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Spagna: Rajoy assume la presidenza della Catalogna

Il premier spagnolo Rajoy ha assunto ufficialmente la presidenza della Catalogna al posto del destituito Puigdemont, dopo la dichiarazione d'indipendenza del parlamento di Barcellona

di Michele Raviart

Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha assunto ufficialmente la presidenza della Catalogna al posto del destituito Carles Puigdemont. Applicato così il commissariamento previsto dall’art.155 della Costituzione, approvato ieri in Senato mentre il Parlamento di Barcellona annunciava l’indipendenza. I ministri di Madrid hanno assunto le competenze della Generalitat catalana, con la vice di Rajoy, Soraya Saenz de Santamaria che sostituisce il vice di Puigdemont, Oriol Junqueras. Sciolto il parlamento in vista delle elezioni, convocate da Rajoy per il  prossimo 21 dicembre, e destituito il comandante dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, che farà ora riferimento direttamente al ministero degli Interni. Licenziati anche 150 consiglieri e chiuse le delegazioni diplomatiche della Catalogna all’estero.

Si attende ora la reazione di Puigdemont, rientrato a Girona dalla sua famiglia e che, secondo indiscrezioni, lunedì sarà probabilmente arrestato con l’accusa di sedizione e tradimento dalla Procura generale spagnola, un reato che prevede una pena fino a 30 anni di reclusione. Ieri, infatti, con 70 voti a favore e 10 contrari, il parlamento di Barcellona aveva annunciato la creazione della Repubblica di Catalogna, Stato indipendente e sovrano, portando così a compimento il percorso avviato con il referendum del primo ottobre. In migliaia ieri sera a Barcellona e in altre città della regione, hanno festeggiato l’evento e dalle facciate di alcuni municipi le bandiere spagnole sono state sostituite da quelle catalane.

Sebbene Puigdemont abbia ulteriormente ribadito di difendere l’indipendenza “in maniera pacifica e civile” si teme che la situazione, inedita nella storia della Spagna costituzionale, possa degenerare in una guerra civile. “Non la vedo probabile”, spiega al microfono di Federico Piana, Robert Roche, docente all’università autonoma di Barcellona, “ma è possibile che ci siano alcuni incidenti violenti”. Ora che gli effetti delll’art. 155 della Costituzione spagnola sono stati attivati, spiega ancora, sarebbe un’idea intelligente che ci fosse magnanimità da parte dello Stato , “un’amnistia generale”. Ora che l’autorità è passata a Madrid, “sarebbe un’occasione per conoscere meglio la realtà catalana che finora non è stata considerata sufficientemente nel profondo.”

Alcuni incidenti si sono già verificati nella notte, con alcune centinaia di manifestanti unionisti che hanno rotto i vetri della sede di Catalunya Radio e aggredito tre persone. Oggi attesa una manifestazione per l’unità nazionale a Madrid, mentre a Barcellona si riuniscono i partiti indipendentisti, che dovranno valutare se e come accettare le decisioni del governo centrale. “La soluzione deve partire dal rispetto della Costituzione”, spiega nell’intervista di Antonella Palermo mons. Adolfo Gonzalez Montes, vescovo di Almeria, “non credo che lo Stato spagnolo in questo momento abbia delle intenzioni repressive. Si cerca di imporre la legge. All’interno della Costituzione spagnola si può cercare una soluzione; e naturalmente la nostra speranza è che questo sia possibile"

L’invito a non usare la forza è arrivato anche dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, che ha confermato il sostegno a Madrid da parte dell’Ue, che come gli Stati Uniti e gli altri Paesi del mondo, non ha riconosciuto l’indipendenza catalana.

 

 







28 ottobre 2017, 11:52