Cerca

Vatican News
Roma: una panoramica con la Sinagoga e la Basilica di San Pietro Roma: una panoramica con la Sinagoga e la Basilica di San Pietro 

Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei. Di Segni: centrale la solidarietà

A Roma, presso il Museo Ebraico, alle ore 19.00, un incontro in occasione della Giornata che si celebra ogni anno alla vigilia della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Cinque anni fa la visita di Papa Francesco al Tempio Maggiore della capitale

Debora Donnini – Città del Vaticano

“Vanità delle vanità, tutto è vanità”. La nota espressione rappresenta il filo conduttore del libro biblico del Qohelet che fa parte delle cinque Meghillot, cioè Rut, Cantico dei Cantici, Qohelet, Lamentazioni, Ester. Ed è su questo testo che intervengono, dopo il saluto del cardinale vicario Angelo De Donatis, il rav Riccardo Di Segni e il cardinale José Tolentino de Mendonça in un incontro a Roma in occasione della Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei. Nel rispetto della normativa vigente, l’appuntamento non prevede la presenza di pubblico, ma sarà trasmesso in diretta televisiva su Telepace e in streaming sulla pagina Facebook della diocesi di Roma.

Al centro il Qohelet

Un testo, il Qohelet, probabilmente scritto nel IV o III secolo A.C., posto quest’anno al centro della XXXII edizione della Giornata in cui la Conferenza episcopale italiana rinnova l'invito ad approfondire e a sviluppare il dialogo con gli appartenenti alla religione ebraica. Un appuntamento che si ripete dal 1990 e cade alla vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio). Un testo, poi, che attraverso la disamina della condizione esistenziale dell’uomo, segnata appunto dalla vanità delle cose terrene e a volte dall’ingiustizia, parla con particolare attualità in questo tempo di pandemia, con il suo carico di disillusione, morte e dolore. E anche l’esperienza del limite della scienza e della sapienza umana è apparso quanto mai attuale in questo periodo, senza tuttavia mettere fine alla ricerca del vero a cui aspira anche l’autore del testo.

Le visite dei Papi al Tempio Maggiore di Roma

Una Giornata, quella di oggi, che ricorre a 5 anni dalla visita di Papa Francesco al Tempio Maggiore di Roma. In quell'occasione, Francesco rimarcò l’importanza del decreto del Concilio Vaticano II che, disse, “con la Dichiarazione Nostra aetate, ha tracciato la via: ‘sì’ alla riscoperta delle radici ebraiche del cristianesimo; ‘no’ ad ogni forma di antisemitismo, e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano. Nostra aetate ha definito teologicamente per la prima volta, in maniera esplicita, le relazioni della Chiesa cattolica con l’ebraismo". 

Francesco alla sinagoga di Roma nel 2016
Francesco alla sinagoga di Roma nel 2016

Tappa fondamentale era stata la visita al Tempio Maggiore di Roma compiuta da Giovanni Paolo II nel 1986 quando parlò dei “nostri fratelli prediletti” e “in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori”. Quando ricordò la dichiarazione conciliare che “deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli ebrei in ogni tempo da chiunque”.

Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma nel 1986
Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma nel 1986

Nel 2010, il 17 gennaio, vi andò Benedetto XVI che sottolineò l’importanza del documento conciliare che, affermò, “ha dato un decisivo impulso all’impegno di percorrere un cammino irrevocabile di dialogo, di fraternità e di amicizia”, ricordando come “la Chiesa non ha mancato di deplorare le mancanze di suoi figli e sue figlie, chiedendo perdono per tutto ciò che ha potuto favorire in qualche modo le piaghe dell’antisemitismo e dell’antigiudaismo. Possano queste piaghe essere sanate per sempre!”. Un cammino, quello percorso dalla Chiesa, fatto anche delle visite a Auschwitz compiute dagli stessi Pontefici e al Muro del Pianto a Gerusalemme. Un percorso segnato anche da documenti e incontri di conoscenza e dialogo che continua con i nostri "fratelli maggiori".

Benedetto XVI alla sinagoga di Roma nel 2010
Benedetto XVI alla sinagoga di Roma nel 2010

Le ragioni della scelta di mettere al centro della riflessione di questa Giornata il Qohelet, le spiega, ai nostri microfoni, il rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni:

Ascolta l'intervista al rabbino Di Segni

R. - Il libro è stato scelto quest'anno perché è il compimento di un ciclo che è stato dedicato alle cinque Meghillot, i cinque piccoli libri, rotoli biblici. Li avevamo fatti tutti e quattro e rimaneva questo. Al di là di questo, è chiaro che si tratta di un testo impegnativo e che coglie nel segno per alcuni aspetti spirituali questo periodo così difficile. Il tema del Qohelet è quello del senso della vita, del senso dell'investimento umano, delle sue sofferenze: cosa ci sta a fare l’uomo quando tutto potrebbe essere vanità…E cosa è vanità effettivamente? È tutto vanità oppure nella nostra vita qualche cosa ha un senso? Allora nel momento in cui abbiamo un intero sistema di organizzazione delle nostre esistenze che è saltato perché c'è questa pandemia, noi dobbiamo fare una domanda sul senso della nostra esistenza. E, quindi, il Qohelet ci aiuta a fare delle domande.

Questo è anche importante - credo - nella dimensione di una collaborazione nella carità per il dialogo tra ebrei e cristiani?

R. - Chiaramente l'occasione è opportuna per ribadire che l'amicizia tra le nostre due comunità di fede deve essere un'amicizia che deve portare a risultati concreti, quelli dell'intervento nella società: mostrare valori ma anche azioni. E, quindi, il tema della solidarietà e dell'attenzione per chi sta soffrendo di più in questo momento, è veramente un tema centrale.

Quella di domenica è una Giornata che cade a cinque anni - era il 2016 - dalla visita di Papa Francesco al Tempio Maggiore di Roma. Quali sono i suoi ricordi della visita e anche delle parole del Papa?

R. - Quella visita è stata la terza visita di un Papa nella sinagoga di Roma cominciando con Giovanni Paolo II, poi c'è stato Benedetto XVI, poi c'è stato, cinque anni fa, Papa Francesco. È stata scelta concordemente questa data della visita perché era un momento appunto significativo nel cammino del dialogo. Il Papa nel suo intervento ha ribadito i temi fondamentali del rispetto, che sono stati ribaditi anche dai suoi predecessori e segnati in tanti atti ufficiali e del suo Pontificato. Quello che posso ricordare e che mi ha fatto una speciale impressione di quella visita, è stato il suo desiderio di comunicare con le persone, di stare vicino, di incontrarle una per una. Era significativo in quel momento il suo desiderio di non fare un corteo distaccato dal pubblico ma di passare in mezzo alla gente, parlare con ognuno, stringere la mano. Quindi è stato l'aspetto umano di questa visita che ha segnato qualche cosa di particolare.

17 gennaio 2021, 08:00