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Una giovane mamma, rifugiata ucraina, al confine con la Moldavia (Epa/Amel Pain) Una giovane mamma, rifugiata ucraina, al confine con la Moldavia (Epa/Amel Pain)

Padre Grynevych di Caritas-Spes Ucraina: "Uniti per la pace come vuole il Papa"

Caritas Internationalis ha organizzato presso la Sala Marconi di Radio Vaticana una conferenza stampa per aggiornare sul lavoro della Confederazione Caritas in Ucraina e sulla situazione umanitaria nel Paese. Tra i relatori il segretario generale di Caritas-Spes Ucraina, che nella nostra intervista sottolinea l'eroismo dei volontari e racconta la storia di un bambino che gli ha descritto la differenza tra il rumore della pioggia e quello delle bombe

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Negli occhi gli orrori di quasi tre mesi di guerra. Nel cuore e nella testa quella prossimità che è propria della Caritas, il compito di dare forma e contenuto ad una solidarietà creativa, come chiesto tante volte anche dal Papa. La gratitudine verso chi, da ogni angolo del pianeta, ha mostrato nei fatti la vicinanza al popolo ucraino e, al tempo stesso, la consapevolezza che molto c’è e ci sarà ancora da fare. Contrastando il rischio, come ha ammonito Francesco, che ci si abitui al conflitto. Padre Vyacheslav Grynevych, segretario generale di Caritas-Spes Ucraina, racconta questo e molto altro nell’intervista a Radio Vaticana – Vatican News. Lo fa all’indomani dell’incontro avuto con il Pontefice in Vaticano e nel giorno in cui Caritas Internationalis ha organizzato nella Sala Marconi di Radio Vaticana una conferenza stampa per aggiornare sul lavoro della Confederazione Caritas in Ucraina e sulla situazione umanitaria nel Paese.

La conferenza stampa in Sala Marconi
La conferenza stampa in Sala Marconi

Dall'inizio del conflitto, le due organizzazioni Caritas ucraine - Caritas Ucraina e Caritas Spes Ucraina - sono state al fianco della popolazione fornendo assistenza umanitaria. Tutte le organizzazioni Caritas nei Paesi vicini - tra cui Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania e Moldavia - sono in prima linea nell'assistere i milioni di rifugiati che fuggono dalla guerra, sostenuti da altri membri della Confederazione Caritas. A sottolinearlo i relatori, moderati da Alessandro Gisotti, vice direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione: Aloysius John, Segretario Generale di Caritas Internationalis, Tetiana Stawnychy, Presidente di Caritas Ucraina e lo stesso padre Vyacheslav Grynevych.

Ascolta l'intervista a padre Vyacheslav Grynevych

Padre Grynevych, nell’intervista che ci ha concesso per il Santo Natale, quasi cinque mesi fa, lei sottolineava l’importanza di essere accanto ai più bisognosi e di favorire il dialogo tra le generazioni. La guerra, allora, era un’ipotesi più o meno remota, mentre oggi è triste realtà. Di cosa avete bisogno oggi, a quasi tre mesi dall'inizio del conflitto?

Prima della guerra abbiamo visto tante volte un'indifferenza tra i popoli, non solo in Ucraina, ma in tanti Paesi. Pensavo che le differenze potessero essere un problema, quelle tra le varie religioni, di età appunto. Oggi invece le differenze sono una ricchezza per il nostro popolo, possono dare la forza per essere insieme come un unico corpo. Adesso il nostro Paese è davvero unito. Siamo tutti in missione, chiamati a rispondere a questa crisi umanitaria, alla guerra. Un'opportunità per unire le nostre forze ed un invito agli altri Paesi. La guerra è molto brutta, ovviamente, ma possiamo essere uniti. Il Papa ci chiede di essere Chiesa in uscita e penso che oggi questa Chiesa la vediamo in Ucraina. Come Caritas dobbiamo continuare la nostra missione, per far sviluppare la pace non solo in Ucraina, ma in ogni Paese del mondo. 

Il Papa ha definito la guerra “barbara e sacrilega”. Dinanzi a un simile scenario, quanto è difficile essere al servizio dei bisognosi e, al contempo, quanto è fondamentale?

La guerra non è solo la distruzione delle case, delle strade, della nostra realtà. Mi pare che dobbiamo andare oltre, toccare con mano le nostre anime che sono distrutte dalla guerra. Non è semplice raccontare quanto sta succedendo. Come operatori della Caritas, al dramma della guerra si aggiunge quello delle vite private di ciascuno. Le famiglie evacuate, i figli arruolati. Sono due parti, quella pubblica e quella privata, che convivono nella stessa anima. I nostri volontari sono eroi. Ci domandiamo ogni giorno quando torneremo alla vita normale, tutti seduti alla stessa tavola, in preghiera nelle nostre Chiese. 

Lei ieri ha incontrato il Papa, cosa le ha detto?

Il nostro è stato un incontro che mi è piaciuto molto. Gli abbiamo parlato della nostra esperienza di unità, tutti insieme, che come Caritas abbiamo noi e i vescovi. La comune presenza nelle Chiese, nelle case. Ci sono anche volontari non cattolici che sono accanto a noi, che vogliono dare una mano. Il Papa ha detto che è questo ciò che vuole. Le sue parole sono una benedizione, una speranza. Non siamo da soli, andiamo insieme nella buona strada, quella dell'aiuto umanitario per tutti. 

Francesco ha mostrato la sua vicinanza al popolo ucraino, concretizzatasi ad esempio nelle numerose missioni del cardinale Konrad Krajewski. Quanto è importante questa prossimità?

La vicinanza l'abbiamo sentita generalmente già nel 2014, dall'Europa ad esempio. Oggi ancora di più, dinanzi al volto terribile della guerra.  Sapere di non essere soli, grazie anche alle visite della Santa Sede, alle parole del Papa, ci dà la forza per continuare il nostro lavoro. Non è soltanto la guerra, ma è la dignità in gioco. Il Papa tante volte ci ha ricordato che la nostra storia è stata difficile. Noi vogliamo solo essere liberi, scegliere la nostra strada. Le nostre famiglie hanno storie di dolore, siamo tutti toccati da questo ed oggi, ancora una volta, da questa guerra. Siamo già vittime della guerra, lo saranno i nostri bambini, ma vogliamo ora decidere liberamente il nostro futuro. 

C’è una storia in particolare di questi tre mesi che vuole condividere con i nostri ascoltatori?

Sono tante le storie. Penso a quel bambino che mi ha incontrato e mi ha spiegato la differenza tra il rumore della pioggia e il rumore delle bombe. Me lo ha detto con naturalezza, ma io so che questo non lo dimenticherà mai. Penso poi a un luogo che ho visitato, dove sono tanti i bombardamenti. Nelle stanze di una Chiesa sono rifugiate numerose donne anziane. Una in particolare, la più anziana di tutte, mi ha detto che la sua missione è cantare. Le ho chiesto di farlo ed ha iniziato a cantare canzoni tradizionali ucraine ed ho capito che molte delle nostre canzoni raccontano la sofferenza, la difficoltà delle guerre, ma anche l'amore. La solidarietà. Questa donna è testimone, oggi. La sua vocazione è essere lì in questo momento. Vorrebbe essere con i suoi nipoti, ma tutti noi siamo separati: i nonni dai nipoti, i mariti dalle mogli. Questa è una delle conseguenze più atroci della guerra. 

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16 maggio 2022, 12:58