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La Sardegna brucia, il vescovo di Alghero: una ferita frutto anche dell’incuria dell'uomo

Monsignor Mauro Maria Morfino commenta il dramma che vive da giorni la regione: “C’è gente che ha perso tutto, la distruzione è sproporzionata. Come Chiesa siamo attivi per gli aiuti. La diocesi stanzierà immediatamente 50 mila euro per chi ha subito danni”

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

La Sardegna brucia da almeno 60 ore e mostra al mondo le conseguenze dell’incuria verso quella che il Papa chiama la “nostra Casa comune”. Il tema, cioè, denunciato a più riprese durante il recente G20 di Napoli e che oggi e domani sarà al centro delle discussioni del summit di Londra che vedrà riuniti i ministri dell’ambiente di 51 Paesi in vista della Cop26 di Glasgow.

Pericolo nuovi incendi

I roghi vanno avanti dal 23 luglio scorso, giorno in cui - secondo fonti della regione - l’incendio è divampato a causa di un incidente stradale. Il fuoco, sospinto sul bosco dal forte vento di scirocco prima e libeccio, è ancora attivo su più fronti. E un nuovo bollettino di previsione di pericolo incendio per la giornata di oggi, 26 luglio, è stato diramato dalla Protezione Civile. La maggiore preoccupazione è per le comunità del Marghine e della Planargia.

Il vescovo di Alghero: una tragedia sproporzionata

I danni maggiori sono a sud della diocesi di Bosa-Alghero, che confina con la diocesi di Oristano. Quelle suggestive vallate di verde hanno visto alberi carbonizzati, colture devastate e la morte del bestiame. Un dramma per tutti gli abitanti che, fortunatamente, non hanno registrato morti ma “hanno perso tutto”, come spiega a Vatican News monsignor Mauro Maria Morfino, vescovo di Bosa Alghero, che dall’inizio degli incendi si è rimboccato le maniche per aiutare personalmente le comunità che hanno subito maggiori danni:

Ascolta l'intervista al vescovo di Alghero, Mauro Maria Morfino

Monsignor Morfino, cosa vive la Sardegna in queste ore?

È una ferita, una grandissima ferita, oltre che una tragedia. Purtroppo noi siamo abituati perché ogni anno viviamo quest’emergenza dei roghi, quando più, quando meno, però ci conviviamo da tempo. Certo, è sempre inedita… Quest’anno, in particolare, è davvero una ferita perché si vede un fronte di fuoco che sembra non terminare, soprattutto nel sud della nostra diocesi. È veramente pesante come situazione.

A cosa potrebbero ricondursi le cause, c’è di mezzo anche la mano dell’uomo?

Questo non lo so. Però, guardando un orizzonte un po’ più ampio, decurtare i servizi della forestale, dei barracelli e di tutte quelle persone dedite alla cura della natura, inevitabilmente porta a situazioni del genere. Quando la cura del territorio non è costante, si arriva a questo. Ci sono sempre delle concause molto più banali e molto più tristi, perché fanno parte dell’incuria. È certamente tutto un sistema che bisognerebbe riprendere in mano, perché gli esiti – come stiamo vedendo – sono drammatici.

Ad esempio? Quali conseguenze subisce la popolazione?

Abbiamo persone che hanno perso tutto. Tutto! Famiglie hanno perso intere aziende, il bestiame, le coltivazioni. Non è morto nessuno per fortuna questa volta, ma direi che la Sardegna ha pianto per anni i suoi morti a causa degli incendi. Basti pensare alla tragedia di Curraggia del 1983. Abbiamo continuamente questa realtà… Da un punto di vista sociale ed economico, questo è un tracollo per tantissime persone.

Come Chiesa cosa state facendo, non solo nell’immediato per aiutare la gente, ma anche per sensibilizzare, sulla scia di Papa Francesco, sui temi del clima?

La prima cosa è proprio offrire uno sguardo attento sulla questione della nostra Casa comune che è saccheggiata e vilipesa. Questo è un lavoro a lungo raggio. Nell’immediato, proprio oggi ho pensato a un fondo di solidarietà per aiutare chi ha subito gravi danni. La Diocesi metterà immediatamente 50 mila euro a disposizione. Ho visto che ci sono stati subito tantissime persone e istituzioni che si sono detti pronti a intervenire e collaborare. Questo aspetto della solidarietà credo che sia una cosa molto bello e per nulla scontata. Dobbiamo essere grati, perché significa che c’è ancora attenzione al dolore degli altri, che è ancora vivo e forte un tessuto di umanità che fa ben sperare. Oltre a tutto questo, ci siamo messi subito in moto; ad esempio, io mi trovo ora all’ex seminario di Bosa dove abbiamo accolto gli ospiti di una casa di riposo evacuata. Ci sono altri punti di aiuto della Caritas o delle Misericordie. Ora bisognerà sistematizzare tutti gli aiuti. Speriamo bene… Ora sono tutte gocce nel mare di necessità, perché ciò che è stato distrutto è sproporzionato, come Chiesa locale stiamo tentando di fate tutto quello che possiamo fare. È poco, ma al momento è il massimo che possiamo fare.  

26 luglio 2021, 13:30