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Giovani ragazzi nigeriani Giovani ragazzi nigeriani  (ANSA)

Nigeria, Kaigama: nuovo appello per la sicurezza nel Paese

Dopo il rapimento sabato scorso di otto bambini e un gruppo di adulti da un orfanotrofio della città di Abuja, l'arcivescovo Ignatius Kaigama si rivolge nuovamente alle autorità a tutela della popolazione che vive costantemente nella paura di attacchi da parte di gruppi criminali e di estremisti islamici

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano 

Sostituzione ai vertici militari in Nigeria. Il presidente Muhammadu Buhari ha licenziato i capi di forze armate, aeronautica, marina e del capo di Stato maggiore, nominati nel 2015, e li ha sostituiti alla luce del deterioramento della situazione della sicurezza negli ultimi mesi. La Nigeria continua finora senza soluzione a far fronte agli attacchi delle milizie di Boko Haram e a dilaganti sequestri di persona, rapimenti a scopo di riscatto, specialmente nel sud del Paese ricco di petrolio, e nel nord-ovest dove negli ultimi anni sono state rapite centinaia di persone di ogni estrazione e provenienza. Secondo le ultime stime della SB Morgen, una società di consulenza geopolitica nigeriana, più di 18 milioni di dollari (quasi 15 milioni di euro) sarebbero stati pagati in riscatto dal 2011.



L'ultimo episodio, sabato scorso, quando, intorno all'una del mattino, un gruppo di circa 25 uomini armati ha fatto intrusione in un orfanotrofio, la Rachel's Orphanage Home, situato nel territorio della capitale federale Abuja, dirigendosi direttamente verso i dormitori dei bambini. Oltre ai piccoli tra i 9 e i 14 anni, gli uomini non identificati hanno portato via anche alcuni dipendenti chiedendo un riscatto di circa 26mila dollari.

Ai nostri microfoni, l'arcivescovo di Abuja Ignatius Ayau Kaigama ha espresso il suo dolore per il rapimento,un "fatto grave e insensato":

Ascolta l'intervista all'arcivescovo Kaigama

Preoccupante tendenza all'insicurezza

L'arcivescovo Kaigama lamenta la degenerazione della situazione della sicurezza nel Paese: "Non c'è luogo - dice -  dove la gente può sentirsi protetta, in casa come fuori, in periferia come in città, i criminali possono arrivare da un momento all'altro, ovunque" spiega il presule raccontando delle difficoltà anche del suo ministero pastorale e dei rischi di spostarsi tra i villaggi ogni giorno. Troppo poco quanto fatto finora dalle autorità, ribadisce, nonostante gli sforzi e i ripetuti incontri anche con i rappresentanti della Chiesa locale. Dalla sua voce un ripetuto appello: "Crediamo che Dio ci protegga, ma ognuno deve fare la sua parte". 

27 gennaio 2021, 07:00