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Vatican News

Alla Gregoriana un corso teologico sulla sinodalità

I dodici incontri online, previsti dal 26 novembre, sono aperti anche ai vescovi e agli operatori pastorali incaricati dei processi sinodali nelle Chiese locali. Padre Renczes, Decano della Facoltà di Teologia: “Dobbiamo imparare ad ascoltarci reciprocamente, aprendoci all’inaudito”

Fabio Colagrande – Città del Vaticano

Creare in un Ateneo pontificio uno spazio di confronto teologico sui temi al centro del Sinodo per una Chiesa sinodale, voluto da Papa Francesco e avviato ufficialmente in Vaticano il 9 e il 10 ottobre scorsi. È l’obbiettivo dei dodici incontri online organizzati dalla Facoltà di Teologia dell’Università Gregoriana che prendono il via il prossimo 26 novembre. “Sinodo e sinodalità: approcci teologici” è il tema del corso che è rivolto a chiunque voglia approfondirlo - vescovi compresi - e mira a creare momenti di ascolto e condivisione tra tutti i partecipanti. “L’avvio del processo sinodale – spiegano gli organizzatori - interpella anche la teologia ad approfondire il tema della “Chiesa costitutivamente sinodale”, per integrarvi dialogicamente visioni e competenze, esperienze e inquietudini, tradizione e letture attente ai segni dei tempi”. Sull'origine e sugli obbiettivi dell’iniziativa accademica si sofferma padre Philipp G. Renczes sj, Decano della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana: 

L'intervista a padre Philipp G. Renczes sj, Decano della Facoltà di Teologia della Gregoriana

Com’è nata quest’idea?

Seguendo attentamente l'insegnamento di Papa Francesco e anche l'insegnamento della Segreteria del Sinodo dei Vescovi ci è sembrato che il processo sinodale ci offrisse una chance eccezionale per gettare uno sguardo attuale, realista e fiducioso, poiché aiutato dallo Spirito Santo, sulla Chiesa e sulla vita di fede.  In un certo senso, è proprio ciò che noi cerchiamo di fare in teologia: scoprire come possiamo pensare la fede e la vita della Chiesa, per rimanere sempre autentici, ma anche per avere una certa rilevanza come teologi, non solo nei confronti dei nostri studenti ma anche nei confronti della Chiesa e della società. Io vedo una grande sintonia tra quelli che sono gli intenti di questo Sinodo sulla sinodalità e ciò che vuol dire oggi fare teologia, essere teologi. Questo processo sinodale può quindi aiutare la nostra teologia e allo stesso tempo noi possiamo offrire un contributo al processo sinodale stesso.

Quale sarà il metodo?

La formula di questo corso nasce da un esperimento che abbiamo condotto durante il periodo della pandemia. Siamo stati obbligati a rimanere chiusi quasi per due semestri, senza poter ospitare colleghi e studenti esterni, e perciò abbiamo creato una nuova piattaforma comune on line, aperta anche agli ospiti, sulla quale, con incontri regolari, ci siamo interrogati sul rapporto tra scienza e fede all’epoca del Covid. Ci è sembrato perciò lo strumento più adatto per ascoltarci reciprocamente e approfondire insieme quali sono le intenzioni del Papa con questo Sinodo e come possiamo fare oggi per essere in grado di trasmettere la fede anche alle generazioni future.

Un corso rivolto anche ai vescovi?

Sì, puntiamo un po' in alto. Ma abbiamo voluto si svolgesse con la formula più aperta possibile e quindi aprendo anche ai vescovi, ma soprattutto a tutti coloro che hanno a cuore la vita della Chiesa e sono coinvolti, in modo particolare, nell’implementazione del processo sinodale, a livello diocesano ma anche parrocchiale. Quindi è rivolto anche agli operatori pastorali, ai presbiteri, ai diaconi e anche agli studenti di altre università e agli insegnanti di religione. Tutti sono invitati perché tutti noi siamo invitati a lasciarci coinvolgere dal processo sinodale e quindi a imparare insieme cosa voglia dire questo cammino.

Non c'è il rischio di tautologia, quando si parla di Sinodo sulla sinodalità…

Forse il rischio c’è. Ma per evitarlo dobbiamo soprattutto comprendere bene qual è il metodo che questo processo sinodale vuole incrementare: non escludere nessuno e imparare ad ascoltarci reciprocamente, aprendoci allo stesso tempo anche alle cose inaudite. Io penso che la pandemia abbia un po’ rafforzato una certa nostra tendenza all’isolamento o al ripiegamento su noi stessi. Abbiamo un po’ la tendenza a comunicare tra di noi, all’interno dei nostri gruppi, o delle nostre fazioni. Invece, questo processo sinodale, con il suo metodo, ci spinge a camminare insieme, a camminare in comunione, come ha spiegato il Papa. Questo metodo lo abbiamo voluto riprendere per il nostro corso. In un primo livello i docenti illustreranno quali sono i fondamenti della sinodalità, ricordando che non vanno creati ex novo, perché c'è già una tradizione nella Chiesa, anche se forse non è stata sviluppata sufficientemente. Poi, in una seconda fase, ci sarà un confronto sugli elementi che vogliamo mettere in evidenza: il popolo di Dio, la sinodalità praticata nei sinodi delle Chiese orientali e altri temi, con un dialogo dei relatori della prima fase con nuovi interlocutori di altre discipline e una costante apertura al confronto con la platea.

 

24 novembre 2021, 12:32