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Fratelli tutti, Costa: afferma la verità della dignità umana

Secondo padre Giacomo Costa, direttore del mensile dei gesuiti Aggiornamenti Sociali, nella sua terza enciclica, Papa Francesco condanna il relativismo e chiede un dialogo fondato sulla verità della dignità umana

Fabio Colagrande – Città del Vaticano

Un’enciclica profondamente radicata nella tradizione della dottrina sociale della Chiesa che individua nel dialogo l’unico strumento per camminare insieme, consapevoli delle nostre diversità, e nella “migliore politica” la modalità più adatta a costruire un popolo basato su relazioni fraterne. Così, padre Giacomo Costa, direttore del mensile dei gesuiti Aggiornamenti Sociali, ai microfoni di Radio Vaticana Italia, ha riletto la nuova enciclica sociale di Papa Francesco, Fratelli tutti, pubblicata domenica 4 ottobre. Notevole, secondo padre Costa, il modo in cui il Papa affronta la questione del cruciale rapporto tra dialogo e verità, ribadendo la condanna al relativismo e individuando nel riconoscimento della dignità altrui un principio ineludibile. Di seguito, un passaggio del suo intervento:

L'intervista a padre Giacomo Costa

R.- Questa enciclica è profondamente radicata nella tradizione della dottrina sociale della Chiesa. La stessa struttura del testo di Papa Francesco rispecchia il processo di discernimento che la Chiesa compie per leggere i segni dei tempi che sta vivendo. In questo senso ritroviamo nella Fratelli tutti la stessa struttura della Laudato si' e di altri documenti importanti del Papa. Si tratta di testi articolati in tre passi distinti: riconoscere ciò che stiamo vivendo, interpretare i fatti in profondità e poi effettuare delle scelte concrete. In questa enciclica c’è proprio questo movimento e l'appello alla fraternità non è fatto solo a parole ma viene esplicitato, diventa concreto, richiede dei gesti. Siamo accompagnati dal Papa ad entrare in profondità di questo suo appello, cominciando a renderci conto che viviamo in un mondo iperconnesso ma anche frammentato, ma a entrarci con gli occhiali della fede. Si tratta infatti di un testo destinato a tutti ma scritto a partire dalla fede. Non a caso è proprio la parabola del Buon Samaritano a darci questi occhiali attraverso cui vedere la dignità di ognuno e l'impegno a sostenere e curare ogni persona. Poi ci sono i capitoli che entrano nel cuore della carità, e ci fanno vedere come questa sostenga la fraternità, e alla fine gli ultimi capitoli che pongono concretamente delle piste su cui impegnarsi: la politica, il dialogo, la riconciliazione. Da ciò nasce infine un impegno per tutte le religioni: un invito per gli uomini che condividono le fedi a impegnarsi in questa fraternità universale.

Uno dei capitoli più significativi dell’enciclica Fratelli tutti è sicuramente il quinto, dedicato alla “migliore politica”.  Il Papa stabilisce un nesso molto chiaro tra Vangelo e attività sociale e politica…

R.- Dobbiamo considerare questo capitolo come parte di un invito concreto a lavorare in ambito politico. Tra l’altro abbiamo imparato proprio dalla pandemia che stiamo vivendo, quanto ci sia bisogno di più politica e non di meno politica, e quanto sia importante per coordinarci e andare avanti insieme. Per cui non si tratta di un capitolo particolare sulla politica ma fa parte di un discorso più ampio che riguarda i modi per costruire la fraternità. Il Papa sottolinea che il modo principale non può che essere quello della politica e mette in evidenza tutti i modi riduzionistici di pensarla, come per esempio la politica dello sguardo corto, che si limita solo all'immediato e mira soltanto all'accumulo di consensi. Certo, i politici devono puntare a essere votati, ma questo non può essere il cuore del loro impegno. Devono piuttosto assumersi la responsabilità a costruire un popolo in cui ciascuno abbia un posto, sia valorizzato. In questo contesto è molto importante la parola “popolo” che il Papa ha già approfondito in altri suoi testi. È sicuramente un termine chiave in questo ambito, una parola che apre il fianco anche ad ambiguità come il Papa sottolinea proprio in apertura di questo capitolo. Costruire un popolo non significa fare del populismo. Populista è colui che utilizza il popolo solo per ottenere consenso mentre un'azione politica per il popolo, fondata nella carità, è quella che costruisce queste relazione di fraternità. È quella di colui che si mette al servizio della costruzione un popolo in cui la dignità di ciascuno sia rispettata, una comunità in cui tutti siano non soltanto “soci”, tenuti insieme da un interesse, ma siano veramente fratelli e sorelle.

Proprio per raggiungere la fratellanza e praticarla concretamente il Papa indica il metodo del dialogo. Cosa significa la parola dialogo nel contesto di Fratelli tutti?

R.- Dialogo è veramente una parola chiave in tutto il pontificato di Papa Francesco ma in questo testo il Pontefice fa dei passi in avanti proprio per sgombrare il campo da ambiguità e resistenze da parte di chi pensa che sia soltanto una moda da seguire. L’enciclica dedica molte righe al modo in cui non si dialoga oggi, soprattutto nelle reti sociali, caratterizzate spesso da monologhi che procedono paralleli. Il dialogo, ci spiega il Papa, non è soltanto incontrarsi e conoscersi, ma camminare assieme, avere una narrazione, un obiettivo, un cammino da condividere, lungo il quale, anche se diversi, si può andare avanti insieme. Questo è un punto chiave nel discorso del Papa: nell’attuale frammentazione non dobbiamo cercare di essere totalizzanti, non dobbiamo essere tutti uguali, ma ognuno con la sua caratteristica può portare qualcosa che è irrinunciabile. Per questo il dialogo è fondamentale: perché ciascuno possa dare il suo apporto e perché ognuno di noi possa imparare dai contributi degli altri.

Un ampio approfondimento è dedicato poi nell’enciclica a una questione delicata e anche discussa nella Chiesa: il rapporto tra verità e dialogo...

R.- Francesco afferma chiaramente che il relativismo non è la soluzione. Dialogare non significa semplicemente constatare che si hanno idee diverse e si fanno scelte diverse per poi andare avanti ognuno per conto suo. Dialogo significa cercare una verità che impedisca la corruzione della società, che impedisca le fake-news che distruggono e ostacolano una costruzione comune. Dialogo significa soprattutto riconoscere la verità della dignità di ciascuno. Questo è un cammino fondamentale che è alla base di qualsiasi possibilità di dialogo. Se non c'è la capacità di contemplare fino in fondo questa dignità e vedere nell'altro una persona, al di là di tutto, nella sua dignità, una persona che ha qualcosa di prezioso, è difficile riuscire a costruire questa fraternità. Allora questo dialogo è indispensabile proprio per gettare ponti, coinvolgere le persone, creare dei punti di contatto e, in modo particolare, non lasciare nessuno fuori. Nel dialogo, infatti, tutti vanno inclusi, soprattutto quelli che di solito vengono lasciati a margine. Anche questo è un altro tema fondamentale per Papa Francesco ma in questa enciclica non si tratta tanto di scoprire cose nuove, si tratta di essere invitati, incitati, spronati da Francesco, a mettere in pratica le cose che già conosciamo, a rischiare un dialogo, anche e soprattutto con le altre religioni.

06 ottobre 2020, 12:00