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Sit-in dei sindaci calabresi a Roma Sit-in dei sindaci calabresi a Roma  (ANSA)

Calabria: la vicinanza dei vescovi alla difficile condizione sanitaria

Situazione ancora molto tesa in Calabria per la mancata nomina del Commissario della Sanità. Oggi il sit in davanti Palazzo Chigi di quattrocento sindaci calabresi. Intanto forte è la vicinanza della Chiesa locale alla popolazione. “Nonostante il momento, guardiamo al futuro con speranza”, sottolinea l’arcivescovo Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza Episcopale Calabra

Marina Tomarro - Città del Vaticano

L'azzeramento del debito sanitario e la fine del lungo commissariamento, che dura da circa 11 anni. È questa la richiesta dei numerosi sindaci calabresi giunti oggi a Roma. "Siamo qui - spiegano - perché la situazione della sanità calabrese è ormai scoppiata nella sua dimensione più triste. Anni di commissariamento hanno lasciato i calabresi senza diritto alla salute che è inalienabile. A prescindere dal nome del commissario servono attrezzature e personale per far superare la fase emergenziale che non è solo legata al Covid ma anche la quotidianità". Intanto è stato posto ai domiciliari il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini, con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso. E nella regione resta la forte emergenza sanitaria, alleviata per quanto possibile dalla Chiesa locale, che cerca di far sentire la sua presenza in modo concreto, in questo momento così difficile.

La Chiesa in prima linea per aiutare chi ha bisogno

L’incertezza evoca - spiega monsignor Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza Episcopale Calabra - quasi un anno, di pandemia globale che, nella sua ondata attuale, sta provocando tanti contagi pure in Calabria ponendo gravi problemi di gestione sanitaria, ma anche evidenziando tutte le falle di un sistema sanitario che, a livello locale, è commissariato da oltre un decennio. L’inevitabile confusione generata dai ritardi e dalle inadempienze di un’azienda sanitaria locale, e non soltanto di essa, ricade sulla vita quotidiana delle persone e, di conseguenza, sulla vita delle nostre comunità parrocchiali, che stanno davvero diventando degli “ospedali da campo” soprattutto nell’ambito della prossimità psicologica e sociale a coloro che cominciano a sentire gli effetti di un isolamento prolungato e di un distanziamento sociale che si è rivelato, per ora, l’unico antidoto ai rischi di contagio. Incertezza e confusione ci sono anche in noi pastori che cerchiamo di offrire prossimità, chiarimenti e precisazioni sui vari aspetti della pandemia. Essa è un fenomeno non riducibile alla sua valenza sanitaria, ma anche finanziaria ed economica, oltre che religiosa, in quanto pone drammatiche domande su Dio e la permissione del male. Sul piano pratico, noi continuiamo a ricordare: “Tendi la tua mano al povero” (Sir 7,32). Queste parole dell’antico libro del Siracide, scelte da Papa Francesco come tema-guida di riflessione per la IV Giornata Mondiale dei Poveri, entrano direttamente nel drammatico momento che il mondo intero ha vissuto e sta ancora vivendo a causa del Covid-19 e che molti Paesi, compresa l’Italia e la nostra Regione, stanno ancora combattendo nella fatica di portare soccorso a quanti sono vittime innocenti, ma soprattutto di organizzare strategie per la tutela della salute, la cura dei malati e una ripresa dell’economia e del lavoro.

Ascolta l'intervista all'arcivescovo Vincenzo Bertolone

Quale è la situazione sociale monitorata dalle Caritas e dalle associazioni sul territorio, tra le famiglie e i lavoratori?

R. - Le associazioni di volontariato cristiano e, in particolare la Caritas, con la sua consolidata presenza nei nostri territori, rappresentano il modo concreto con cui la Chiesa si fa presente accanto a chi spesso è lasciato solo dalle istituzioni, oppure non è neppure da esse censito, in quanto senza lavoro, a volte senza identità anagrafica per i più svariati motivi, senza possibilità di ottenere neppure i sussidi minimi che il Governo prevede. I nostri operatori riferiscono grandi preoccupazioni per il futuro, allorché, cessati, come si spera, gli effetti sanitari della pandemia da covid-19, bisognerà provvedere agli effetti emotivi, relazionali, economici di sopravvivenza di interi gruppi familiari e in particolare, ad aiutare la ripresa delle piccole attività imprenditoriali, soprattutto nel campo dell’agricoltura, dell’ambiente e del turismo culturale e religioso.

Sappiamo che i sindaci sono oggi a Roma mentre la situazione sanitaria peggiora. Come la Chiesa sul territorio, con le parrocchie, la Caritas, i sacerdoti, può accompagnare questa emergenza?

R. - Il compito proprio della Chiesa è quello di annunciare il Vangelo in ogni situazione, anche quando prevalgono il dolore, la morte, la disperazione. Riteniamo che Dio parli attraverso i segni dei tempi, anche quando questi segni sono temporaneamente forieri di malattia e di morte. Inoltre, il compito proprio della Chiesa è quello di celebrare liturgicamente tutti i segni e i momenti dell’esistenza.Lo stiamo facendo non soltanto con ogni forma mass-mediale, ma anche in presenza, grazie alle possibilità di culto dal vivo, seppur a determinate condizioni, e con numero ridotto di persone. In particolare, vorrei ricordare quanto sia importante l’incontro con il prete, anche solo attraverso il telefono, in nuove forme di “direzione spirituale”, per ascoltare, confortare, consolare, suggerire possibilità e opportunità. Questo certamente influisce ed ha un peso non indifferente, sulla serenità della vita personale, familiare e sociale. La parrocchia, come 'famiglia delle famiglie’, per quanto può, deve farsi carico di tutto ciò. E lo fa: si tratta anzitutto di aprirsi all’ascolto di ogni forma di disagio, materiale e spirituale, prodotto dalla povertà, per organizzare la speranza e la solidarietà. Nel concreto i parroci e tutti i sacerdoti sono sollecitati a rendersi più disponibili all’ascolto dei bisogni dei più poveri, soprattutto di coloro che provano vergogna e disagio nel manifestare la propria condizione. Penso a quanto bene possano fare dei Centri di ascolto strutturati e organizzati secondo le esigenze del territorio, sia in presenza sia attraverso i social media. Questo servizio peculiare può ben essere considerato un ministero di fatto nella comunità parrocchiale.

Quale il vostro messaggio in questo momento?

R - Ecco il punto: oltre ai comitati tecnici e scientifici, oltre ai politici, oltre a quanto la fantasia popolare saprà di volta in volta inventare, oltre ai “padroni”, come li chiama la preghiera finale dell’enciclica Fratelli tutti, dell’economia e del lavoro, come potrà essere di aiuto la Chiesa per la gestione e il superamento di questa pandemia globale? Come potrà dire una parola giovane in un’economia nuova, come ci ripete l’evento “Economy of Francesco”, che si apre ad Assisi proprio oggi? Insieme con tutte le chiese che sono in Calabria ed in Italia, particolarmente con i vescovi e preti colpiti dalla malattia da covid-19, noi vogliamo soprattutto ripetere una parola di fiducia nel Dio Provvidente, se davvero, come crediamo, non muove foglia che Dio non voglia, Egli può anche cambiare le sorti del contagio! e dunque, di speranza e di consolazione in questo tempo che rattrista i cuori e genera preoccupazioni per il presente e il futuro. Viviamo in una fase complessa della storia mondiale, che può anche essere letta come un kairòs per ripensare il passato alla luce della Rivelazione cristiana e avere un disegno nuovo, più umano, sul futuro. “Perché peggio di questa crisi – come ricordava Papa Francesco lo scorso maggio, in occasione della Pentecoste - c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi” 

19 novembre 2020, 15:33