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UISG, suore ospedialiere a servizio dei poveri UISG, suore ospedialiere a servizio dei poveri 

Uisg sul Motu Proprio: una risposta al dinamismo della Chiesa

Con gratitudine l'Unione Superiore generali si rivolge al Papa a pochi giorni dalla pubblicazione dello "Spiritus Domini". Nel documento, osservano le religiose, il riconoscimento del servizio dei ministeri laicali, del ruolo svolto dalle donne nella Chiesa e una valorizzazione del comune sacerdozio battesimale

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano 

Un nuovo passo, un segno e una risposta al dinamismo che caratterizza la Chiesa e che è proprio dello Spirito Santo. Così l'Unione Internazionale Superiore Generali definisce - Uisg - accogliendolo con gratitudine, il Motu Proprio del Papa "Spiritus Domini" dell'11 gennaio scorso, con il quale Francesco cambiando il Codice di Diritto canonico, ha reso istituzionale l’accesso delle laiche al servizio della Parola e dell’altare.

"La decisione che possano essere istituiti come Lettori o Accoliti, non solo uomini ma anche donne", scrivono le Superiore Generali, riconduce, e lo dice lo stesso titolo del Motu Proprio, al "dinamismo" connaturato alla Chiesa e "proprio dello Spirito Santo che costantemente interpella la Chiesa nell’obbedienza alla Rivelazione e alla realtà".

Uniti nel Battesimo

Consegnato il "giorno della Solennità del Battesimo del Signore in cui Dio si rivela nella comunione con Gesù che si rende servo", il Documento pontificio ci permette anche di rinnovare - osserva la Uisg  - "la nostra comune dignità battesimale di Figli e Figlie in Lui, di fratelli e sorelle". Proprio dai sacramenti del Battesimo e della Cresima, siamo infatti resi tutti partecipi della "vita e della missione di Cristo" e "siamo resi capaci del servizio alla comunità".

Uomini e donne, ministri nella comunione evangelica

La condivisione dei ministeri, sottolineano ancora le Superiore, con cui si contribuisce insieme alla missione della Chiesa, "aiuterà a comprendere, come dice il Santo Padre nella lettera che accompagna il Motu Proprio, che in questa missione 'siamo ordinati l’uno all’altro', ministri ordinati e non ordinati, uomini e donne, in un rapporto vicendevole. Questo rafforza la testimonianza evangelica della comunione".

Motu Proprio: riconoscimento del servizio svolto finora

La dichiarazione si conclude ricordando che in tanti luoghi è già prassi, secondo gli orientamenti dei vescovi, che le donne, specie consacrate, svolgano "vari ministeri pastorali rispondendo alle necessità  dell’evangelizzazione". E così il Motu Proprio,sottolinea la Uisg, con il suo carattere universale, è una conferma del cammino della Chiesa nel riconoscere il servizio “di tante donne che hanno curato e curano il servizio alla Parola e all’Altare”.

13 gennaio 2021, 11:15