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Moraglia:“Gennadios, uomo di Dio e costruttore di pace”

Il Patriarca di Venezia ricorda la figura dell’arcivescovo ortodosso d’Italia e Malta ed Esarca per l’Europa meridionale ed il suo forte legame con la città lagunare: “Fu un pioniere dell’ecumenismo e un instancabile lavoratore per l’unità dei cristiani. La nostra città considerata un crocevia di fede e di cultura”

Federico Piana- Città del Vaticano

“Un uomo di Dio, testimone e costruttore di pace ed unità”. E’ così che il Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, vuole ricordare il metropolita Gennadios, arcivescovo ortodosso d’Italia e Malta ed Esarca per l’Europa meridionale, scomparso lo scorso 16 ottobre ad 83 anni. Considerato uno tra i più importanti pionieri del dialogo tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente, Gennadios fu anche un fiero ed instancabile promotore dell’unità dei cristiani: “Mi piace citare - afferma il Patriarca Moraglia- una sua frase che amava ripetere negli incontri ecumenici e che mi è rimasta impressa nel cuore: dobbiamo, sempre, camminare insieme! ”.

Ascolta l'intervista al Patriarca Francesco Moraglia

Secondo lei, sul fronte dell’ecumenismo, quale eredità lascia il metropolita Gennadios?

R.- E’ stato un uomo che, successivamente al concilio Vaticano II, ha aperto la strada all’ecumenismo. Ha saputo dare un contributo concreto portando la specificità dell’Oriente in un modo dialogante, inclusivo: rendeva visibile la sacralità dell’Oriente sia nel momento liturgico sia nello spessore teologico.

Era anche molto impegnato per l’unità dei cristiani?

R.- Certamente. Aveva una profonda umanità. Durante un incontro, mi colpì un’espressione che lui utilizzò scandendo bene le parole: noi dobbiamo essere dei terreni aperti, dei terreni liberi e noi cristiani dobbiamo amare e nient’altro. E poi, quando lui parlava, aveva sempre davanti agli occhi Dio che, diceva, ci ha creati per la libertà e l’unità.

Qual era il rapporto di Gennadios con la città di Venezia?

R.- C’era un rapporto strettissimo. Lui celebrava nella storica cattedrale ortodossa di San Giorgio dei Greci ma Venezia per lui non era solo un punto di riferimento logistico ma anche identitario: perché riconosceva a Venezia la peculiarità di città aperta, di città-crocevia culturale e di fede, dove anche le minoranze sono sempre state rispettate ed integrate.

Ha un ricordo particolare che serba nel suo cuore?

R.-Sì. E’ quello legata ad un tragico avvenimento di non molto tempo fa. Un prete ortodosso, vicino a Gennadios, aveva perso suo figlio molto piccolo dopo un incidente. Allora, ho scritto una lettera a questo sacerdote per comunicargli il mio dolore per l’accaduto. Mi ha colpito che, oltre alla risposta del papà, mi è arrivata anche quella dello stesso Gennadios: esprimeva la gratitudine per una vicinanza che forse non si aspettava dal Patriarca di Venezia.

20 ottobre 2020, 13:54