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Orbassano (TO): nella chiesa brandine al posto dei banchi (ph: don Ihor Holynskyy) Orbassano (TO): nella chiesa brandine al posto dei banchi (ph: don Ihor Holynskyy) 

Covid. Nel torinese, una chiesa ospedale da campo

Il numero dei contagi nel mondo è alla soglia dei 50 milioni. In Europa la situazione resta critica, in Italia i medici invocano chiusure più stringenti. Nella chiesa dell'ospedale di Orbassano, brandine al posto dei banchi. Il cappellano: speriamo di poter continuare a garantire la nostra assistenza spirituale

Antonella Palermo – Città del Vaticano

L'Alto Adige, da oggi zona rossa, presto potrebbe applicare un lockdown duro: "Non abbiamo alternative, altrimenti collassa tutto il sistema sanitario", dichiara l'assessore Widmann. Gli anestesisti si attendono un raddoppio dei ricoveri ospedalieri e in terapia intensiva nella prossima settimana, se il trend non muterà. Intanto il Ministero dell'Istruzione annuncia che per l'uso nelle scuole sono in arrivo altre mascherine per il tempo pieno. 

A Orbassano, brandine al posto dei banchi della chiesa

Nell'ospedale San Luigi di Orbassano, nel torinese, venerdì notte sono stati sgomberati i banchi, d'un colpo, per collocarvi una trentina di brandine per malati Covid con sintomi lievi. Dalla quarantena, il cappellano Don Luciano Gambino:

Ascolta l'intervista a don Luciano Gambino

"Ho ricevuto commenti di tutti i generi", racconta. "La chiesa è ovviamente a disposizione del popolo di Dio, dell'umanità, quindi se c'è bisogno, va bene l'accoglienza, non mi scandalizzo di certo". Non nasconde, tuttavia, qualche perplessità a proposito del modo in cui è stata decisa la cosa: "Bisognerebbe preparare bene certi interventi. Si possono fare, ma noi non siamo stati coinvolti, né come direzione sanitaria, né tanto meno come assistenti spirituali". Il sacerdote sottolinea che allestire una chiesa di notte - tenuto conto che occorrono anche gli apparati sofistificati di monitoraggio e che in chiesa mancano pure le prese di corrente a sufficienza – è stato forse un atto troppo improvvido. "Va bene l'ospedale da campo, ma adesso siamo a lunedì e ancora non c'è nessun paziente". C'è da aggiungere che al momento non si conoscono i dettagli dell'operazione e dove andranno ad esercitare il loro ministero i due cappellani: insieme a Don Gambino c'è Don Ihor Holynskyy: "Ci dicessero almeno dove dobbiamo portare le cose della chiesa. Non possiamo scomparire".

La richiesta di assistenza spirituale

"La gente ha molta paura, è angosciata, non sa dove sbattere la testa, sia i malati, che sono anche molto giovani, sia i medici, presi d'assalto", racconta ancora don Luciano, malgrado la stanchezza che la malattia gli sta dando. "Rispetto alla prima fase della pandemia, ci si è resi conto che ci sono anche bisogni spirituali. Allora, a quasi tutti qui a Torino era stato detto che non potevamo recarci nei reparti di Covid, all'epoca mi opposi. In questa seconda ondata, mi pare che ci sia più richiesta spirituale di assistenza, di incoraggiamento, di speranza cristiana". E proprio alla luce di questa sensibilità, i cappellani chiedono di poter perseverare nel loro compito. "Dobbiamo pensare che non si può stare senza medici, senza infermieri, così come non si può stare senza supermercato. Ma l'uomo non vive di soli esami clinici. Chi soffre di qualsiasi malattia grave ha bisogno di Dio, di essere accompagnato, almeno della condivisione delle grandi domande. Noi assistenti spirituali lo stiamo toccando con mano. La ricerca è molto confusa ma spero porti frutti belli e buoni. La grazia di Dio agisce, soprattutto nei momenti difficili".

L'amico Guido, ultra novantenne, guarito

Don Gambino ci tiene a raccontare una buona notizia, "fresca fresca". Quella che riguarda la vicenda di un suo caro amico, parrocchiano, che conosce da vent'anni. All'età di 92 anni, ricoverato per una piccola frattura al femore, si è contagiato in ospedale. "E' rimasto solo, potevo vederlo solo io, come amico. Guido però è guarito dal Covid, ora è a casa, sta bene ed è contento". Una storia incoraggiante in questo tempo buio, denso di paura. "Credo che ognuno, da questa pandemia, possa imparare principalmente quali sono le pririotà della vita: non l'apparire ma il bene della salute fisica non disgiunta dalla salute spirituale. Si parla molto di distanziamento sociale, necessario, ma abbiamo tanto bisogno di avvicinamento sociale. Come dice il Papa, non ci si salva da soli". Quanto le pesa l'isolamento cui è costretto? "Non mi pesa tantissimo la mia quarantena. Sono molto spossato, per ora resisto. Fra un po' non ce la faro più a non vedere nessuno, ma un po' di eremo, di deserto mi fa bene".

09 novembre 2020, 15:29