Cerca

Vatican News

Nigeria, monsignor Kaigama: si superino pregiudizi etnici e religiosi

Nell'omelia durante la celebrazione dello scorso primo gennaio, l'arcivescovo di Abuja si è soffermato sulla situazione in Nigeria e in particolare su alcune criticità che minano "la fiducia reciproca tra i nigeriani”

Lisa Zengarini - Città del Vaticano

 Dietro ai tanti conflitti che affliggono la Nigeria oggi c’è spesso un “complesso di superiorità” delle sue varie componenti etniche, religiose e politiche. Ad affermarlo nei giorni scorsi è stato monsignor Ignatius Ayau Kaigama, arcivescovo di Abuja. Nell’omelia per la Solennità della Madre di Dio, il presule ha affermato che i pregiudizi tribali, religiosi e politici “stanno accecando e avvelenando i rapporti cordiali e distruggendo la fiducia reciproca tra i nigeriani”. Sin dalla sua indipendenza nel 1960 dal Regno Unito, la Nigeria ha vissuto diversi conflitti interni spesso a sfondo etnico ma rivestiti, soprattutto negli ultimi anni, da motivazioni religiose. Conflitti che hanno visto una drammatica escalation con l’entrata in scena di gruppi islamisti, come Boko Haram, responsabile dal 2009 di rapimenti di massa nelle scuole e di sanguinose azioni terroristiche, soprattutto nel nord della Nigeria, ma anche nei Paesi vicini.


Aspirare ad essere nigeriani migliori

In questo contesto conflittuale “facciamo i nostri interessi personali o di parte invece di pensare agli interessi di tutti”, ha osservato monsignor Kaigama nella sua omelia chiamando in causa anche le responsabilità dei cristiani, anch’essi divisi da pregiudizi reciproci. Pregiudizi ereditati - ha detto - dai missionari di diverse confessioni dell’epoca coloniale. “Se i cristiani nigeriani non fanno i conti con la storia della Chiesa - ha affermato il presule -  continueranno con questi pregiudizi che ostacolano la loro unità e a guardarsi con ostilità”. L’arcivescovo di Abuja ha quindi parlato della necessità di vivere concretamente i valori della propria religione: “Dovremmo aspirare ad essere nigeriani migliori, traducendo le nostre convinzioni di fede in buone azioni, oltre i riti esteriori, perché la fede senza le buone opere è morta". Di fronte all’insicurezza generalizzata e ai pericoli che insidiano oggi “da tutte le parti” la Nigeria, il presule ha esortato i nigeriani “a tenersi per mano” per risalire la china e “dimostrare che chi vuole la disintegrazione del Paese sbaglia”.  Monsignor Kaigama ha quindi concluso implorando la grazia di Dio perché nel 2021 doni la pace anche alla Nigeria e perché i nigeriani possano liberarsi dei loro pregiudizi etnici, religiosi e politici.

05 gennaio 2021, 15:36