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Filoni a Pompei: chiediamo a Maria di essere nostra maestra

Si rinnova la tradizionale supplica alla Beata Vergine del Santo Rosario, recitata ogni anno la prima domenica di ottobre e l’8 maggio. Il Papa vi si è unito spiritualmente durante l'Angelus. A presiedere la celebrazione eucaristica il cardinale Filoni, che ha esortato a camminare nella fede imparando da Maria ad aprire il cuore alla carità

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

“Maria educa all’eternità, ci incoraggia ad alzare lo sguardo e il cuore verso Dio e ci insegna a pregare”: è quanto ha evidenziato il cardinale Fernando Filoni, Gran Maestro dell’Ordine del Santo Sepolcro, nell’omelia pronunciata a Pompei durante la Messa che ha preceduto la supplica alla Madonna del Rosario. Il porporato ha esortato i fedeli a chiedere alla Vergine “di continuare ad essere nostra Maestra e Madre, di tenerci nella sua casa accanto a Gesù”, quindi ha spiegato che “nel Rosario Maria si unisce alla nostra cadenzata preghiera, sostenendoci nelle afflizioni e nei mali che ci rattristano”. E al Rosario ha fatto riferimento anche Papa Francesco all’Angelus. Menzionando la Madonna di Pompei, il Pontefice ha invitato a rinnovare l’impegno di pregarlo. Con uno sguardo all’oggi, il cardinale Filoni, proseguendo l'omelia, ha ricordato, le guerre e le violenze fratricide che feriscono l’umanità rimarcando che la fame e le povertà “abbrutiscono e umiliano”. “Guardiamo alle famiglie divise e lacerate per sempre - ha proseguito -; e che dire della droga che uccide, del consumismo che annebbia la vista, delle tante malattie che ci fanno soffrire? La radice di tutte queste tristezze è nella finitezza umana, ancor più dolorosamente percepite lì dove manca il senso dell’eternità".

La guida di Maria per camminare nella fede

E invece, guidati dalla Madonna, ci si può affidare a Dio, da lei si impara come camminare nella fede. E venire a Pompei, poi, ha specificato il porporato, significa andare alla scuola di Maria “dove si apprende che cos’è la fede” e “si impara a pregare e a dilatare il cuore nella carità”.  “Pompei è anche una palestra che ci permette di uscire da una pigrizia spirituale e da una visione della vita arrotolata su sé stessa - ha affermato il cardinale Filoni -. Qui il respiro di Dio genera la pace interiore, rinnova la speranza, fa comprendere che la fede non è estranea alla storia della vita e a quella del mondo”. Il porporato ha detto anche che “il Regno di Dio ha bisogno di Maria, non può fare a meno di Lei” e che “con Lei la visione di ogni storia cambia”. Come cambiò quella di Cana di Galilea, dove, con il suo intervento risoluto, Maria salvò gli sposi dal grave disagio in cui si sarebbero venuti a trovare nel giorno più bello, rovinato da un’imperdonabile carenza di vino: ‘Qualsiasi cosa vi dica, fatela’ (Gv 2, 5), dirà Maria agli inservienti; e la storia di quella giovane coppia cambiò”.

La carità del santuario di Pompei

Infine il porporato ha ricordato le opere di carità del santuario di Pompei: la mensa per i poveri, gli asili per madri e bambini in difficoltà, i centri per il recupero dalle dipendenze e di accoglienza dei migranti. Il cardinale Filoni vi si è recato in visita sabato pomeriggio e, colpito dalla generosità e dalla testimonianza di tanti volontari, ha voluto ringraziare tutte quelle coppie che nelle case famiglia con il loro lavoro allargano l’evangelizzazione portando la carità. “La carità qui è poliedrica secondo l’intuizione del beato Bartolo Longo", di cui celebriamo il 5 ottobre "la ricorrenza liturgica e quest’anno il 40° anniversario della Beatificazione”, ha fatto presente nella sua omelia il cardinale Filoni, che ha infine invitato a pregare Maria perché “non venga meno nella Chiesa il dono dell’Eucaristia e il mistero della carità” e ad implorare “la misericordia e la pietà divina per le nazioni e il mondo intero afflitto da tanti mali”.

La supplica preghiera corale

Nel saluto rivolto al cardinale Filoni, l’arcivescovo prelato di Pompei, Tommaso Caputo, ha fatto notare che quest’anno la supplica alla Madonna di Pompei del mese di ottobre coincide con la festa di San Francesco e ha definito l’antica invocazione a Maria “una preghiera corale, che contiene in sé le domande e le richieste di tutti gli uomini e le donne di ogni tempo”, “una preghiera che unisce, al di là delle distanze, soprattutto in questo difficile presente che da alcuni mesi stiamo faticosamente vivendo”. Monsignor Caputo ha anche aggiunto che, durante il lockdown dei mesi scorsi dovuto all’emergenza coronavirus, la preghiera della Supplica, dai canali social del santuario, “ha legato in un’unica catena d’amore milioni di devoti della Vergine di Pompei sparsi in tutto il mondo”. “Ci ha fatto sentire davvero tutti fratelli - ha rimarcato l’arcivescovo prelato - così come ci esorta Papa Francesco, del quale oggi ricorre la festa onomastica e che, appena ieri, sulla tomba del Santo di Assisi, ha firmato l’Enciclica “Fratelli tutti”, sulla fraternità e l’amicizia sociale”.

Il beato Bartolo Longo e San Francesco

Per monsignor Caputo, infine, la coincidenza tra la festa di San Francesco e la supplica mette in luce il forte legame tra Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei, e il Poverello di Assisi. E a tal proposito ha voluto citare le significative parole di monsignor Francesco Saverio Toppi, arcivescovo prelato di Pompei negli anni ’90: “Bartolo Longo additava in Francesco la figura della carità, della fratellanza universale e della pace. Quanto si proponeva con le Opere caritative, era un ideale che gli veniva ispirato in modo particolare dalla spiritualità francescana. Questa si armonizzava in lui a meraviglia con la spiritualità domenicana in una sintesi perfetta e operosa”.

04 ottobre 2020, 12:30