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Vatican News

In Uganda, i leader religiosi condannano violenze e arresti indiscriminati

Mentre è in corso la campagna elettorale per le presidenziali del 14 gennaio 2021, nel Paese africano si registrano scontri tra manifestanti e polizia. Grande la preoccupazione del Consiglio interreligioso dell’Uganda

Isabella Piro - Città del Vaticano

Soffiano venti di tensione in Uganda, mentre è in corso la campagna elettorale per le presidenziali del 14 gennaio 2021: due giorni fa, infatti, la polizia nazionale ha arrestato due candidati alla poltrona di Capo dello Stato. Si tratta di Robert Kyagulanyi Ssentamu, meglio noto come Bobi Wine, esponente della National Unity Platform, e di Patrick Oboi Amuriat, candidato del Forum for Democratic Change. La notizia di entrambi gli arresti ha scatenato numerose manifestazioni di protesta in tutto il Paese, tra cui la capitale Kampala, dove i sostenitori di Bobi Wine hanno bloccato le strade e bruciato pneumatici. Immediata la reazione delle forze di sicurezza che ha portato a violenti scontri, con 16 morti, 65 feriti e numerosi arresti.

La reazione del Consiglio interreligioso

Di fronte a questo drammatico contesto, il Consiglio interreligioso dell’Uganda (Ircu) – al quale appartiene anche l’Arcivescovo di Kampala, Monsignor Cyprian Kizito Lwanga - ha rilasciato una dichiarazione per esprimere la sua preoccupazione e richiamare i principî della Costituzione. "Siamo profondamente preoccupati per i violenti eventi accaduti nel nostro Paese – si legge nel documento – Chiediamo l'immediato rilascio di tutte le persone che sono state arrestate o, nel caso in cui abbiano commesso dei crimini, chiediamo che siano sottoposte a regolare processo, come previsto dalla legge".

L'esortazione alle forze di sicurezza

Inoltre, l’Ircu sottolinea che “la polizia ha violato le normative anti-contagio da Covid-19, nonché i protocolli nazionali che stabiliscono che essa debba agire con professionalità, disciplina e competenza, per il bene del Paese”. Non solo: le forze di sicurezza, spiega ancora il Consiglio interreligioso, “hanno violato l’articolo 209 della Costituzione nazionale che stabilisce che l’esercito coopererà con le autorità civili in situazioni di emergenza e in casi di disastri naturali”, come può essere “la pandemia da Covid-19”. Di qui, l’esortazione a tutti coloro che indossano un’uniforme a “sostenere la Carta fondamentale ugandese e tutte le leggi pertinenti, trattando tutti i cittadini in modo equo e paritario, indipendentemente dalla loro appartenenza politica”. Forte anche l’appello ad “rispettare i diritti umani” sanciti dalla Costituzione.

Il rischio per le prossime elezioni

I tanti casi di volenza riscontrati nel Paese, avvertono inoltre i leader religiosi, “rischiano di minare l’integrità e l’equità delle prossime elezioni”, poiché ad alcuni candidati “viene impedito l’accesso ai mass-media o l’ingresso alle sedi stabilite per le campagne elettorali”. Per questo, l’Ircu chiede alla Commissione elettorale di “prendere in mano tutte le procedure, comprese le disposizioni di sicurezza di tutti i candidati politici, e di garantire un clima favorevole".

Da ricordare che già nel mese di agosto i leader religiosi ugandesi avevano espresso la loro preoccupazione per le disparità di trattamento subite da alcuni candidati e per le brutalità commesse dalla polizia contro la popolazione. Al contempo, l’Ircu denunciava “la mancanza di chiarezza della Commissione elettorale” e la esortava ad una maggiore trasparenza sulla gestione delle campagne politiche.

20 novembre 2020, 14:45