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Una celebrazione con il vescovo Jukka Keskitalo, la pastora Mari Valjakka e alcuni fedeli sami Una celebrazione con il vescovo Jukka Keskitalo, la pastora Mari Valjakka e alcuni fedeli sami

Unità dei cristiani, la pastora Valjakka: insieme perché figli di Dio

Mari Valjakka, pastora della Chiesa evangelica luterana finlandese, ha incontrato Papa Francesco lunedì scorso, alla vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Lei fa parte della minoranza Sami, popolazione indigena, che in passato ha subito diverse discriminazioni. Per la pastora è profonda la sintonia con il Pontefice in particolare sulla cura del Creato e la difesa delle minoranze

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Un cammino da fare insieme, seguendo la stella per cercare Dio. È la strada che Papa Francesco ha indicato, incontrando lunedì scorso la Delegazione ecumenica dalla Finlandia, alla vigilia dell’apertura della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Un’iniziativa ecumenica di preghiera nella quale tutte le confessioni cristiane pregano insieme per il raggiungimento della piena unità. È anche questa la tappa di un percorso che si arricchisce ogni giorno di un tassello, piccole tessere composte di attività svolte insieme nel segno della carità e della fratellanza. 

Accade anche in Finlandia dove i cattolici sono una minoranza e dove si sta avviando un percorso di rinnovamento e riconciliazione con gli indigeni. Francesco, nell’udienza di lunedì, ha citato i Sami, unici popoli indigeni che vivono nell'Unione Europea, circa 75mila persone che traggono sussistenza soprattutto di allevamento di renne e di pesca, invitando a lavorare per la guarigione della memoria, perseguendo la “ricerca sincera della verità”.

La pastora Mari Valjakka in Finlandia
La pastora Mari Valjakka in Finlandia

Il dovere di ascoltare

Della minoranza Sami fa parte Mari Valjakka, pastora della Chiesa evangelica luterana, che è anche moderatore del Gruppo di Riferimento per i Popoli Indigeni del Consiglio Mondiale delle Chiese. 

In passato lei ha lodato l’impegno di Papa Francesco nella difesa delle popolazioni indigene e nella cura del Creato. Possono essere questi due temi un terreno fertile per l’ecumenismo?

Penso che la protezione del Creato sia centrale per la missione della Chiesa, come esseri umani siamo stati creati a immagine di Dio e come immagine di Dio siamo chiamati a prenderci cura della creazione. Fondamentalmente l'ottanta per cento della biodiversità del pianeta si trova su territori popolati da popolazioni indigene e queste popolazioni sono state veramente custodi dei loro territori, per cui hanno una tradizione centenaria rispetto a questo. Hanno tanta saggezza da poter comunicare ma molto spesso la loro voce non è sentita, non è ascoltata. Secondo me la missione dovrebbe iniziare dai margini, dalle periferie con le periferie, con i popoli indigeni, con coloro che sono discriminati. Come cristiani abbiamo il dovere di ascoltare queste voci che spesso non sono ascoltate o addirittura sono state messe a tacere, perché loro sono fratelli e sorelle in Cristo per noi. Quando per esempio ho potuto leggere l'invito di Papa Francesco ai leader delle Nazioni per difendere la foresta amazzonica, per esempio, e proteggere tutti i gruppi indigeni che vivono nella zona, mi sono sentita veramente colpita perché vedo che quello che avviene in Amazzonia non rimane semplicemente in Amazzonia, quello che avviene nella regione in cui io vivo, la regione artica, non rimane semplicemente lì. Stiamo tutti affrontando una crisi climatica ma i popoli indigeni la stanno affrontando in trincea, in prima fila. La regione artica, per esempio, si sta surriscaldando molto più velocemente rispetto a qualsiasi altra parte del pianeta. Così quando sento il Papa toccare questi temi essenziali mi dà tantissima speranza, perché penso che il Vangelo debba diffondersi e diffondendosi potrà avere un impatto benefico. Abbiamo il compito di pregare e chiedere al Signore anche di mostrarci come questi popoli indigeni possano comunicare la loro saggezza agli altri e dobbiamo pregare perché coloro che hanno il potere, che sono i leader del mondo, possano essere toccati così il futuro possa essere meglio di ieri.

Quale è la realtà della minoranza Sami alla quale lei appartiene e cosa significa per lei, donna di fede, difendere i diritti delle minoranze?

Il popolo Sami è un popolo che è stato emarginato in Finlandia e la storia delle relazioni tra il popolo Sami e la chiesa locale non è sempre stata senza problemi, perché c'è stato il tentativo di assimilarci alla cultura dominante. C'è stato un tempo in cui non potevamo usare la nostra lingua e neanche mostrare i segni della nostra cultura. In questo momento abbiamo iniziato un processo chiamato “verità e riconciliazione”. E’ un tempo in cui le persone Sami possono raccontare le loro esperienze, quello che hanno sofferto, provato e anche da qui iniziare un cammino di riconciliazione. Sarà un processo molto lungo e anche molto duro ma spero che ci sia la possibilità per comprendersi meglio l'uno con l'altro, per comprenderci meglio. Il fatto di essere donna e che di provenire da un gruppo di minoranza all'interno della stessa minoranza Sami, fa sì che mi ritrovi, non dico tutti i giorni ma forse ogni secondo del giorno, a lottare contro i mulini a vento. Ma l’essere qui, avere la possibilità di incontrare Papa Francesco e anche di poter parlare e scambiare opinioni con i cattolici che lavorano all'interno della Finlandia e che sono anche loro a contatto con gruppi di minoranza, mi dà la sensazione che forse questi mulini a vento non siano così forti, così potenti.

Papa Francesco e la Delegazione ecumenica dalla Finlandia
Papa Francesco e la Delegazione ecumenica dalla Finlandia

Come sono i rapporti con le altre confessioni religiose? E quale messaggio sente di portare in questo tempo di pandemia, quale speranza?

Vedo e sperimento che le relazioni tra le varie confessioni, le chiese, sono molto buone. Nello stesso tempo credo che potremmo rafforzare le nostre relazioni, non solo all'interno della confessione cristiana, ma anche aprirci alle altre religioni, ad un dialogo interreligioso. Sono molto contenta, per esempio, del fatto che noi cristiani in Finlandia possiamo collaborare tra noi e lo facciamo a un livello molto pratico che però è il livello di collaborazione che porta più frutto, è in qualche modo più fertile. In questo tempo di pandemia e incamminandoci verso un tempo post pandemico che si aprirà, penso che la cosa più importante sia comprendere che abbiamo bisogno l'uno dell'altro. Abbiamo bisogno di incontrarci, abbiamo bisogno di portare i pesi gli uni degli altri, e penso che alla fine tutti siamo uniti di fronte al volto di Dio perché siamo tutti figli di Dio.

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20 gennaio 2022, 08:00