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Scontri tra polizia e manifestanti - Iran Scontri tra polizia e manifestanti - Iran  (AFP or licensors)

Iran: botta e risposta tra Rohani e Trump

Continuano le proteste antigovernative in Iran. Arresti e vittime durante gli scontri in alcune città del Paese

Marina Tomarro – Città del Vaticano

Continuano le proteste in Iran. Secondo i media locali, sono migliaia le persone che da giovedì scorso manifestano nelle piazze delle differenti città per contestare, tra le altre cose, l'alto costo della vita, la disoccupazione e le politiche mediorientali di Teheran. La protesta antigovernativa, iniziata nella parte Nord del Paese, si è poi diffusa in tutte le periferie. La reazione del regime è stata durissima: secondo un bilancio provvisorio, olte ai numerosi arresti, sono rimaste uccise 12 persone. 

 

Manifestazioni sempre più violente

Ad Arak - sud di Teheran - feriti 12 poliziotti e arrestate un centinaio di persone.  Nella capitale, i manifestanti hanno attaccato edifici pubblici, centri religiosi, banche e sedi Basij - la milizia islamica del regime - e incendiato auto della polizia. Le dimostrazioni di domenica sera si sono svolte nonostante le autorita' avessero bloccato l'accesso a tutti i social network usati per organizzare e coordinare le sommosse.

 

Botta e risposta tra Trump e Rohani

Con una serie di tweet,  il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump,  ha fatto sentire  la propria voce. "L'Iran - si legge - sta fallendo ad ogni livello malgrado il terribile accordo fatto con l'amministrazione Obama. Il grande popolo iraniano è stato represso per tanti anni. Sono affamati di cibo e libertà. Assieme ai diritti umani la ricchezza dell'Iran viene saccheggiata. E’ tempo di cambiare”. Non sì è fatta attendere la risposta del presidente iraniano Hassan Rohani che, durante una riunione di governo, ha contestato duramente la soddisfazione con cui i nemici della rivoluzione stanno seguendo gli eventi nella Repubblica islamica. "L'uomo negli Stati Uniti che oggi vuole simpatizzare con il nostro popolo – ha dichiarato Rohani, senza fare il nome del presidente USA - ha dimenticato che pochi mesi fa ha definito la nazione iraniana terrorista. Questa persona, che è contraria alla nazione iraniana dalla punta dei piedi alla cima dei capelli, non ha il diritto di simpatizzare con il nostro popolo". Sempre nel corso della riunione, Rohani ha sottolineato che “qualunque protesta deve essere fatta nel rispetto della legge e senza provocare nessuno". 

 

Una protesta che coinvolge i ceti medio-alti

Differenti i motivi della protesta nata come reazione al carovita. Tra i contestatori, molti intellettuali e borghesi che criticano il presidente Rouhani di non aver ancora realizzato le promesse elettorali su diritti civili, politici e sui diritti umani. In piazza sono scesi anche gli ultraconservatori che rimpiangono Ahmadinejad.

 

Una situazione complicata

“Questa protesta ci lascia sorpresi - spiega il giornalista e scrittore Antonello Sacchetti, esperto di questioni iraniane - anche perché sono mancati eventi politici così rilevanti da indurre ad una contestazione. Siamo di fronte ad una situazione molto complessa in cui - prosegue - ragioni economiche e la mancanza di lavoro soprattutto per i giovani, si mescolano a motivazioni religiose e a scelte politiche. Il malcontento questa volta si è sviluppato soprattutto nei ceti medio-alti che avevano intravisto la possibilità di uscire dalla crisi e adesso sono rimasti delusi. Non credo - conclude - che ci saranno degenerazioni, ma bisogna vedere cosa succederà nei prossimi giorni”.

 

Ascolta e scarica l'intervista ad Antonello Sacchetti
31 dicembre 2017, 13:14