Versione Beta

Cerca

VaticanNews
Il cantante rap Simon, senegalese e attivista contro la schiavitù Il cantante rap Simon, senegalese e attivista contro la schiavitù  (AFP or licensors)

Giornata internazionale contro schiavitù: 40 milioni le persone sfruttate

Nella rete della schiavitù spesso coinvolti cittadini e aziende private. Complici molti governi. Di Giacomo dell'OIM: "sfruttamento senza controllo"

di Paola Simonetti

Lungi dall’essere un retaggio del passato, la schiavitù oggi nel mondo assume forme sempre più diversificate e drammatiche, intrappolando nella rete dello sfruttamento, lavoro forzato soprattutto, più di 40milioni di persone. Queste le cifre che richiamano l’attenzione oggi, 2 dicembre, sulla Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù, una data che ricorda l'adozione, da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, della Convenzione sulla soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui.

L’ultimo rapporto tematico, “Global estimates of modern slavery”, realizzato da Organizzazione internazionale del lavoro e Walk Free Foundation, con la collaborazione dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), sottolinea come le cifre sul fenomeno siano purtroppo sottostimate, in mancanza di dati relativi alla situazione, ad esempio, di America Latina e Paesi arabi.

Le moderne schiavitù dilagano in Africa dove 7,6 persone su 1.000 sono costrette a lavori forzati, tratta, prostituzione, e Asia dove si concentra il maggior numero di schiavi in termini assoluti. Sono circa 25 milioni, il 62% del totale. Ma non sfugge neppure l’Europa, dove l’incidenza è di 3,9 ogni 1.000 abitanti.

Sono donne e ragazze il 99% delle persone sfruttate per fini sessuali e l’84% delle vittime di matrimonio forzato. I bambini rappresentano un quarto degli schiavi moderni. Nella rete della schiavitù sono spesso coinvolti cittadini e aziende private, ma anche i governi si rivelano complici in luoghi come la Corea del Nord o l’Eritrea, che abusano del lavoro dei propri cittadini per tamponare i conti in rosso delle casse statali.

“Le migrazioni incidono in modo molto importante sul fenomeno globale - spiega Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione internazionale per le Migrazioni - perché l’irregolarità dei migranti apre la strada allo sfruttamento senza controllo di persone prive di scrupoli nei luoghi di transito, ma anche in quelli di approdo, come l’Italia, ad esempio”.

Un buco nero, quello della schiavitù lavorativa, che in alcuni Paesi raggiunge aspetti aberranti, come in Liba. In questo Paese sono state recentemente organizzate aste di uomini, venduti per poche decine di dollari. “Un fatto drammatico, che ci racconta di come i patimenti, narrati dai migranti che raggiungono le nostre coste, siano veri”.

 

Ascolta e scarica il podcast dell'intervista a Flavio Di Giacomo dell’Oim:
02 dicembre 2017, 12:50