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Monastero di Dadivank Monastero di Dadivank  (ANSA)

Nagorno Karabakh, l'appello delle Chiese del Medio Oriente

Una pace chiara, sostenibile e duratura: è quanto chiede venga assicurato al Nagorno Karabakh il Mecc, Consiglio delle Chiese del Medioriente. La tregua in vigore tra l'Azerbaijan e l'Armenia ha fatto tacere le armi tra i due Paesi in conflitto, ma è necessario diventi stabile riportando la pace nel territorio conteso

Tiziana Campisi - Città del Vaticano

Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente (Mecc) chiede alle parti coinvolte e alla comunità internazionale di impegnarsi perché nel Nagorno-Karabakh perduri il cessate il fuoco. In una dichiarazione dal titolo “Giustizia per l’Artsakh” (Repubblica del Nagorno Karabakh) rilasciata lunedì scorso, l’organizzazione religiosa, che vuole promuovere il dialogo e la pacifica convivenza fra i popoli, evidenzia che l’attuale accordo in vigore dal 10 novembre non garantisce una pace chiara, sostenibile e duratura.

L'appello al dialogo tra tutte le parti coinvolte

Le Chiese del Medio Oriente temono per la libertà religiosa e la pratica dei culti ed esprimono preoccupazione per l’eredità cristiana di chiese, monasteri, monumenti e musei già danneggiati o che potrebbero essere distrutti. Per questo esortano tutte le organizzazioni internazionali ad impegnarsi per l’Artsakh, “che ha diritto all’autodeterminazione come qualsiasi altra nazione e popolo nel mondo”. “Ribadiamo inoltre l’importanza di un dialogo sincero tra tutte le parti interessate per il bene di quanti vivono nella regione - aggiungono le Chiese del Medio Oriente -. Ciò aprirebbe la strada per garantire quei passi necessari all’istituzione di un nuovo ordine regionale che andrebbe a vantaggio di tutte le parti coinvolte nell’attuale conflitto”.

25 novembre 2020, 07:50