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Portogallo. Bocciato il referendum sull'eutanasia. I vescovi: decisione deplorevole

Respinta dal governo l’iniziativa popolare di promuovere un referendum per la depenalizzazione o meno dell’eutanasia. La proposta era stata lanciata dalla “Federazione per la vita” (Fpv) ed aveva raccolto oltre 95mila firme

Isabella Piro - Città del Vaticano

Proposta bocciata: così il Parlamento del Portogallo ha respinto il 23 ottobre, l’iniziativa popolare di promuovere un referendum per la depenalizzazione o meno dell’eutanasia. La proposta era stata lanciata dalla “Federazione per la vita” (Fpv) ed aveva raccolto oltre 95mila firme. Il quesito referendario avrebbe dovuto includere questa domanda: "Siete d'accordo che uccidere un'altra persona su vostra richiesta o aiutarla a suicidarsi dovrebbe continuare ad essere punibile penalmente in qualsiasi circostanza?”.

La risposta dei vescovi 

Immediata la risposta della Conferenza episcopale locale (Cep) che, in una nota, definisce “deplorevole” la scelta del Parlamento, perché essa lascia intendere come “la depenalizzazione dell’eutanasia verrà approvata, anche se l’iter legislativo è ancora in corso”. Inoltre, considerata “la gravissima situazione della pandemia” da Covid-19, è stato “il momento peggiore per prendere tale decisione” perché ora ai malati sembra non restare che un’unica risposta: la morte. Al contempo, la Cep ricorda che, secondo quanto sancito dalla Costituzione, “il diritto alla vita umana è inviolabile” e su questo punto “dispiace” che il Parlamento “non voglia ascoltare il popolo, rendendo impossibile un dibattito più ampio e una riflessione più profonda su un tema così essenziale per ogni cittadino e per la società nel suo complesso”. Dai presuli anche la rassicurazione che la Chiesa continuerà “a promuovere la difesa della vita umana, incoraggiando la ricerca di percorsi di vicinanza e di accompagnamento nelle cure palliative” per le persone malate e fragili.

L'appello all'intera società

Dal suo canto, il Patriarca di Lisbona, Cardinale Manuel Clemente, in una dichiarazione all’agenzia Ecclesia, sottolinea come il referendum sarebbe stato “un’occasione fondamentale per riflettere in modo migliore e più sereno su un tema così serio”. “Legalizzare l’eutanasia darà un messaggio sbagliato a tutta la società portoghese – aggiunge il porporato – perché essa non implica l’accompagnamento delle persone proprio nel momento in cui ne hanno maggior bisogno”. Appellandosi, infine, a tutta la società, il Patriarca Clemente ricorda: “Ora è il momento della coscienza”.

Lettera aperta al Parlamento

Da ricordare che il 21 ottobre, il vescovo ausiliare di Braga, Monsignor Nuno Almeida, aveva scritto una lettera aperta al Parlamento chiedendogli di fermare i progetti di legalizzazione dell’eutanasia. “Unisco la mia voce e la mia indignazione – si legge nella missiva – a quella di chi si chiede come sia possibile che, in un momento in cui la pandemia da Covid-19 continua a diffondersi, il Parlamento portoghese discuta di eutanasia”. Al contrario, bisogna “fare tutto il possibile” per fornire “risposte adeguate ai malati terminali”, ovvero “il sollievo dalle sofferenze fisiche e psicologiche” possibile grazie alle cure palliative, al supporto spirituale e al sostegno affettivo di familiari ed amici.

Perchè difendere la vita

“Il diritto alla vita, così come altri diritti umani fondamentali – si legge ancora nella lettera aperta – è espressione del valore oggettivo della dignità umana” ed è “importante ricordare che la legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito non è un progresso della civiltà, ma piuttosto un passo indietro”. Il vero “progresso dell'umanità”, infatti, è stato quello di “creare leggi e norme che difendano la vita umana e impediscano ai più forti di esercitare il loro potere sui più deboli, attraverso ad esempio l’abolizione dell'infanticidio, della schiavitù, della tortura e della discriminazione razziale. Una società sarà tanto più giusta e fraterna quanto meglio tratterà e si prenderà cura dei suoi membri più vulnerabili”.

Inoltre, afferma Monsignor Almeida, infrangere un Comandamento fondamentale come il quinto, ovvero “Non uccidere” che “struttura la vita comunitaria”, non può “non incidere sulla fiducia all’interno delle famiglie, delle generazioni e della società in generale”. Vedere la morte “come una risposta alla malattia ed alla sofferenza”, “sopprimere la vita delle persone malate e sofferenti, denigrandone la dignità”, invece di compiere “uno sforzo di solidarietà per combattere queste situazioni”, è certamente “più facile ed economico – conclude il vescovo ausiliare di Braga – Ma non è umano!”.

Rammarico per la decisione odierna del Parlamento viene espressa, naturalmente, dalla Fpv che, attraverso una dichiarazione del suo vicepresidente, António Pinheiro Torres, afferma: “Continueremo sempre e comunque ad offrire il nostro contributo per il bene comune”. Al contempo, Torres deplora l’atteggiamento dei deputati di non voler ascoltare “un numero così elevato di cittadini”, favorevoli a dire la loro con un referendum. Una legge simile, aggiunge Torres, “è troppo seria per essere approvata solo dal Parlamento”; serve quindi “una mobilitazione popolare” affinché tutti i cittadini sia costantemente informati su come i deputati intendano procedere.

I medici cattolici

Sulla stessa linea anche l’Associazione dei medici cattolici portoghesi (Amcp) che, in una dichiarazione, ribadisce la sua “assoluta opposizione a qualsiasi forma di eutanasia” e chiede al Presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa, di “porre il veto a qualsiasi legge che depenalizzi” tale pratica nel Paese. Essa, infatti, “non è mai stata e non sarà mai un atto medico: i principî della medicina, basati sulla diagnosi e la cura delle malattie, escludono la pratica dell'eutanasia e del suicidio assistito. Il medico, così come non possiede la vita del malato, non possiede la sua morte". Anzi: “Secondo il codice etico ed il giuramento fatto, i medici hanno la missione di salvare vite umane – continua l’Amcp – e non dovrebbero mai partecipare all’eutanasia. Le loro prestazioni dovrebbero cercare di alleviare la sofferenza del paziente, con competenza tecnica e umanità”, mentre “riporre il compito di uccidere nelle loro mani è inaccettabile, perché distrugge il legame di fiducia che deve esistere nel rapporto tra medico e paziente”.

Dignità e valore della persona

I medici cattolici fanno, inoltre, notare che proprio in questo tempo di pandemia “quegli stessi politici che hanno limitato la libertà individuale con norme restrittive per salvare vite umane, ora evocano quella stessa libertà per eliminare, attraverso l’eutanasia, altre vite umane. E questa è una contraddizione”. Dall’Associazione anche il richiamo a “riconoscere la dignità ed il valore di ogni essere umano, qualunque sia la sua condizione, dal concepimento fino alla morte naturale”. Infine, l’Amcp chiede alle autorità pubbliche di non scegliere “la vita dello scarto per il malato, bensì quella dell’azione per un adeguato intervento medico, umano e sociale che permetta il corretto trattamento terapeutico del paziente attraverso le cure palliative”.

Il disegno di legge

Bisogna ricordare che il progetto di legge attualmente in discussione è il risultato di cinque disegni normativi sulla legalizzazione dell’eutanasia approvati il 20 febbraio scorso dall’Assemblea della Repubblica. Le cinque proposte sono state poi unificate dalla deputata del Partito socialista, Isabel Moreira, in un unico documento che ora verrà sottoposto al voto complessivo del Parlamento. Se approvato, il disegno di legge verrà invitato al Presidente della Repubblica che avrà tre opzioni: emanarlo, porvi il veto e quindi rinviarlo all'Assemblea perché confermi il voto, oppure inviarlo alla Corte Costituzionale perché si pronunci su di esso.

24 ottobre 2020, 08:00