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La prima pagina dell'Osservatore Romano all'indomani della firma dell'Enciclica "Fratelli Tutti" La prima pagina dell'Osservatore Romano all'indomani della firma dell'Enciclica "Fratelli Tutti" 

#FratelliTutti. Le reazioni dei vescovi del mondo

Dall'Italia alla Francia, dagli Stati Uniti all'Australia, i vescovi guardano alla terza Enciclica come “tempestiva”, “provocatoria” e “da leggere”. Un documento "potente per il rinnovamento morale di politica ed economia". Il cardinale Bassetti: l’insegnamento di Papa Francesco continua a tracciare una strada ben precisa e percorribile da tutti gli uomini di buona volontà

Isabella Piro - Città del Vaticano

“In questo tempo inedito a causa della pandemia, l’insegnamento di Papa Francesco continua a tracciare una strada ben precisa e percorribile da tutti gli uomini di buona volontà”: è quanto scrive, in una nota, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), commentando l’Enciclica di Papa Francesco, “Fratelli tutti”, pubblicata ieri, 4 ottobre. Nel documento, sottolinea il porporato, “si percepiscono chiaramente i due polmoni che vogliono dare un respiro importante e diverso alla Chiesa: da una parte, l’annuncio di Dio Amore e Misericordia e, dall’altra, perché non resti verità astratta, la necessità di prendersi cura non solo gli uni degli altri, ma di Dio, del creato e di se stessi”. Papa Francesco “propone un metodo”, ribadisce il presidente della Cei, un metodo fatto di “ascolto e dialogo con tutti”.

Questo che significa, spiega il porporato, “accorciare le distanze e non erigere muri, la ricerca e la costruzione del ‘noi’ come antidoto alle derive egocentriche, l’invito alla gentilezza e il richiamo a una nuova cultura dell’incontro, dove tutti sono invitati a collaborare”. “Orizzonte che apre il cammino”, “proposta stimolante e impegnativa”, l’Enciclica del Pontefice, conclude il Cardinale Bassetti, farà da spunto alla riflessione dell’episcopato italiano nei prossimi mesi”, guardando anche “alla realtà che abitiamo”.

I vescovi francesci: un grande documento di Dottrina sociale

Il presidente della Conferenza episcopale francesce (Cef), monsignor Éric de Moulins-Beaufort, definisce l’Enciclica “un testo ampio ed impegnativo, un grande documento di Dottrina sociale della Chiesa”. “La fraternità non è un atteggiamento – continua il presule – ma ha diverse dimensioni” e il Papa le descrive “con grande libertà, come Cristo”, senza “lasciarsi impressionare dalla apparenti costrizioni di questo mondo”. In particolare, nota monsignor de Moulins-Beaufort, “egli mette sotto gli occhi di ciascuno di noi i luoghi in cui la fraternità rischia di fallire”. Di qui, l’invito del presidente della Cef a “fare un esame di coscienza: ogni persona, ogni impresa, ogni famiglia, ogni Stato deve riflettere su quale sia il modo per passare dalla fraternità a parole a quella vera”, nei fatti.

Tra i vari e numerosi commenti sull'Enciclica riportati dal sito della Cef, anche quello del padre gesuita Gregory Catta, direttore del Servizio nazionale per la famiglia e la società: un documento “decisamente politico perché quando un individuo si unisce agli altri per creare processi sociali di fraternità e di giustizia per tutti, allora si entra nel campo della carità più grande, quella politica”. Inoltre, continua padre Catta, “nel cuore delle molteplici crisi provocate o aggravate dalla pandemia da Covid-19, il cammino di fraternità proposto dal Papa è particolarmente attuale”.

Dagli Stati Uniti: per un rinnovamento morale

Fornisce “una visione potente e urgente per il rinnovamento morale della politica e dell’economia, dal livello locale a quello globale, chiamandoci a costruire un futuro comune che serva veramente il bene della persona umana”: lo scrive, l’arcivescovo di Los Angeles e presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, monsignor José H. Gomez, accogliendo con favore la terza Enciclica di Papa Francesco. Un testo  che “ci sfida a superare l'individualismo della nostra cultura e a servire il prossimo con amore, vedendo Gesù Cristo in ogni persona e cercando una società di giustizia e di misericordia, di compassione e di interesse reciproco”. Infine, dal presule statunitense l’auspicio che “i cattolici e tutte le persone di buona volontà riflettano” sul documento pontificio e assumano “un nuovo impegno per cercare l’unità della famiglia umana”. 

I vescovi australiani: per credenti e non 

Un’Enciclica che “non è solo per i credenti, ma per l’intera famiglia umana”: così l’arcivescovo Mark Coleridge, presidente della Conferenza episcopale australiana (Acbc). In “Fratelli tutti” è presente “una visione della dignità di ogni essere umano da cui scaturisce la chiamata a costruire una nuova cultura di fraternità e di dialogo”, afferma il presule, facendo poi il confronto con la precedente Enciclica del Pontefice: “Nella Laudato si’, il Papa aveva parlato della cura del Creato, nostra casa comune. Nella Fratelli tutti, invece, ci parla della cura l’uno per l’altro, della famiglia che abita insieme nella casa comune”. Il presidente dell’Acbc ricorda, inoltre, che l’Enciclica è stata scritta sullo sfondo della pandemia da Covid-19, la quale ha dimostrato l’importanza della “solidarietà nazionale e internazionale”, “il senso di interdipendenza delle comunità” e “la fragilità degli esseri umani”. Per questo, il presule australiano evidenzia che “le divisioni e i conflitti” dell’epoca contemporanea “sono una strada verso il nulla”, così come “i sistemi economici che privilegiano il profitto rispetto alla persona ed al pianeta e le politiche che danno valore ad alcuni a discapito di altri”.

Monsignor Coleridge sottolinea, infine, che il Pontefice “offre una visione grandiosa, ma semplice dell’interconnessione umana. Siamo tutti collegati l’uno all’altro in modi che non immaginiamo. Ma ora il nostro compito è quello di capire cosa questo significhi nella pratica”. Un testo “appassionato eppure tenero, visionario eppure pragmatico, radicale eppure ragionevole”.

Germania: la questione della riconciliazione

Due, in particolare, le novità del documento messe in luce dal presidente della Dbk, la Conferenza episcopale tedesca, monsignor Georg Bätzing: la prima riguarda il dialogo interreligioso. In più punti, infatti, il Pontefice cita una pietra miliare del dialogo interreligioso, ovvero il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza”, da lui stesso firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi, insieme al Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyib. E che “un’Enciclica sia orientata verso un testo interreligioso cristiano-islamico – fa notare Bätzing - è davvero una novità nella storia della Chiesa” ed è “emozionante”. Ciò dimostra, tra l’altro, la determinazione di Papa Francesco nel promuovere il dialogo interreligioso “sia per contrastare l'ostilità delle religioni, sia per rafforzare le basi religiose dell’amicizia sociale”.

Per la prima volta in un documento simile della Chiesa – afferma il presidente della Dbk – viene trattata in modo dettagliato la questione della riconciliazione dopo conflitti violenti”. Una riconciliazione da ottenere attraverso “il dialogo e il perdono” che, però, non significa dimenticare. È forte, infatti, l’appello del Pontefice affinché le vittime della violenza siano al centro della memoria” collettiva.

Altro punto focale messo in evidenza dal presidente della Dbk è quello della necessità di “una risposta globale a problemi globali”, soprattutto nel campo dello sviluppo dei popoli. Monsignor Bätzing spiega, infatti, che “la libera attività economica va combinata con considerazioni sociali ed ecologiche, lasciando spazio allo sviluppo, e non alla stagnazione, delle identità culturali”. Al contempo, “tendenze aggressive come il nazionalismo, il populismo, l’etnocentrismo, l’autoreferenzialità degli Stati nazionali e dei popoli che sono ostili a rifugiati e migranti, son condannati duramente dal Papa in quanto negano la pari dignità di tutti”.

05 ottobre 2020, 09:46