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Il premier dimissionario del Libano, Saad Hariri Il premier dimissionario del Libano, Saad Hariri  (AFP or licensors)

Libano: card. Béchara Rai, rientro Hariri non può tardare

Il patriarca di Antiochia dei Maroniti parla della sua visita in Arabia Saudita, durante la quale ha incontrato anche il premier dimissionario libanese

di Giada Aquilino

Il premier libanese dimissionario Saad Hariri, dopo più di due settimane di assenza dal Libano, “non può più tardare”, deve rientrare nel Paese dei cedri. Così il cardinale Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti, in questi giorni a Roma dopo la sua visita in Arabia Saudita, dove ha incontrato il re Salman, il principe ereditario Mohammed bin Salman e lo stesso Saad Hariri, che a Riyad ha trascorso circa due settimane. Da lì, lo scorso 4 novembre Hariri aveva annunciato in tv e a sorpresa le proprie dimissioni dal governo di unità nazionale.

Nel suo colloquio con Hariri, il porporato ha ascoltato le ragioni delle dimissioni. “Volevo creare uno choc positivo”, gli ha riferito il premier dimissionario che - racconta il patriarca di Antiochia dei Maroniti - si è detto pronto a riprendere la propria attività “di piena intesa con il Presidente della Repubblica”, Michel Aoun.

Hariri, aggiunge il porporato, “è anche pronto a ritirare le dimissioni” se a Beirut troverà un “clima positivo per un certo compromesso”, dopo aver parlato con il capo di Stato e con il presidente della Camera. Altrimenti, ha assicurato al cardinale Béchara Raï, le presenterà “come si deve, secondo la Costituzione”. All’esplicita domanda del patriarca riguardo ad un eventuale nuovo incarico di formare il governo, Hariri - afferma il cardinale - ha risposto: “Sì, accetterò, con la speranza di poter andare avanti per una nuova visione di vita politica”. E ciò, commenta il patriarca, “è molto positivo”. Sulle motivazioni del gesto, già indicate dallo stesso Hariri, il cardinale riferisce che il premier dimissionario gli “ha parlato del fatto che ci sono stati problemi per le interferenze dell’Iran attraverso Hezbollah”: l’esperienza dei 10 mesi di governo avrebbe dimostrato che “non si poteva andare avanti”, “contro tutti i Paesi arabi: la guerra in Siria, in Iraq, nello Yemen, il problema con l’Arabia Saudita, con l’Iran”.

A proposito dei colloqui con i vertici di Riyad, il cardinale Béchara Raï - primo leader cristiano a compiere un viaggio nel regno saudita - sottolinea come sia stato evidenziato che oggi si punti ad “avere una politica di apertura verso tutti, apertura verso le religioni, verso le culture”. La visita in Arabia Saudita, mette in luce il cardinale, costituisce una “porta aperta” per “andare avanti nel discorso della libertà religiosa, del dialogo, del rispetto, dello Stato che separa la religione dalla politica”: con Riyad, dunque, “l’atmosfera è ottima”, c’è “un buon clima, cerchiamo di mantenerlo”.

Di tutto questo, il cardinale Béchara Raï anticipa che parlerà “nei dettagli” col Pontefice nell’incontro “di giovedì” prossimo, riprendendo anche il discorso - già affrontato dal patriarca col Papa - dell’emergenza profughi in Libano.

Ascolta e scarica l'intervista al card. Béchara Raï
21 novembre 2017, 14:40