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Popolazione Rohingya Popolazione Rohingya  (AFP or licensors)

Patto Ue su migrazione e asilo. Comece: la persona sia al centro

La Chiesa cattolica in Europa si pronuncia con indicazioni e riflessioni sulla proposta di Patto europeo in materia di migrazione e diritto d'asilo, recentemente resa nota dalla Commissione europea, in tre ambiti: solidarietà, cooperazione e frontiere

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano 

La proposta di un Patto europeo sulle migrazioni e l'asilo intende stabilire un quadro pratico comune. Il gruppo di lavoro della Comece - Commissione delle conferenze episcopali della Comunità Europea - nella sua valutazione riconosce gli sforzi della Commissione europea a prendere in considerazione gli interessi di tutti gli Stati membri e ad uscire dall'impasse. Tuttavia, le attuali circostanze - rileva - richiedono un'attenzione urgente, in quanto la pandemia ha aggravato la povertà, l'esclusione sociale e la stigmatizzazione di chi migra e cerca protezione. Serve creare, dicono i vescovi, un sistema sostenibile e umano di solidarietà e responsabilità condivisa con al centro l'essere umano, la dignità umana e il Bene Comune. La preoccupazione riguarda la capacità del Patto di alleviare la difficile situazione, aggravata dalla COVID-19. Il Patto - si legge - dovrebbe promuovere un contesto favorevole all'accoglienza e un approccio giusto ed equo ai bisognosi. Il criterio e la certezza della fratellanza umana detta la via, nella direzione di una compartecipazione alle necessità altrui.  

Nel documento la Comece distingue tre questioni: il principio della solidarietà, la questione della cooperazione internazionale e infine l’importanza delle frontiere e per ciascun ambito esprime le proprie raccomandazioni.

Il principio di solidarietà a livello nazionale, regionale e locale

Della massima importanza - spiega la Comece -  innanzitutto è stabilire un meccanismo equo ed efficace per la solidarietà e la condivisione delle responsabilità tra gli Stati che ponga al centro la dignità umana e il bene comune. Solo un'Europa che è una comunità di solidarietà - si legge - può affrontare questa sfida in modo proficuo. A questo proposito, il nuovo meccanismo flessibile di solidarietà proposto nel Patto, solleva diverse questioni, in quanto lascia agli Stati membri la facoltà di decidere se ospitare o meno i richiedenti asilo. Inoltre secondo la Comece, è essenziale promuovere un ambiente più accogliente nelle nostre società con servizi di supporto e di accompagnamento più mirati. Anche la narrazione degli eventi è fondamentale perché previene la violenza e l'intolleranza contro i nuovi arrivati. Contesti favorevoli dunque, come città e paesi che, pur mantenendo le loro rispettive identità culturali e religiose, siano aperti alle differenze e sappiano valorizzarle in modo positivo. A questo proposito, positivo viene giudicato il ruolo dato ad attori regionali e locali nella promozione della "coesione sociale e del dinamismo economico” con l’auspicio di un coinvolgimento sempre maggiore. Con favore sono sottolineati anche gli sforzi per incoraggiare gli Stati membri ad ampliare i canali legali di accesso.

Relazioni esterne, donazioni reciproche e partnership internazionali

Circa poi uno dei principali obiettivi del Patto europeo, quello di rafforzare la cooperazione con i paesi dell'Unione europea, la riflessione è di promuoverla sempre più e realizzarla alla pari perché il dialogo con l'altro significa - spiegano i vescovi europei -  il riconoscimento della propria identità e cultura. In questo spirito, le relazioni con gli altri Paesi devono esprimere la cultura dell'incontro a tutti i livelli per costruire un clima di giustizia. I suggerimenti a questo proposito vanno nella direzione della promozione di vie legali d'ingresso, della garanzia di accordi di riammissione e di ritorno volontario, di protezione e riunificazione delle famiglie oltre che di tutela e protezione dalla tratta.

Controlli e gestione integrata delle frontiere

L’ultimo capitolo affrontato dalla Comece riguarda le frontiere e va nella direzione della gratuità e della gestione integrata. In primo luogo le raccomandazioni richiamano la sicurezza, specie in percorsi pericolosi come La Manica, le Canarie, le coste mediterranee. Tra le raccomandazioni spicca il contrasto al fenomeno della tratta con controlli adeguati, l'intensificazione delle operazioni di ricerca e salvataggio in una prospettiva umana e secondo specifici criteri guida, come l'unità delle famiglie e le loro esigenze particolari, e l'implementazione delle risorse a mettere in campo in questo ambito. Particolare riferimento la Comece fa alle Ong che, se agiscono nel rispetto degli standard internazionali, non dovrebbero essere criminalizzate. Tutta una serie di provvedimenti e di attenzioni viene poi richiesta a livello di procedure e di monitoraggio dei diritti fondamentali specie se riguardano minori e persone vulnerabili, a partire dalla eliminazione della detenzione per i minori. le necessità e i bisogni di chi migra sono al centro e con essi il godimento della libertà anche di religione e di coscienza durante tutta la procedura d'asilo inclusa la richiesta di consentire l'accesso ai centri di accoglienza per le chiese e le organizzazioni religiose.

16 dicembre 2020, 15:08