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La terra che soffre è il grido dei poveri e sarà il grido di tutti

Il climatologo professor Ramanathan afferma che il grido della terra e il grido dei poveri è ormai diventato il grido di tutti, dal momento che il riscaldamento globale ha scatenato la “distruzione del sistema climatico mondiale”

Sr. Bernadette Mary Reis, fsp

I leader di tutto il mondo stanno per riunirsi a Glasgow per la Conferenza delle Parti alla Convenzione-Quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici (COP26), che si terrà dal 31 ottobre al 12 novembre prossimi. Si punta ad accelerare l'azione verso gli obiettivi dell'Accordo di Parigi e della medesima Convenzione. Alla vigilia dell’appuntamento, Vatican News ha parlato con il professor Veerabhadran Ramanathan, che nel 2015 fu consigliere scientifico della delegazione vaticana alla COP21 di Parigi. La previsione del climatologo è che il "tempo anormale" che stiamo vivendo oggi sarà amplificato del 50% se non agiamo rapidamente.

Conferenza stampa con la delegazione vaticana alla COP21, Parigi
Conferenza stampa con la delegazione vaticana alla COP21, Parigi

Il grido di madre natura

Definito in varie occasioni "l’esperto del clima del Papa", Ramanathan ha scritto i suoi primi commenti sui cambiamenti climatici in atto nel mondo nel 1975, quando aveva 31 anni. Allora, dice, "non se ne parlava ancora in termini umani. Si parlava dei ghiacciai che si scioglievano, dei livelli dei mari che si alzavano … Perché, in realtà, questo cambiamento tra il riscaldamento e gli estremi climatici ha iniziato a manifestarsi in maniera così evidente soltanto negli ultimi dieci anni”.

Il prof. Ramanathan (secondo da destra) con la delegazione vaticana alla COP21 di Parigi
Il prof. Ramanathan (secondo da destra) con la delegazione vaticana alla COP21 di Parigi

“Madre Natura, dice il professor Ramanathan, sta cercando di dirci in ogni modo che le stiamo facendo male. E questo mi riporta a quello che dice Papa Francesco nella Laudato si’, quando parla del grido della terra. Noi dobbiamo ascoltarlo. E lui ci dice anche che dobbiamo ascoltarlo insieme al grido dei poveri”.

Il prof. Ramanathan ad un incontro organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze (Gabriella Clare Marino/PAS)
Il prof. Ramanathan ad un incontro organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze (Gabriella Clare Marino/PAS)

Il grido della terra

In che modo la terra grida? Uno, è l’aumento della temperatura. Il professor Ramanathan ricorda di avere preparato nel 2018 una pubblicazione insieme ai suoi colleghi, nella quale prevede che entro l’anno 2030 la temperatura sarà aumentata di 1,5 gradi. “E mancano ancora nove anni. Passare da 1 a 1,5 corrisponde a una maggiorazione del 50%. Immaginiamo tutto quello che sta accadendo oggi, amplificato del 50%”.

L’aumento della temperatura finisce nel cambiamento dei modelli climatici, perché i due sono in stretta relazione l’uno con l’altro. Lo scienziato avverte che siamo solo all’inizio degli effetti del “riscaldamento globale, che negli ultimi 10-15 anni si è trasformato nello sconvolgimento globale dei sistemi climatici in tutto il mondo. In ogni parte della terra la gente sta sperimentando un clima quantomeno bizzarro”, continua il professore. “Quello che normalmente avviene ogni mille anni, ogni cinquecento anni, ora avviene due volte in dieci anni. Il modello generale è che le regioni secche diventino ancora più secche mentre quelle umide diventano più umide. Più umido andrebbe bene se le piogge si manifestassero in una pioggia gentile. Invece il più umido è orribile se è come la pioggia che abbiamo visto cadere in Germania, quella pioggia che spazza via tutto, comprese le persone”.

Papa Francesco e il prof. Ramanathan
Papa Francesco e il prof. Ramanathan

Il grido dei poveri

Il professor Ramanathan ammira Papa Francesco per avere collegato il grido della terra al grido dei poveri. Esistono prospettive concrete, tangibili – dice – che quei “tre miliardi di persone sulla faccia della terra che non hanno ancora scoperto i combustibili fossili” siano colpiti dal cambiamento della temperatura e del clima. “Ne ho parlato con Papa Francesco, di questo”, afferma. “Loro continuano a bruciare legna da ardere e sterco di vacca e rifiuti organici per rispondere alle loro necessità di base come cucinare e riscaldare le case. Eppure, saranno proprio loro a pagare le conseguenze peggiori del nostro idillio con i combustibili fossili: la maggior parte di questi tre miliardi di persone sono contadini. Ma non stiamo parlando degli agricoltori occidentali, che hanno migliaia, milioni di ettari: ognuno di questi, invece, dispone di mezzo ettaro, forse uno …”.

Per i “contadini di sussistenza” in India questo significa che “vengono le piogge monsoniche – ma la pioggia scende a dirotto, cioè: quando piove, piove a dirotto. E mi chiederai: ‘E qual è il problema?’. Il problema è che quando piove a dirotto, l’acqua finisce direttamente nell’oceano: scorre via, ma si porta via tutti i nutrienti che sono nel suolo”.

Il grido di tutti

Ora non sono più soltanto Madre Natura, la terra e i poveri che elevano il loro grido: tutti ormai soffrono per gli effetti del riscaldamento globale, i poveri, la classe media e i ricchi, tutti allo stesso modo. Alluvioni e incendi non fanno distinzione tra persone e alberi. Uno dei timori del professor Ramanathan “è che il cambiamento climatico entri nei nostri salotti nello stesso modo in cui ci è entrato il Covid, senza risparmiare nessuno”.

“Il mio pensiero va in particolare alle persone tra i 30 e i 50 anni, che vivono ancora di stipendio in stipendio e che vogliono mandare a scuola i figli: quando la loro casa finisce distrutta da un incendio … e pensiamo che tra cinque, dieci anni, le assicurazioni saranno fallite, non saranno più in grado di assicurare la tua casa. Quando dico che il cambiamento climatico entrerà nei nostri salotti penso al fatto che ci sono tantissime persone che non hanno più il salotto a causa degli incendi o delle alluvioni”.

Schema di J. Cole, A J Hsu and V. Ramanathan
Schema di J. Cole, A J Hsu and V. Ramanathan

Trasformare quel grido

Però, possiamo fare delle scelte, afferma il professor Ramanathan: possiamo scegliere di fare come il rospo della favola, che non fa nulla mentre sale la temperatura dell’acqua nella quale è immerso, finché muore. “Per fortuna, noi siamo molto più intelligenti di lui: sappiamo reagire. Se saremo preparati, potremo evitare la maggior parte dei disastri”.

Lo scienziato non crede che sia più possibile cambiare la situazione cambiando gli stili di vita: “Mi dispiace dirlo, ma ormai è troppo tardi. Abbiamo bisogno di un progetto serio per costruire la resilienza”. In termini concreti, questo significa incoraggiare i contadini ad adattare le loro coltivazioni ai nuovi modelli climatici. “Intanto, dipende da dove ti trovi in questo hotspot climatico: sei nella parte asciutta, che diventa sempre più asciutta, o nella parte umida, che diventa sempre più umida? Se sei nella parte umida che diventa sempre più umida, dovrai ricostituire il suolo, perché l’acqua se lo porta via”. Se prendiamo ad esempio la California, un’area in una zona asciutta, possiamo affermare che non è più sostenibile la coltivazione delle mandorle: “Non vedo modo in cui possano sopravvivere. Se invece si convertono a coltivazioni che richiedono meno acqua, allora ce la possono fare”.

E continua: “Se osserviamo i segni del cambiamento climatico di oggi, e non di quelli di 15-20 anni fa, i modelli possono essere modificati”. Questo richiede “una gestione globale dell’acqua per produrre cibo. Non farei una differenza tra acqua e cibo: infatti, acqua e cibo sono come l’ossigeno per gli esseri viventi”. Inoltre, bisogna ragionare anche sulle esigenze dei piccoli agricoltori “non soltanto in termini di efficienza, rendimento e alimentazione del mondo ma anche in termini di benessere di questi tre miliardi di esseri umani che noi stiamo danneggiando con quei cambiamenti climatici che noi abbiamo innescato”.

Il prof. Ramanathan con San Giovanni Paolo II
Il prof. Ramanathan con San Giovanni Paolo II

Quale voce sarà ascoltata?

Il secondo obiettivo è quello “di abbassare la curva delle emissioni” ma – come afferma il professor Ramanathan – questo approccio ai cambiamenti climatici è fortemente politicizzato. A meno che non sia separato dall’involucro politico nel quale è bloccato a tutt’adesso, continuerà soltanto a separare le persone e a creare divisioni.

“Gli unici forum non-politici, secondo me, sono le chiese, i templi, le sinagoghe, le moschee. Tutto quello che viene detto alle persone ha un aspetto politico. Purtroppo, anche i media sono polarizzati sui due fronti. La gente dev’essere istruita rapidamente e organizzazioni e leader religiosi possono riempire il vuoto: Papa Francesco ha fatto il primo passo con la Laudato si’. Alla Pontificia Accademia delle Scienze si sono svolti molti incontri in cui scienza, fede e politica si sono alleate. E voi cattolici avete il polso diretto dei poveri: se riuscirete a convincere anche solo il 10% del rimanente 50%, saremo già un gran passo avanti: allora potremo scegliere leader adeguati che prenderanno le giuste iniziative”. “Io punto tutto sulla fede”.

Biografia. Originario di Chennai, in India, Veerabhadran Ramanathan ha completato gli studi superiori e universitari in India, quindi si è trasferito negli Stati Uniti dove ha ottenuto il dottorato alla State University di New York. Attualmente ricopre l’incarico di presidente della cattedra di Sostenibilità climatica intitolata a Edward A. Friedman dell'Università della California San Diego. Nell'ottobre 2004, San Giovanni Paolo II lo nominò accademico nella Pontificia Accademia delle Scienze.

26 ottobre 2021, 08:00