, nei prossimi quattro anni,  vorrebbe poter spendere approssimativamente 1 miliardo di dollari ogni anno in programmi per l’istruzione che prevedano percorsi di apprendimento, formazione degli insegnanti, riabilitazione anche logistica delle scuole, distribuzione di materiale e articoli scolastici.

Partnership coi governi

“E’ chiaro – dice Andrea Iacomini portavoce di UNICEF Italia - che l’istruzione rende soprattutto più consapevoli quelle che saranno poi le classi dirigenti future di questi Paesi. Ecco perché è fondamentale fare un investimento, soprattutto in quei Paesi dove l’istruzione è vista come qualcosa di negativo, perché rende naturalmente le persone – i bambini – consapevoli dei propri diritti; e questo c’è chi non lo vuole”. Tanti i programmi e i progetti mirati che l’Organizzazione dell’Onu sta sviluppando e grande successo sembra aver avuto in Camerun e nel Niger, un programma radiofonico innovativo per l’istruzione, che offre una piattaforma di apprendimento alternativa per i bambini e i giovani in Paesi colpiti da crisi. Sono trasmessi via radio oltre 144 episodi per l’alfabetizzazione e le abilità di calcolo in francese, fula, hausa e kaori. Il programma sarà presto introdotto anche in Burkina Faso, Repubblica Centrafricana, Guinea e Guinea Bissau.

“Bisogna cercare – prosegue Iacomini - di dare la possibilità ai bambini di apprendere immediatamente, a partire dalla loro infanzia; e di avere dei percorsi di apprendimento ben definiti. Bisogna lavorare per ridurre le disuguaglianze; ma soprattutto, bisogna avere coraggio di investire nell’istruzione, perché quei soldi non sono mai sprecati”.

Ascolta e scarica l'intervista ad Andrea Iacomini
31 gennaio 2018, 13:05