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Assemblea Celam, segno profetico per il futuro della Chiesa

Le parole del cardinale Oullet, presidente della Pontificia Commissione per l'America Latina sul significato dell'Assemblea ecclesiale del Continente latino-americano e Caribe, che è stata presentata il 24 gennaio

Isabella Piro - Città del Vaticano

“Un segno profetico per il futuro della Chiesa” è la definizione data dal cardinale Marc Ouellet, presidente della Pontificia Commissione per l'America Latina (Cal), all’Assemblea ecclesiale dell’America Latina che avrà poi luogo dal 21 al 28 novembre prossimi a Città del Messico, sul tema “Siamo tutti discepoli missionari in uscita”.

La cultura delle vocazioni

“Vi invito - ha detto il porporato ai partecipanti alla presentazione - a pensare alla cultura delle vocazioni in America Latina  Se vogliamo veramente lavorare insieme, rispettando la diversità dei carismi, dobbiamo sviluppare ulteriormente una cultura vocazionale che tocchi tutte le vocazioni di vescovi, laici e persone consacrate”. Dal porporato, l’augurio e la preghiera affinché l’Assemblea abbia successo.

Siamo tutti discepoli missionari

Al saluto del presidente della Cal ha fatto eco quello del presidente del Celam stesso, l’Arcivescovo Héctor Miguel Cabrejos Vidarte, il quale ha descritto l’incontro del prossimo novembre come un’occasione per “rendere grazie, contemplare, approfondire e ravvivare i frutti e le sfide” lasciati dalla quinta Conferenza generale dell'episcopato latinoamericano, svoltasi ad Aparecida nel 2007. “Siamo tutti discepoli missionari, non solo i vescovi, gli operatori pastorali o i teologi, ma tutti i fedeli cristiani”, ha detto il presule, esortando ad “una teologia della sinodalità che apra nuove strade sul cammino dell'evangelizzazione e dell'annuncio del Regno di Dio”.

La necessità della conversione

Quindi, il presidente del Celam ha richiamato alla necessità della conversione in ogni ambito della Chiesa: pastorale, ecologica, sinodale, culturale e sociale. E per ognuna di esse, il presule ha indicato un documento fondamentale di Papa Francesco: l’Esortazione apostolica “Evangelii gaudium”; l’Enciclica “Laudato si’ sulla cura della casa comune”; la Costituzione apostolica “Episcopalis Communio sulla struttura del Sinodo dei vescovi”; l’Esortazione apostolica post-sinodale “Querida Amazonia” e l’Enciclica “Fratelli tutti, sulla fraternità e l’amicizia sociale”. Ascolto e coerenza al Vangelo sono state, quindi, le linee-guida richiamate da Monsignor Carbejos per l’Assemblea di novembre affinché, “in una prospettiva sinodale e in base discernimento”, si possano comprendere “i passi futuri che il Celam deve fare nel seguire Gesù incarnato”. Essere “Chiesa in uscita, incontrare i più lontani e costruire insieme” è il cuore della missione della Chiesa latinoamericana, ha concluso l’arcivescovo peruviano, esortando tutti ad “una nuova presenza di solidarietà e di dialogo nel continente e nel mondo globalizzato”.

America Latina e Caraibi come luogo di fratellanza

Al Celam sono giunti anche i messaggi di presidenti di diverse Conferenze episcopali della regione, come ad esempio quello dell’arcivescovo Rogelio Cabrera López, responsabile dei vescovi messicani (Cem): “Vogliamo che l'America Latina e i Caraibi siano la casa comune in cui tutti vivono come fratelli e sorelle – ha detto il presule - un ‘luogo sacro’ in cui si sperimenta la fratellanza, l'amore di Cristo e la protezione amorevole della Vergine di Guadalupe”. Dal Brasile, invece, sono giunte le parole di incoraggiamento di Monsignor Walmor Oliveira de Azevedo, presidente della Conferenza episcopale nazionale (Cnbb): in particolare, il presule ha esortato “ciascuno all'impegno illimitato di essere corresponsabile nei confronti dei fratelli, specialmente di coloro che vivono nelle periferie geografiche ed esistenziali” del mondo, perché  “assumersi la responsabilità verso il prossimo è l'atteggiamento di chi ha un cuore missionario, di una Chiesa in uscita che va incontro ad ogni persona”.

L'annuncio del Vangelo

“Annunciare la Buona Novella – ha continuato monsignor Azevedo - è molto più che professare la fede a parole”: non è “né proselitismo, né strumentalizzazione delle verità del Vangelo”, bensì “è cercare di essere la presenza di Gesù nella vita quotidiana delle persone”, soprattutto facendo “dell'opzione preferenziale per i poveri” una scelta quotidiana. “Cerchiamo tutti di essere sempre più missionari, divenendo una presenza che trasforma la vita delle persone”, ha concluso il presule brasiliano, affidando i lavori dell’Assemblea alla protezione della Vergine Maria.

Un incontro senza precedenti

Infine, alle Chiese latinoamericane è giunto anche il saluto del cardinale Óscar Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras. Il porporato ha definito l’Assemblea di novembre come “un incontro senza precedenti” che “per la prima volta vuole far rivivere la Chiesa in modi nuovi, presentando una proposta restauratrice e rigeneratrice”. Centrale, in quest’ottica, il ricorso alla metodologia “sinodale, ovvero rappresentativa, inclusiva e partecipativa”, affinché la Chiesa in America Latina sia sempre “più protagonista”, soprattutto nella fase futura del “post-pandemia”.

Le parole del Papa

Da ricordare che anche Papa Francesco, ieri, ha fatto pervenire ai vescovi latinoamericani il suo saluto, attraverso uno speciale videomessaggio. Due, in particolare, i criteri indicati dal Pontefice per i lavori assembleari: essere “insieme al popolo” perché “la Chiesa si dà a tutti, senza esclusione” e senza élite; e poi la preghiera, affinché “il Signore si faccia sentire”.

 

25 gennaio 2021, 13:50