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I vescovi del Cile chiedono maggiori tutele per i migranti I vescovi del Cile chiedono maggiori tutele per i migranti

Vescovi cileni: i migranti sono persone. Servono tutele, non esclusioni

Non ridurre le migrazioni ad una mera questione di sicurezza, ma porre al centro di ogni decisione la persona umana: è quanto chiedono, in Cile, la Pastorale per la mobilità umana e l’Istituto cattolico nazionale delle migrazioni (Incami)

Isabella Piro – Città del Vaticano

Persone, non numeri. Tutele, non esclusioni. Ponti, non muri. Si possono sintetizzare così gli appelli in favore dei migranti contenuti nella dichiarazione congiunta rilasciata, in Cile, dalla Pastorale per la mobilità umana insieme all’Istituto cattolico cileno delle migrazioni (Incami). Il 2 dicembre, al termine di un incontro nazionale svoltosi a Ñuñoa, i due organismi hanno espresso la loro preoccupazione per l’attuale situazione migratoria nel Paese ed hanno messo in luce i temi che devono essere affrontati con maggiore urgenza, anche in vista delle prossime elezioni. La nazione, infatti, si prepara a scegliere, il prossimo 19 dicembre, il nuovo capo dello Stato: dopo il primo turno elettorale del 21 novembre, al ballottaggio si presenteranno José Antonio Kast, 55 anni, esponente della destra, e Gabriel Boric, 35 anni, candidato della sinistra.   

La persona sia al centro della legge 

“In questa fase elettorale e prima che venga attuato un nuovo regolamento sulle migrazioni – si legge nella dichiarazione congiunta, a firma di Monsignor Moisés Atisha Contreras, vescovo di San Marcos de Arica e presidente dell’Incami – siamo preoccupati che la persona non sia concepita come l’asse portante della legge, ma che la migrazione sia associata solo ad una questione di sicurezza, per limitare la mobilità delle persone o per scopi elettorali”. “Non escludiamo la necessità di un nuovo processo di regolarizzazione dei migranti – prosegue la nota – purché si parta da un’analisi basata sulla realtà e non sulla volontà politica”.

Integrazione e accesso ai diritti

La Pastorale per la mobilità e l’Icami, inoltre, sottolineano la necessità di “processi di integrazione per coloro che già risiedono nel Paese”, affinché possano “accedere a diritti quali il ricongiungimento familiare e la tutela dei minori, creando così ponti e non muri tra le persone”. Ciò che occorre, in sostanza, proseguono i due organismi, sono “processi di gestione e comunicazione sulle migrazioni che siano definiti e trasparenti”, così da creare la possibilità di “rispettare la legge e agire in modo dignitoso”. L’auspicio della Chiesa cattolica, dunque, è che “la nuova amministrazione concepisca la migrazione come una realtà umana che richiede protezione, non esclusione”.

Allarme per i bambini migranti

Al contempo, la dichiarazione denuncia le lungaggini burocratiche con cui avviene “la consegna dei permessi di lavoro e dei visti”, il che aggrava “la vulnerabilità delle persone provenienti soprattutto dal Venezuela e da Haiti”. A destare allarme è anche “la situazione dei bambini, in particolare di quelli che migrano insieme a persone diverse dai loro genitori o tutori”. Infine, la Pastorale per la mobilità umana e l’Incami chiedono “una revisione e una valutazione dell’applicazione delle norme sui rifugiati, in modo da garantire la tutela di coloro che richiedono tale status, facilitando il loro accesso almeno alla domanda di asilo”.

Cosa dice la legge sulle migrazioni

Da ricordare che, lo scorso aprile, il Cile ha varato una nuova legge sulle migrazioni, che ha sostituito la precedente, approvata nel 1975 sotto la dittatura di Augusto Pinochet. La nuova normativa indica una maggiore rigidità sul controllo dei confini ed accelera i rimpatri, chiedendo a chi vuole entrare in Cile un visto del Paese di origine, al fine di impedirgli di arrivare come turista e cambiare poi il proprio stato in quello di immigrato, per poter cercare lavoro. L'emanazione di questa normativa è avvenuta in un momento di massima migrazione: tra febbraio e marzo di quest’anno, nella regione cilena al confine con la Bolivia, nei dintorni della città di Iquique, si è creata una situazione migratoria particolarmente critica. Dopo aver autorizzato l’intervento delle forze armate, il governo ha quindi approvato ad aprile la nuova legge. Nel mese di novembre, poi, 120 persone, per lo più venezuelane e colombiane, sono state espulse dal Cile su un volo charter.

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04 dicembre 2021, 08:44