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Partire dalla Laudato si' per una nuova visione politica

Capire se la cura della Casa Comune possa diventare una lente attraverso cui leggere la società e l’azione politica. Parte da questa domanda la due giorni dell'Incontro “L’agenda ambientale interroga la politica” promosso da Greenaccord Onlus e dall’Associazione Rocca dei Papi, che si conclude oggi a Montefiascone

Marina Tomarro - Città del Vaticano

“Attuare la conversione ecologica di cui parla Papa Francesco per modificare profondamente la direzione del procedere dell’umanità, adottando criteri di giustizia sociale e giustizia ambientale. Ma tutto ciò passa attraverso un’azione politica e un impegno che vadano oltre i limiti dei tempi e delle decisioni a cui siamo abituati, per poter guardare al futuro con più serenità”. Con questa riflessione Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord, ha aperto questa mattina la seconda giornata di lavori dell’incontro “L’agenda ambientale interroga la politica”. Un’iniziativa che vuole ponderare la possibilità di capire se prendendo spunto dal pensiero della Laudato si', possa nascere un progetto di politica e di bene comune che unisca quanti condividono la passione per la cura del Creato.

Ognuno è prezioso nel proprio contributo

“La Laudato Sì – ha spiegato padre Giacomo Costa direttore del mensile dei gesuiti Aggiornamenti Sociali – non è solo un’Enciclica che invita alla cura della Casa Comune, ma ha avuto da subito un forte impatto politico”. Uno dei passaggi più importanti dell’Enciclica, è sicuramente il difficile rapporto tra politica ed economia. “Con la pandemia – ha sottolineato don Costa – tutta la visione che avevamo del mondo è cambiata. La politica non deve essere finalizzata a risultati immediati, ma deve lavorare avendo lo sguardo ampio verso il futuro. Ma questo lo può fare solo con un'economia che diventa a servizio dell'uomo, altrimenti resta tutto come è”. La stessa cultura ecologica non può essere ridotta ad una serie di regole, ma deve abbracciare tutti gli aspetti della vita di ognuno, e su questa scia, procede il direttore: “Siamo chiamati tutti a questo cambiamento, diventa importante che non ci si ci chiuda nel proprio pensiero, credendo che sia il migliore, ma che si costruiscano legami tra opinioni differenti, che si  ci apra ad un dialogo, in modo che ci sia una narrativa comune che permetta a storie differenti di riconoscersi in un cammino identico, perché ci sia la consapevolezza che nessuno è escluso ma ognuno è prezioso ed ha un’apporto da dare insostituibile” . In tal senso, non è casuale che l’enciclica si chiuda con un invito alla speranza. “Perché a nessuno– ha spiegato don Costa – sia tolta la gioia della speranza di costruire una Casa Comune sostenibile ed abitabile”.

Aiutare le nuove generazioni a cambiare il mondo

E’ sempre più urgente quindi, rallentare la marcia per guardare la realtà in modo differente, oggi "è fondamentale recuperare i valori - ha sottolineato Cecilia Costa, docente di Sociologia presso l’Università di Roma Tre - In particolare quelli della solidarietà e del dialogo e soprattutto, come dice spesso Papa Francesco, quello della “compassione” e dell’amicizia sociale per riscoprire così la riverenza per la vita”. Diventa importante coinvolgere i giovani in questa nuova visione del mondo, “I ragazzi oggi – ha continuato la professoressa Costa - hanno bisogno di progetti ma nella loro fragilità emotiva, devono essere guidati e aiutati dalla nostra generazione a diventare protagonisti del cambiamento, e a trasformare i loro timori in passioni verso la vita che li attende”.

24 ottobre 2020, 08:18