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“Il tuo amore è per sempre”: la speciale liturgia davanti alla Sindone

Dalla Cattedrale di Torino preghiera e contemplazione guidata da monsignor Cesare Nosiglia. "la Sindone è il Vangelo comunicato non con lo scritto o le parole ma con quanto il Telo ci mostra concretamente"

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Questo Volto sfigurato dalle ferite comunica una grande pace. Il suo sguardo non cerca i nostri occhi ma il nostro cuore, è come se ci dicesse: abbi fiducia, non perdere la speranza; la forza dell’amore di Dio, la forza del Risorto vince tutto.

Le parole di Papa Francesco, scritte lo scorso anno su twitter, davvero danno il senso di quello che si prova guardando la Sindone. Speranza, amore che vincono la morte e che sono il messaggio della Pasqua di Risurrezione. Nel 2020 si aveva un grande bisogno di guardare al Sacro Lino, perché la pandemia aveva soffocato la vita di molti, fatto toccare con mano il dolore profondo come quello provato da Maria sotto la croce. Per questo l’arcidiocesi di Torino aveva predisposto una speciale Ostensione della Sindone. In questa Pasqua qualcosa è cambiato, con la pandemia si convive, con la paura si fa i conti ogni giorno, ma si guarda con fiducia al vaccino. Serve ancora, però, rivolgere lo sguardo a quel Telo e per questo si è deciso di proporre, nel Sabato Santo, una liturgia particolare dal motto: “Il tuo amore è per sempre”, trasmessa da Tv2000 grazie alla partecipazione del Dicastero per la Comunicazione.

Guardare la speranza

Nella giornata del Sabato Santo, scandita dalla preghiera e dalla contemplazione, si sono alternate le testimonianze tra chi ha avuto il coronavirus, altre malattie o ha subito ingiustizie e violenze, a commento dei segni della Passione di Gesù. Alle testimonianze è poi seguita la preghiera presieduta dall’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia. Nell'omelia il presule ha ricordato che "ci sono molti modi per portare la croce di Gesù". "Quello del Cireneo è uno dei più comuni". "La croce - ha spiegato l'arcivescovo - ti viene messa sulle spalle per forza e tu ti rassegni a portarla". "Una malattia grave, un problema difficile di famiglia o di lavoro, una realtà pesante e dura da sopportare per te o per chi ti è vicino, la morte di una persona cara. Insieme a questi si è aggiunto nel tempo presente anche la pandemia". "Per chi ha fede - ha detto monsignor Nosiglia - la croce è anche via di purificazione e di redenzione, come lo è stata per Gesù". C’è anche un altro modo di portare la croce, quello di Maria. "È la croce del dolore di madre, che vive la solitudine e l’abbandono; è la croce - ha ricordato il presule - dell’offerta del proprio sacrificio in unione a quello del Figlio per redimere il mondo dal peccato e dalla morte. È via di solidarietà, dunque, e di amore, dono di sé e atto di confidenza in Dio e di speranza". Nel tempo attuale, come sottolinea in questa intervista rilasciata da monsignor Nosiglia a Vatican News, abbiamo bisogno di "alimentare e comunicare la nostra speranza".

Ascolta l'intervista a monsignor Nosiglia

R. – E’ la speranza che Cristo ha sofferto come stiamo soffrendo noi, forse anche di più, perché era solo, abbandonato come lo sono spesso i nostri anziani, perché non hanno vicino i loro congiunti a causa del coronavirus. Però Gesù Cristo è stato anche colui che si è affidato al Padre e il Padre era lì vicino e lo ha sostenuto fino alla Risurrezione. Questo vuol dire che non dobbiamo avere paura delle situazioni difficili che pure sono faticose, ma dobbiamo avere fede sempre, pregare il Signore, perché ci dia coraggio, fiducia, speranza e soprattutto dobbiamo aiutare chi non ha più coraggio, fiducia e speranza, magari anche per motivi seri e concreti, aiutarlo invece ad affrontare anche questa situazione. La Sindone ci dice proprio questo. Non per niente Papa Francesco ci ha spiegato che,quando contempliamo il volto della Sindone, ci sembra di vedere il volto di un defunto e sembra che ci dica poco, ma in realtà è lui che guarda noi e ci dice che anche lui ha sofferto e che è importante farsi carico di altre persone.  Fare questa liturgia alla vigilia di Pasqua potrebbe sembrare una cosa particolare, perché si può pensare che la Sindone ci parli del Venerdì Santo, ma ci parla anche del Sabato Santo, perché ci offre la sicurezza che dalla morte e dalla sofferenza di Cristo è nata la vita per tutti.

Che cosa c'è di diverso rispetto all’Ostensione che avevate preparato lo scorso anno in piena pandemia, quando il mondo si sentiva davvero perso di fronte a questo nuovo virus?

R. - Noi abbiamo pensato quest'anno di riprendere una tradizione che era molto presente nella chiesa primitiva, l'ora di Maria, Maria è stata sotto la croce, chiamata ad essere madre di Giovanni l'apostolo, a sua volta chiamato ad essere figlio, e quindi lei ha rappresentato tutti noi. L’Ora di Maria è la madre che sta davanti al Sepolcro del figlio in attesa della sua Risurrezione, ricorda le parole del Vangelo che annunciavano la sua passione, la sua morte, ma parlavano anche di perdono, di fiducia nel Padre, di accoglienza del Buon Ladrone, di abbandono alla volontà di Dio, in particolare questo invito a considerare ogni discepolo suo figlio. Quindi l’Ora di Maria apre all’essenza della Risurrezione e guida il nostro cammino verso la Pasqua, verso la pienezza della gioia che la Chiesa celebra solennemente nella veglia della notte. E’ riandare e rileggere in qualche modo la Sindone con l'atteggiamento interiore e nel cuore il dolore e la sofferenza, ma anche la speranza della Madre, perché lei sola ci può insegnare come stare davanti al Figlio, anche di fronte al sepolcro con atteggiamento di speranza, di fiducia. Il motto della liturgia, “Il tuo amore è per sempre”, è un riferimento all’apostolo Paolo, che dice: chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia la persecuzione, la fame, la nudità e noi diremo la pandemia. Mettiamoci tutto questo, ma ricordiamoci che noi siamo vincitori grazie a colui che ci ha amato, che ha dato la sua vita per noi e quindi niente e nessuno ci potrà mai separare da quell’amore che Dio ci ha rivelato in Cristo Gesù nostro Signore.

Papa Francesco, parlando della Sindone, ha detto che bisogna lasciarsi guardare, lasciarsi contemplare, perché in quel volto sfigurato noi ritroviamo quello dei fratelli che vivono le violenze, vivono le guerre, le persecuzioni, la schiavitù. E’ un volto che parla sempre, non smette mai di dirci qualcosa di nuovo?

R. – Io ho visto tante Ostensioni, ho visto persone come i senza fissa dimora, poveri, disabili, chi aveva sofferenze fisiche e morali, vittime di violenze. Tutti di fronte alla Sindone si emozionavano e tutti si emozionano, perché vedendo quel corpo martoriato, il volto tumefatto di un uomo giusto che ha risposto alla violenza con l'amore e con il perdono, veramente fa rabbrividire.

Ultimo aggiornamento 3 aprile ore 18.00

02 aprile 2021, 08:00