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Comece, Crociata: superare gli egoismi verso una unità di intenti e di ideali

Il vicepresidente della Comece illustra il messaggio firmato da tutti i presidenti delle Conferenze Episcopali d’Europa nel quale si invita i Paesi membri e le istituzioni dell’Unione a intraprendere un cammino verso il superamento di particolarismi nazionali e l’innalzamento dell’attenzione per i più bisognosi: “Ci si può salvare solo insieme. Purtroppo, la coscienza europea procede ancora lentamente”

Federico Piana- Città del Vaticano

“Gli Stati europei, per uscire migliori dalla crisi innescata dalla pandemia, devono soprattutto usare lo strumento della solidarietà. Ci si salva insieme, o insieme ci si danneggia”. L’appello è di monsignor Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno e vicepresidente della Comece, la Commissione delle Conferenze Episcopali d’Europa, che torna , all'indomani della sua uscita, sul messaggio dal titolo ‘Ritrovare la speranza e la solidarietà’ inviato proprio dalla Comece ai Paesi membri della Ue e a tutte le istituzioni europee e firmato dai presidenti delle Conferenze episcopali dell’Unione. “E’ la prima volta in assoluto - spiega Crociata- che un documento di questo tipo, stilato dopo una riunione collegiale, sia stato firmato da tutti i presidenti”. Un gesto forte che sottolinea in modo chiaro come occorra far presto per mettere in campo tutte le iniziative mirate ad eliminare contrapposizioni e divisioni che, come afferma il documento, possono impedire un “cambio radicale di spirito e mentalità per una vera conversione umana e spirituale”.

Ascolta l'intervista a monsignor Mariano Crociata

Qual è lo scopo di questo messaggio?

R.- E’ l’invito a non sprecare l’opportunità che la pandemia ci offre, come ha recentemente ricordato anche Papa Francesco: la possibilità di uscire migliori dalla lotta contro il virus, non quella di tornare semplicemente alla nostra passata normalità. E lo strumento per ottenere questo risultato è la solidarietà. Se c’è una cosa che insegna la crisi che stiamo vivendo, è proprio il fatto che non ci si salva da soli.

In che modo gli Stati europei possono realizzare il cambiamento auspicato nel vostro messaggio?

R.- Prima cosa, superando conflittualità e tensioni. Sul piano istituzionale e politico, c’è bisogno di uno sforzo per andare oltre i particolarismi nazionali. Parlando dei Paesi europei, non si tratta di perdere l’autonomia, la libertà o l’identità: si tratta di superare gli atteggiamenti egoistici che fanno chiudere le Nazioni in loro stesse. Insomma, bisogna creare una maggiore unità politica, d’intenti e d’ideali. Poi c’è un altro modo, sul quale insiste ripetutamente il messaggio: aumentare l’attenzione per le fasce più deboli. Tutto ciò però non è solo compito delle istituzioni ma anche delle coscienze dei singoli e delle comunità.

Altro tema toccato dal documento è la libertà religiosa. I vescovi chiedono che sia tutelata maggiormente, perchè?

R.- Il messaggio si occupa di questo tema solo verso la sua conclusione, per affermare che la Chiesa non è preoccupata soprattutto di sé stessa ma di tutelare un bisogno di tutti. Durante la pandemia, questa tematica è salita alla ribalta perché, necessariamente, in molti Paesi sono state adottate delle restrizioni alla celebrazioni del culto. Tutti le abbiamo accettate responsabilmente per non far correre pericoli ai fedeli e alla popolazione ma riflettere sulla libertà religiosa a partire da fatti così precisi ci fa capire come essa sia una cartina di tornasole da cui si capisce se la libertà delle persone, della collettività, è rispettata.

Il messaggio chiede anche  ai governanti di tornare a scoprire lo spirito dei padri fondatori dell’Europa. Gli Stati sono incamminati verso questa direzione?

R.- La mia impressione non è molto positiva, ma ci sono dei segnali. All’inizio della crisi prodotta dalla pandemia, la prima reazione è stata di chiusura, anche da parte dei Paesi più forti. Tuttavia, si è capito subito che così non si sarebbe andati da nessuna parte e l’atteggiamento si è trasformato, si è assunto il desiderio di trovare una soluzione condivisa. Un passaggio simile lo stiamo vivendo anche adesso. Ecco, si va per tentativi. C’è un cammino della coscienza europea che procede molto lentamente.

19 novembre 2020, 16:14