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La cerimonia di apertura del XXXV incontro internazionale per la pace alla "Nuvola" di Roma La cerimonia di apertura del XXXV incontro internazionale per la pace alla "Nuvola" di Roma 

Incontro di Sant'Egidio: religioni insieme per un nuovo inizio post-pandemia

Cerimonia inaugurale ieri a Roma per il XXXV appuntamento internazionale interreligioso promosso dalla Comunità fondata da Andrea Riccardi. Un "evento carico di speranza" come emerso dagli interventi. Nella mattinata di oggi spazio ai forum di dialogo e poi in serata, al Colosseo, la preghiera conclusiva per la pace alla presenza di Papa Francesco

Michele Raviart – Città del Vaticano

Ripensare il mondo uscito dalla pandemia e farlo insieme, come fratelli e sorelle, indipendentemente dal proprio credo. È questo il pensiero comune degli esponenti delle grandi religioni, riuniti ieri a Roma per la cerimonia di apertura di “Popoli fratelli, terra futura. Religione e culture in dialogo”, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e che culminerà oggi pomeriggio al Colosseo con il messaggio di pace di Papa Francesco e degli altri leader religiosi.

Farsi portavoce della pace e del bene

Un evento al quale partecipano, in presenza, persone provenienti da 40 Paesi del mondo, in un rinnovato sforzo delle fedi, spiega il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo, nel segno di un cammino comune che è uno dei grandi fatti storici del nostro tempo. “Ascoltare l’invocazione di pace e di bene e farsene portavoce davanti a Dio agli uomini e alle donne del nostro tempo”, questa è la sfida del mondo post-pandemico.

Un nuovo inizio, insieme

“Il mondo di prima non c’è più e abbiamo nelle nostre mani la possibilità di costruire un nuovo inizio, che non potrà che essere insieme”, ha ribadito con forza Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, ma questo non può prescindere dal riconoscere di appartenere all’unica famiglia umana. Conoscenza, comprensione e rispetto reciproco i tre pilastri per costruire il mondo del domani, non per omologarsi, ma per capire le specificità l’uno dell’altro.

La caduta degli idoli

“Avremo bisogno di immaginazione, di leadership e di coraggio per difendere ciò che è giusto”, ha spiegato invece l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, primate della Comunione anglicana, secondo cui gli effetti della pandemia dureranno decenni. Gli idoli del nostro tempo – salute, scienza, prosperità o “qualsiasi altra distrazione che cadiamo nell’errore di credere onnipotente”- sono stati rovesciati e si sono rivelati senza potere. Siamo tuttavia “una generazione benedetta, perché abbiamo la possibilità di creare un nuovo mondo giusto”, cercando di superare le disuguaglianze che sono state rese più visibili dalla pandemia, e affrontando nemici comuni come il cambiamento climatico. O sfide come quelle delle migrazioni e in questo senso, il ministro dell'Interno italiano Luciana Lamorgese ha ricordato l’esperienza dei corridoi umanitari, realizzati anche grazie al contributo della Comunità di Sant’Egidio e definiti come “una degli migliori pratiche a livello mondiale nel vasto campo dell’immigrazione e dell’integrazione”.

La ricerca della fratellanza umana

Dolore e tristezza per quanto accaduto a milioni di persone a causa della pandemia, sono invece i sentimenti di Mohamed Al-Duwaini, vicario del grande imam di Al-Azhar. Nelle sue parole anche speranza e ottimismo per questo incontro, “il cui significato  - afferma - va compreso e messo in pratica, e cioè che le persone provengono da un’unica origine e sono accomunate da ciò che rende la vita migliore e più bella per tutti”. Una “nobile ricerca della fratellanza umana”, ha ricordato Sheikh Nahyan bin Mubarak Al Nahyan ministro della tolleranza e della convivenza religiosa degli Emirati Arabi Uniti, che era nelle menti di Papa Francesco e del grande imam di Al-Azhar, quando hanno firmato la Dichiarazione di Abu Dhabi sulla Fratellanza umana nel 2019 proprio per contribuire insieme a “una società globale in cui tutti vivano e lavorino come fratelli e sorelle, in armonia, pace e buona volontà”.

Una relazione non esclusiva con Dio

“Mentre usciamo lentamente dai nostri nascondigli su "Zoom", dai nostri bunker e dal culto dell'io, e torniamo alla vita pubblica e comunitaria”, ha sottolineato invece il rabbino Pinchas Goldschmidt, presidente della Conferenza dei rabbini europea: “dovremmo coltivare la nostra interdipendenza e comunanza umana”. “Il nuovo mondo che si sta sviluppando dopo questa pandemia”, ha concluso, “dovrebbe imparare da Caino e Abele, i primi due fratelli, che la nostra relazione con Dio non può essere solo individuale ed esclusiva, ma deve includere i nostri simili, uomini e donne”.

Ultimo aggiornamento ore 9.50 del 7 ottobre 2021

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06 ottobre 2021, 20:53