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Mobilitazione per il rilascio di padre Swamy Mobilitazione per il rilascio di padre Swamy 

In India ancora tempi lunghi per padre Swamy

Rinviata al 10 dicembre l’udienza per la libertà su cauzione del religioso sul quale pesano accuse di sedizione e terrorismo. Tante le voci di protesta che si sono levate in difesa del gesuita

Lisa Zengarini – Città del Vaticano

Nuovo rinvio per padre Swamy, l’anziano sacerdote gesuita attivista per i diritti dei tribali arrestato due mesi fa con l’accusa di sedizione e terrorismo. Il tribunale speciale che si occupa del caso ha deciso di posticipare al 10 dicembre l’esame della seconda richiesta di libertà condizionale presentata dai legali del religioso, le cui condizioni di salute sono precarie a causa del Parkinson. A chiedere un’altra settimana di tempo gli inquirenti della Nia, l’agenzia Nazionale di investigazione che ha disposto l’arresto l’8 ottobre. Una prima richiesta di liberazione era stata respinta il 23 ottobre. 

Gli sviluppi della vicenda

Padre A. Santhanam, l’avvocato gesuita che segue il caso, ha riferito all’agenzia Ucanews che padre Swamy ha richiesto anche una copia della documentazione elettronica contenuta nel suo hard disk per poter raccontare la sua versione dei fatti al processo. L’anziano sacerdote ha sempre respinto come totalmente infondate le accuse di legami con i ribelli maoisti e di un suo coinvolgimento nei disordini scoppiati nel 2018 a Bhima-Koregaon, nello Stato del Maharashtra. Un’altra richiesta presentata al tribunale riguarda il suo possibile trasferimento dal Taloja Central Prison di Mumbai, dove è attualmente detenuto, a un altro carcere per motivi ancora sconosciuti.

Accanto al gesuita

L’arresto di padre Swamy ha destato viva indignazione in tutta l’India e non solo, suscitando critiche da diversi ambienti della società civile e della Chiesa, per i quali i veri motivi dietro al provvedimento sono la sua incessante campagna contro lo sfollamento e le violazioni dei diritti dei popoli tribali - compiute dal governo e da imprese interessate ad accaparrarsi i loro terreni - e la sua costante denuncia delle disuguaglianze e delle ingiustizie di cui sono vittime. Numerose in queste settimane le manifestazioni di solidarietà. Alla mobilitazione per la sua scarcerazione si è unita la Conferenza dei Gesuiti dell’Asia Meridionale che a fine novembre ha lanciato una campagna con l’hashtag #StandwithStan. (#SosteniamoStan)

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07 dicembre 2020, 17:03