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Sfollati siriani nel nord di Aleppo Sfollati siriani nel nord di Aleppo  

Siria, Jeanbart : sanzioni aggravano la catastrofe umanitaria

Occorre revocare le misure coercitive che aggravano solo la vita quotidiana dei siriani che non hanno più di che mangiare e come scaldarsi nelle temperature gelide dell'inverno. Torna a farsi sentire la voce della Chiesa siriana con l’arcivescovo greco-melkita di Aleppo, monsignor Jean-Clément Jeanbart. "Se vogliono aiutarci - dice - ci aiutino a rimanere dove siamo e a continuare a vivere nel Paese in cui siamo nati"

Lisa Zengarini - Città del Vaticano

Le sanzioni occidentali hanno fatto precipitare i siriani nella povertà più abietta. A denunciarlo l’arcivescovo greco-melkita di Aleppo, monsignor Jean-Clément Jeanbart, che in un’intervista alla sezione britannica dell’Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) torna a lanciare un appello per la revoca delle misure coercitive imposte contro Damasco, confermando una situazione umanitaria drammatica nel Paese, stremato da dieci anni di guerra e dalla crisi economica.

Impatto sanzioni solo umanitario

“La gente non ha più cibo, elettricità, carburante e gas sufficienti per riscaldare le case. Non riesce ad ottenere prestiti. Hanno davvero perso tutto", afferma il presule.  Per monsignor Jeanbart, le sanzioni non fanno che peggiorare la situazione e non otterranno l’effetto sperato di indebolire il regime: “Hanno come unico risultato quello di far soffrire le persone e di farle diventare povere e miserabili, mentre non avranno alcun impatto sul governo e sulla sua politica”dice. “Stanno sottraendo alle famiglie ciò di cui hanno bisogno per vivere con dignità". Nell'intervista monsignor Jeanbart si rivolge anche alle ong: "Se vogliono aiutarci - dice - ci aiutino a rimanere dove siamo e a continuare a vivere nel Paese in cui siamo nati".

Serve dialogo con Assad

Secondo l’arcivescovo di Aleppo, è necessario aprire un dialogo con Assad: “Ci vuole un dialogo equo che lasci aperta la possibilità al governo e al presidente di presentare le sue istanze. I governi occidentali possono esercitare pressione offrendo quanto richiesto a condizione che accetti di trovare una strada per la pace e per cambiare alcuni suoi comportamenti".

La denuncia di monsignor Jeanbart segue l’appello rivolto il 21 gennaio scorso al neo presidente degli Stati Uniti Joe Biden, dal Segretario generale del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente (Mecc), Michel Abs, insieme al patriarca siro-ortodosso Mor Ignatius Aphrem II, a quello siro-cattolico Ignace Yussif III Younan e a quello greco-melkita Youssef Absi.

Nella missiva, i leader cristiani mediorientali chiedevano al capo della Casa Bianca una “risposta urgente” per aiutare i siriani ad alleviare la crisi umanitaria “che minaccia di scatenare una nuova ondata di instabilità nel Medio Oriente”, a cominciare appunto dalla revoca delle sanzioni.  I firmatari hanno evidenziato che tra gli operatori umanitari cresce il consenso sul fatto che “questa forma di punizione collettiva inferta a tutto il popolo siriano sta facendo precipitare il Paese in una catastrofe umanitaria senza precedenti”. La missiva citava in particolare le recenti raccomandazioni della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sugli impatti negativi delle misure coercitive unilaterali sui diritti umani, che ha richiamato l’urgenza di rimuovere le sanzioni in quanto “rendono ancora più insostenibile la grave situazione in Siria, specialmente mentre è in atto la pandemia da Covid-19, bloccando gli aiuti, il commercio e gli investimenti necessari per far funzionare il sistema sanitario siriano e l’economia”.

16 febbraio 2021, 06:53