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Comece all'Ue: politica e società insieme verso il bene comune

Si è conclusa ieri l'Assemblea di primavera della Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione europea, Comece. Ai nostri microfoni il vicepresidente, monsignor Overbeck: le nostre linee guida sono dettate dalla Dottrina sociale della Chiesa. Necessario orientare il cammino verso l'immagine dell'uomo come individuo libero e con dignità

Emanuela Campanile - Città del Vaticano

Siamo in piena pandemia e l'Unione Europea è in prima linea per affrontare costi e perdite che a livello socio-economico si stanno generando. Anche di questo si è parlato durante la due giorni di lavori, il 17 e il 18 marzo, in modalità online, dell'Assemblea di primavera della Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione europea, Comece. "Per me è una cosa chiara - afferma nell'intervista monsignor Franz-Josef Overbeck, vice presidente della Commissione - la pandemia richiede sempre solidarietà di tutti. Un'azione decisa ed efficace limita i danni e permette di superarne le conseguenze". Bene dunque al progetto di rilancio Next Generation EU, il pacchetto di proposte per l'ambiente definito Green Deal e bene l'approccio dell'Ue alla cooperazione in tema di migrazione. Nelle parole del presule anche la grande soddisfazione per il rinnovo del mandato di un inviato speciale dell'Unione Europea per la promozione della libertà di religione o credo:

Ascolta l'intervista a monsignor Overbeck

R.- Nella pandemia vediamo il bisogno della gente di vivere insieme. L'opzione preferenziale per i poveri è strettamente legata al principio della solidarietà, va intesa non solo nella dimensione economica, ma anche in senso sociale. Così, abbiamo detto nella conferenza della Comece, accogliamo con favore che l'Unione Europea abbia concordato lo strumento di sviluppo Next Generation EU, come è chiamato in inglese. Importante è usare bene questi fondi: da un lato dobbiamo aiutare le persone e i gruppi a rischio, dall'altra parte, dobbiamo continuare a portare avanti questioni come la formazione della digitalizzazione - questo è importante anche - e infine, il Green Deal. L'Unione Europea sta facendo un passo veramente importante in questa direzione.

Altro punto centrale oggi è il dialogo sul patto migrazione e asilo proposto lo scorso anno dalla Commissione Europea e seguito dal commissario Schinas. Dal confronto è emerso se ci sono sviluppi o correzioni che l'Unione è disposta a fare in base alle proposte e alle riserve espresse da voi vescovi?

R.- Sì, abbiamo parlato con Schinas del fatto che l'Europa può rispondere solo insieme alle questioni dell'asilo e della migrazione. Solo insieme. Per quanto riguarda il patto sulla migrazione e l'asilo accogliamo con favore l'approccio di promuovere la cooperazione nella Unione Europea. Su questo tema controverso, come sappiamo, si deve tenere un dibattito sui fatti, questo conta. Come Chiesa è importante per noi concentrarsi di più sui gruppi a rischio. Anche qui, in nessun caso dobbiamo continuare a permettere condizioni come quelle che si sopportano nei campi alle frontiere esterne dell'Unione, come per esempio in Grecia. Naturalmente, anche noi come vescovi siamo sempre pronti a partecipare alla Conferenza sul futuro dell'Europa come segno di importanza. Linea guida per noi sono i principi della Dottrina Sociale cattolica e questo include orientare il cammino verso l'immagine dell'uomo come individuo libero e con dignità. Questo è il centro della Dottrina sociale. La politica e la società dovrebbero agire in modo solidale nel senso del bene comune. Discuteremo in seguito nel dettaglio quali proposte concrete presentare.

Alla conferenza sul futuro dell'Europa parteciperanno anche le Chiese, con quale ruolo e con quali proposte possibili?

R.- L'importante è l'articolo 17 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea: noi, come Chiesa, manteniamo sempre un dialogo "aperto, trasparente e regolare". Apprezzo il commissario Schinas come interlocutore buono e costruttivo e questo dialogo con le istituzioni può essere descritto come una sorta di centro di scambio, di " gravità" tra la Chiesa e l'Unione Europea. Riguardo alla pandemia, per esempio, importa la questione di come possiamo conciliare al meglio la protezione delle persone dai rischi sanitari, con il diritto alla libertà religiosa, come già stiamo sperimentando anche nella pandemia. Vogliamo continuare a lavorare in modo aperto, sempre costruttivo e responsabile con le autorità degli Stati membri. Siamo così lieti e ringraziamo Dio che il mandato di un inviato speciale dell'Unione Europea per la promozione della libertà di religione o credo, sia stato rinnovato e ora aspettiamo con interesse di sapere chi prenderà questo posto.

A che punto è il dialogo, dunque tra istituzioni europee e le Chiese? Schinas è responsabile di questo dialogo, è in qualche modo la cartina tornasole, cosa può dirci in merito?

R. - Abbiamo compiuto un bel passo in avanti in questo dialogo e siamo molto lieti di avere in Schinas un figura esperta veramente, anche nel senso di come possiamo attuare il diritto dell'uomo alla libertà religiosa. Siamo e rimaniamo ottimisti.

19 marzo 2021, 07:59