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Caritas Europa Innovation Festival: la solidarietà è la protagonista

Nuovi progetti e servizi virtuosi che mettono al centro le persone sono i protagonisti della manifestazione on line voluta da Caritas Europa per rispondere alla pandemia e alle crisi che segnano il vecchio continente, con coraggio e fiducia. Dodici i progetti selezionati da 11 Paesi. Silvia Sinibaldi, responsabile della cooperazione internazionale e delle emergenze umanitarie, ci racconta come diffondere le buone pratiche e quanto il magistero del Papa sia di sprone

Isabella Piro e Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

“Presentare nuovi progetti e servizi sviluppati in tutta Europa nel campo della solidarietà, consentire lo scambio di esperienze di successo e lasciarsi ispirare”: questo lo scopo del Caritas Europa Innovation Festival che si svolge oggi, in modalità virtuale, a causa della pandemia da Covid-19. E proprio le drammatiche conseguenze provocate dalla diffusione del coronavirus saranno al centro della riflessione dei partecipanti, i quali cercheranno di “trovare nuovi modi per affrontare il problema dei senza-tetto e dello svantaggio sociale derivante dall’emergenza sanitaria, pensando anche a nuove collaborazioni con alcune start-up per cercare soluzioni ad un problema mondiale”.

12 i progetti scelti che parlano di solidarietà, crescita e tutela

Dodici, nello specifico, i progetti che verranno presentati, due dei quali sono della Caritas Italiana: il primo è “Food4life”, che mostra come la riduzione dello spreco di cibo possa effettivamente aiutare le vittime della tratta di esseri umani e dello sfruttamento sessuale. Il secondo è denominato “Ribes” e adotta un modello multidimensionale per prevenire la povertà educativa dei minori, promuovendo l'impegno della comunità per dare nuova vita alla scuola e al sistema di welfare.

Dalla Caritas Armenia arriva, invece, il progetto “Il mio diritto” dedicato all’inclusione dei giovani con disabilità, mentre “Ecosol” di Caritas Spagna promuove nuovi servizi per il social bunisess. La Caritas Grecia patrocina “Shediaart”, che prende il nome dall’unico giornale di strada del Paese, fondato nel 2013 da alcuni senza-tetto. In greco, “shedia” significa “scialuppa di salvataggio” e infatti per molti emarginati questo progetto ha rappresentato davvero una salvezza. Nello specifico, “Shediaart” crea nuovi posti di lavoro attraverso il riciclaggio degli scarti di produzione che vengono trasformati in oggetti di design e messi in vendita.

Emergenza abitativa e sviluppo sostenibile

E ancora, in lizza c’è il progetto “Noah housing first” del Cafod, ovvero l’Agenzia cattolica dei vescovi inglesi per lo sviluppo di iniziative solidali d’Oltremare. Il programma si dedica soprattutto ai casi più difficili dell’emergenza abitativa, mentre “Moneta d’argilla”, lanciato da Caritas Slovacchia, mira a mettere in luce l’importanza e il significato dell’elemosina per chi vive per strada. Dal suo canto, Trócaire, ovvero la Caritas Irlanda, ha sviluppato una soluzione innovativa per gestire lo smaltimento dei servizi igienici nei campi per sfollati in Myanmar, riducendo così il rischio di malattie come il colera. Dalla Caritas Austria, invece, arriva “Chat net”, ovvero un progetto relativo all’uso delle nuove tecnologie per rompere l’isolamento sociale, creando una nuova forma di volontariato facile e flessibile.

In Serbia, la Caritas nazionale promuove un’iniziativa solidale per lo sviluppo sostenibile nell’agricoltura, nella produzione alimentare e nell’etno-turismo, mentre la Caritas Danimarca collabora con aziende del settore privato per costruire prodotti innovativi a prezzi accessibili per i mercati locali dei Paesi in via di sviluppo: una stufa elettrica a energia solare o uno speciale sacco per la purificazione dell’acqua piovana possono, infatti, risolvere problemi urgenti e fornire posti di lavoro eco-sostenibili. Infine, la Caritas Portogallo presenta il progetto "Tripla D” che mira ad aumentare il coinvolgimento democratico e la partecipazione politica dei cittadini, sulla base dei legami tra democrazia, demografica e diritti umani.

I progetti che rispondono alla paura con coraggio

Ma quale il valore del Festival e quale la spinta che viene alla Caritas Europa dal magistero di Papa Francesco, in particolare su ambiente e fratellanza umana? Ne abbiamo parlato con Silvia Sinibaldi, responsabile della cooperazione internazionale e delle emergenze umanitarie:

Ascolta l'intervista a Silvia Sinibaldi

R. -  Caritas Europa da tanto tempo, da più di un anno, cerca di far sì che l'innovazione venga posta al centro della nostra strategia. In realtà, pensavamo di fare questo anche prima della pandemia. Poi con la venuta della pandemia, naturalmente, ci siamo resi conto che, o si facevano le cose in maniera creativa e virtuosa, oppure sarebbe stato impossibile farlo perchè la pandemia ci ha chiesto di adattarci ed essere flessibili in tutte le maniere. Questo festival vuole essere una risposta alla paura dalla quale tutti siamo stati attraversati, e vuole rispondere a questa paura con coraggio e con fiducia. Come Caritas Europa, ci siamo anche detti che condividere buone pratiche ed esperienze positive, è una ricchezza enorme della nostra rete e con le piccole buone pratiche che ci sono in tutte le comunità che noi serviamo, possiamo far sì che la condivisione porti ad avere effetti a pioggia positivi in altri contesti. Per questo abbiamo voluto pensare a questo festival adattandolo, ovviamente alla maniera digitale informatica che, per quanto non ci permette di stare tutti vicini, ci permette di essere ancora più inclusivi perchè chi non si può muovere dal proprio Paese riesce comunque ad essere presente e a partecipare. In effetti è stato bellissimo vedere che più di 50 progetti hanno risposto alla nostra call sulle buone pratiche. Ne abbiamo selezionati 12 da 11 Paesi diversi e copriamo veramente tutta Europa. Dall'Armenia al Portogallo est e ovest e dalla Danimarca alla Grecia, per dire, nord e sud.

Raccontiamo qualcosa dei progetti: penso alla Grecia che vive tanti disagi con i migranti o le zone dei Balcani che vivono difficoltà soprattutto in questo periodo. Eppure proprio da lì vengono delle idee che significano salvezza, che significano creare posti di lavoro, che significano riciclare, che aiutano a rompere l'isolamento sociale. C'è qualcuno che l'ha colpita in maniera particolare?

R . - Tutti i progetti a cui cerca di dare risposta la Caritas in questi contesti difficili - la situazione in Grecia e sulla rotta balcanica sta andando avanti così da 5 anni e si vedono pochi spiragli - sono belli perchè cercano di far sì che le persone coinvolte siano persone non siano solo beneficiari. Cercano di metterli al centro della risposta che loro stessi vorrebbero per avere una vita più dignitosa, nonostante vivano in un contesto di precarietà. Per cui ci sono iniziative che cercano di permettere a queste persone di imparare la lingua, di buttarsi nel mercato del lavoro, insomma, le proposte sono veramente varie. Ma la svolta, diciamo, è che le persone non sono solo ricettori di una proposta, ma sono coinvolti nella metodologia di questa proposta. Quindi sia nel pensare alla proposta insieme sia nel tipo di attività da fare con loro.

Dai progetti emerge quanto la Caritas necessiti e si serva anche di collaborazioni sul territorio. C'è dunque l'appoggio e la disponibilità anche degli Stati al lavorare con voi o ci sono sacche di resistenza e difficoltà?

R. - In questi anni anche laddove inizialmente c'era un pò di "crisi della solidarietà", se possiamo così dire, e dove c'era reticenza a collaborare con le istituzioni locali e con i governi o con le associazioni locali, si sono creati comunque progetti virtuosi, per cui mi sento di dire che le collaborazioni sia con le amministrazioni locali che col Governo centrale, che con le altre organizzazioni sono riuscite e funzionano. Le risorse sono scarse e, o si ottimizzano le energie cercando di creare progetti virtuosi e di coordinarsi, oppure si fallisce. Per cui anche là dove non si conosceva la Caritas, in questi anni si sono create belle relazioni e rapporti di fiducia che poi è la cosa più importante.  

Quali sono le emergenze che intravede nel 2021 e che i vostri progetti, un pò come una cartina tornasole, mettono in evidenza? 

R. - La grande sfida dell'anno è quella sulla rotta balcanica. Lo abbiamo visto cosa è successo a Lipa in Bosnia Erzegovina, e che situazione c'è. La nostra collega lì dice che neanche gli animali potrebbero stare in quelle condizioni. Ecco, questa è una sfida grande, perché se adesso sembra che appunto il governo bosniaco si impegnerà a strutturare questo campo in maniera dignitosa e a fornirlo di tutto quello che occorre per poter avere riscaldamento e acqua, in realtà, ci vorrà un po' di tempo per concretizzare il tutto e la verità è che questa non può essere una soluzione sostenibile nel lungo periodo. Per cui la sfida dell'Europa che io intravedo, è la consapevolezza che esternalizzare il tema della migrazione al di fuori dai nostri confini non può essere una soluzione duratura e dobbiamo trovare una risposta.

Quale è stato l'impatto della pandemia alla vostra progettualità e alle problematiche dell'Europa secondo lei?

R. - La pandemia nonostante il grande buco nel quale ci ha fatto sprofondare, una situazione inimmaginabile un anno fa, alla stessa maniera, come ha detto Papa Francesco,  ci ha fatto comprendere bene che "siamo tutti sulla stessa barca" e questo ci ha permesso di sentirci un pochino tutti più vicini. Poi con la pubblicazione della Fratelli tutti, il tema della fratellanza, della solidarietà, ha trovato ancora più spazio. Quello che manca in questo momento sono gli spazi di dialogo dove questi messaggi possano venire ascoltati e messi in pratica anche dalle istituzioni europee. Perché quello che è successo, e che è sotto gli occhi di tutti, è che la pandemia sostanzialmente ha monopolizzato le agende politiche a livello nazionale e a livello europeo, mentre questi messaggi dovrebbero riuscire a passare. Su questo ci piacerebbe fare qualcosa di più.

I messaggi del Papa che lei ha citato in termini di fratellanza e vicinanza quanto vi guidano e in che modo vi spronano?

R. - Ci spronano tantissimo. Come Caritas Europa proprio in questo gennaio 2021, abbiamo approvato il nostro nuovo quadro strategico per i prossimi 8 anni dove scriviamo con forza che la Fratelli tutti e la Laudato si' ci guideranno. Lo diciamo insieme alla Comece - i vescovi europei - che ci aiuta a diffondere questi messaggi a livello di chiese nazionali con lo scopo un giorno di poter influenzare anche i governi nazionali. Per noi quindi è un faro e una benedizione che i messaggi del Papa siano stati così forti perché ci agevolano nel lavoro e nella volontà di raggiungere una giustizia sociale europea e mondiale. 

15 gennaio 2021, 09:18